Comitato cantonale: com’è andata

Il 21 settembre 2016 dalle 20 alle 22.30 si è svolto a Bellinzona presso la Casa del Popolo un Comitato cantonale straordinario durante il quale si è discusso del “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” (manovra di rientro) (Messaggio n. 7184) e si è deciso il lancio di referendum.

I lavori sono stati aperti dal presidente del Comitato cantonale, Evaristo Roncelli, che ha proposto una riflessione sul modello di società che si sta imponendo: una società nella quale viene difeso il privilegio, una società alla quale è necessario opporsi.

Ivo Durisch, capogruppo in Gran Consiglio, dopo aver ringraziato tutte le persone che hanno contribuito all’analisi della manovra finanziaria, ha ripercorso l’iter del rapporto di minoranza. Durisch ha evidenziato l’approssimazione e l’improvvisazione delle altre forze politiche. Il piano finanziario ha visto un cambiamento di modalità di presentazione rispetto al quadriennio precedente: i dati vengono presentati in modo opaco e poco dettagliato. Così non si permette al cittadino di capire l’evoluzione delle finanze cantonali e le ragioni delle scelte politiche. Il Gruppo ha accettato la manovra da 185 milioni ma, non volendo rinunciare ai valori fondamentali, ha analizzato la manovra nel dettaglio per verificare che cosa potesse essere accettabile e che cosa no. Il Consiglio di Stato imputa le difficoltà economiche e la manovra alle contingenze e alle grosse voci di spesa arrivate dall’esterno: una diagnosi che per il Gruppo è semplicistica. Dall’analisi del Gruppo socialista emerge che le difficoltà economiche hanno iniziato a comparire a seguito dei mutamenti sociali a partire dagli anni ’80. Insomma, si trattava della fattura della crescita, ma all’inizio degli anni 2000 sono stati approvati pacchetti di sgravio fiscale assolutamente irresponsabili, per una perdita di circa 200 milioni all’anno. Del resto il Cantone non è stato inattivo sul fronte delle misure di razionalizzazione. Ebbene, anche queste misure sono state messe in discussione con un emendamento della maggioranza. Le misure presentate nel messaggio sulla manovra soffrono di una carenza di informazione: molte sono proposte in poche righe, lasciando una delega a scatola chiusa al Governo. Su alcune misure si è deciso di soprassedere su alcune misure comunque critiche per concentrarsi su alcune che si è deciso di portare in Commissione: 5 misure per 18 milioni. Le proposte di stralcio: la diminuzione del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi, l’abbassamento delle soglie della Laps (Legge armonizzata sulle prestazioni sociali), la misura che incideva sui servizi di assistenza e cura a domicilio, la Riloc con lo stralcio delle 120 giornate aggiuntive della disoccupazione e il contributo di livellamento e di perequazione finanziaria per le valli. Nel contempo, la richiesta di intervenire sulle alte fasce di reddito con le deduzioni per figli e le deduzioni assicurative. Naturalmente il Gruppo si è opposto anche alle misure aggiuntive, come la trasformazione in prestito del 30% delle borse di studio anche per i bachelor: una misura rimandata in Commissione della gestione. Il documento finale ha consentito anche di fornire spunti politici anche come Partito Socialista e come Gruppo, con approfondimenti sulla pianificazione ospedaliera e la questione perequativa cantonale. Nelle conclusioni, il Gruppo ha ipotizzato che la manovra sia pensata in funzione della RII3, con ulteriori sgravi per le persone giuridiche.

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli ha descritto la travagliata fase di elaborazione del pacchetto di misure. Il risultato finale ha un proprio equilibrio e presenta misure condivisibili, come la revisione delle stime immobiliari. Il problema era chiaramente in circa 25 milioni.

Igor Righini, presidente del PS Ticino, ha sottolineato come PLR, PPD e Lega operino per un modello di società neoliberista, un modello vecchio al servizio della libera impresa e non di tutti i cittadini e le cittadine. I partiti borghesi impartiscono anche una lezione di responsabilità. Viene meno il ruolo dello Stato di redistribuzione della ricchezza. Le misure della manovra non sono accettabili. Il PS Ticino non vuole giocare alla bottega, ma vuole una società equa e uno Stato che ne sia il garante. Una manovra equilibrata avrebbe dovuto ridurre gli sgravi fiscali ai ceti più abbienti. Invece questa manovra mette a repentaglio l’equità, la formazione, la giustizia. L’equilibrio sociale è in pericolo e per questo diventano importanti gli strumenti della democrazia diretta. Per questo propone il referendum contro la modifica della Laps e aderisce al referendum contro la diminuzione del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi e il referendum contro la diminuzione dei contributi per l’assistenza a domicilio. Il PS non accetta lezioni da chi è forte coi deboli e debole coi forti. La società dev’essere equa e responsabile. ma giusta. Perciò il Partito Socialista si batterà contro questa Destra e contro lo smantellamento dello Stato sociale.

