Anche dal Ticino un NO chiaro all’iniziativa per la disdetta!

Ho ricevuto a casa l’altro giorno un giornale (chiamarlo volantino mi sembra riduttivo) del nostro grande partito nazionalista di destra (la cui sigla è stranamente «UDC»): ben 18 pagine, in italiano! E distribuito, mi dicono, in 4 milioni di copie. Avendo militato in gruppi e un partito per i quali è difficile ottenere la traduzione di poche pagine e distribuire un volantino (questi sì) di una pagina alle cittadine e ai cittadini, questo sfoggio di ricchezza e di spreco mi offende.

A parte il contenuto non nuovo e un po’ ripetitivo (ne parleremo) vale la pena di notare a pag. 14 che Norman Gobbi è citato tra i 26 Consiglieri di Stato UDC (chissà che cosa ne pensano le elettrici e gli elettori della Lega). A pag. 1 l’indicazione di partito è corretta (Lega-UDC), ma la firma come «Presidente del Consiglio di Stato» mi lascia perplesso: che mi sia sfuggita la presa di posizione del Governo a favore dell’iniziativa? Ma l’esempio vien dall’alto: a pag. 7 Ueli Maurer, scrive in qualità di Consigliere federale! Consiglio che, come il parlamento, si è espresso chiaramente contro l’iniziativa. Ebbene sì, ho letto tutte le 18 pagine! Inorridito per il cumulo di disinformazione proposta da tante persone, molte delle quali godevano della mia stima.

Nel merito: si citano i noti problemi, che in Ticino sono più gravi che nel resto della Svizzera. Specialmente il dumping salariale e i problemi del mondo del lavoro. In altre regione fanno più presa le autostrade intasate o i treni troppo pieni, detti «stress da densità elevata» («Dichtestress» in tedesco). E come risolverli? Con la disdetta della libera circolazione e poi di tutto il sistema degli accordi bilaterali con l’Unione europea

Almeno, a differenza dell’ambigua iniziativa del 2014, per la quali con il senno di poi si conferma che «dovremo rivotare», qui il concetto è chiaro (da leggere però nelle norme transitorie): «l’Accordo […] sulla libera circolazione delle persone deve cessare di essere in vigore entro dodici mesi»; e «se tale obiettivo non è raggiunto, nei 30 giorni successivi il Consiglio federale denuncia l’Accordo». Si parla di negoziati è vero, ma non si capisce su che cosa, visto che chiedono la cessazione della libera circolazione! E l’UE ha già fatto capire a un partner ben più importante come il Regno unito che sul quel punto la sua posizione è «o tutto o niente».

Quindi il 27 ottobre 2021 la Svizzera potrebbe finalmente «disciplinare autonomamente l’immigrazione degli stranieri» e uscire dal sistema di relazioni ordinate con l’UE, basato sugli accordi bilaterali. Sistema scelto dalle cittadine e dai cittadini e confermato più volte in votazioni popolari. Ma si crede veramente che, in nome della sovranità, l’economia Svizzera smetterà di chiedere l’importazione di forza lavoro, «limitando l’immigrazione»? E questo dovrebbe garantire il risanamento del mercato del lavoro e il miglioramento delle nostre infrastrutture? O non si provvederà piuttosto a eliminare le misure di accompagnamento a protezione dei lavoratori e delle lavoratrici, indipendentemente dalla nazionalità? I problemi citati non dipendono dagli accordi con Unione europea, che anzi garantiscono il nostro benessere, ma dalle nostre scelte politiche. Scelte che possiamo modificare, questo sì, sovranamente, votando leggi più efficaci a difesa di chi lavora e dell’ambiente.

In Ticino nel 2014 il 68% ha votato Sì alla prima iniziativa contro gli accordi con l’Unione europea, mentre in Svizzera è stato superato di poco il 50%. Ora le previsioni danno il Ticino come l’unico Cantone in cui l’iniziativa potrebbe avere successo… Affrontiamo con serietà i nostri problemi e mostriamo di condividere la politica europea della Svizzera, senza fidarci di slogan pericolosi! No.

Carlo Lepori, Deputato al Gran Consiglio e Membro di Comitato Numes
Articolo apparso sul Corriere del Ticino del 4 settembre