Matteo Muschietti ha chiesto di far passare alla cassa le aziende e i redditi più elevati: chi ha i soldi deve contribuire a una società più umana. Ha quindi proposto un referendum totale contro la manovra e per un aumento del gettito fiscale. Il PS Ticino deve rivolgersi alla popolazione in modo chiaro e trasparente. Ivo Durisch ha replicato che il Gruppo ha valutato le opzioni, ma non è possibile fare un referendum su più leggi collegate, per cui si sarebbe trattato di lanciare una ventina di referendum, senza contare che alcune misure non sono nemmeno referendabili. Inoltre la legge tributaria deve essere rivista e in quel momento il PS dovrà capire quali sono le deduzioni da andare a toccare. Manuele Bertoli ha segnalato che due-tre mesi fa l’UDC e La Destra ha annunciato di voler modificare il freno all’indebitamento, intervenendo sulle spese, nel solco di un progetto già di Marina Masoni. Perciò il PS deve proporre una riflessione su un riequilibrio delle finanze più sano. Altra proposta di Ivo Durisch: chiedere un limite inferiore al moltiplicatore comunale. Werner Carobbio ha sottolineato la necessità di concentrarsi su alcuni temi forti e ha ricordato l’importanza di legarsi a un tema molto sentito come l’aumento dei premi di cassa malati. Ha inoltre ribadito la necessità di focalizzarsi sulle contraddizioni e le responsabilità dei partiti di Destra. Ivo Durisch ha confermato soprattutto le responsabilità dei liberali.

Sull’abbassamento delle soglie Laps, Martino Rossi ha compiuto uno sforzo per presentare in modo semplice una misura complicata da capire. Infiniti ritocchi hanno reso illeggibile una legge che inizialmente aveva lo scopo di semplificare le regole. La manovra dà un colpo duro a questo strumento per aiutare le fasce sociali con reddito medio-basso. L’abbassamento delle soglie di intervento prevede che scendano i limiti di reddito al di sotto dei quali le prestazioni sociali vengono erogate. Eppure le soglie attuali non sono poi così generose. Inoltre il divario con le prestazioni complementari si è ampliato nel tempo, benché la legge prevedesse che le prestazioni si adeguassero, ma questo adeguamento non è stato fatto. La manovra prevede tagli brutali per le famiglie numerose di reddito modesto, in totale contrasto con lo sbandierato sostegno alle famiglie da parte per esempio del PPD. In conclusione, questa revisione della soglia della Laps dev’essere respinta, perché penalizza le famiglie di reddito modesto e avvicina la politica familiare alla politica di assistenza e scardina l’armonizzazione delle prestazioni sociali. Ivo Durisch ha aggiunto che le soglie vengono usate anche per l’assegnazione dei sussidi di cassa malati. In conclusione, il Comitato cantonale ha accettato di lanciare il referendum.

Sulla modifica alla Legge sull’assistenza e cura a domicilio Pelin Kandemir Bordoli ha spiegato che scopo della manovra è far pagare un contributo alle persone che usufruiscono di un aiuto domiciliare. Una misura che è in controtendenza alla politica di favorire la permanenza a casa propria delle persone anziane. Non solo: complica il sistema e crea un onere burocratico-amministrativo. Ma c’è soprattutto un problema di differenza fra il servizio pubblico e il servizio privato: il primo sarebbe penalizzato perché dovrebbe chiedere il contributo, mentre quello commerciale no, oltretutto con la possibilità di selezionare i propri utenti, privilegiando quelli “migliori” da un punto di vista del profitto. Si crea così una distorsione del sistema. La misura è momentaneamente congelata, ma entrerà in vigore nel 2019 e nel frattempo i servizi vengono invitati a risparmiare 2,5 milioni. Se non ci sarà questo risparmio, la misura entrerà in vigore. Il rischio è quello di un’ulteriore penalizzazione del personale, con tagli che metteranno a rischio gli stessi servizi. Questa misura, come già tentato con la pianificazione ospedaliera, sembra ancora una volta voler favorire il privato e penalizzare il pubblico. Kandemir Bordoli ha chiesto di sostenere il referendum che verrà lanciato. Il Comitato cantonale ha approvato.

La modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria mira a ridurre da 4 a 3 unità i giudici dei provvedimenti coercitivi. In questo modo vengono intaccate la garanzie offerte alle persone accusate. La proposta di inserire un giurista supplementare non risolve il problema, poiché era già stata richiesta per smaltire alcuni arretrati. La misura è stata proposta senza consultare la magistratura. Perciò la VPOD ha deciso di lanciare il referendum contro questo pericoloso attacco al sistema giudiziario e al servizio pubblico in generale. Il Comitato cantonale ha approvato il sostegno al referendum.

Infine Evaristo Roncelli ha chiesto di formalizzare la proposta di Manuele Bertoli di delegare alla Direzione per valutare delle iniziative sulle questioni fiscali e finanziarie. Dopo gli interventi di Pelin Kandemir Bordoli, dello stesso Manuele Bertoli, di Martino Rossi, di Ivo Durisch e di Evaristo Roncelli, il Comitato cantonale ha approvato all’unanimità.