Comitato cantonale: com’è andata

20160827comitatocantonale

All’ordine del giorno del Comitato cantonale di sabato 27 agosto, tenutosi presso la Casa del Popolo a Bellinzona, c’erano i temi in votazione il 25 settembre: AVSplus, economia verde, Legge sulle attività informative, iniziative popolari “Prima i nostri” e “Basta con il dumping salariale in Ticino!”.

Il presidente del Comitato, Evaristo Roncelli, ha esordito con un invito alla solidarietà verso le popolazioni colpite dal terremoto in Italia centrale, ricordando pure che è ancora aperta la raccolta delle firme contro la Riforma dell’imposizione delle imprese 3. Ha poi aperto i lavori del Comitato Igor Righini, presidente del PS Ticino. Righini ha ricordato come il bene della collettività sia al centro delle preoccupazioni del Partito, che perciò intende difendere il servizio pubblico, la ridistribuzione equa del lavoro e del reddito, le prestazioni sociali, la formazione di qualità, la sanità pubblica. Smantellare questi pilastri accentua le differenze sociali, l’esclusione e la povertà. Per questo bisogna sostenere AVSplus. Inoltre il PS si batte per salari dignitosi e contro il dumping, difendendo le persone escluse dal mercato del lavoro o sofferenti per la precarietà. In questo aiuterebbe di sicuro un’economia ad alto valore aggiunto, come quella immaginata dall’iniziativa per un’economia verde. Le risorse non devono essere sottratte allo Stato, perciò Righini ha ribadito l’opposizione alla manovra, che va a tagliare sulla socialità, mentre bisogna cercare i mezzi dove esistono. Per esempio dall’autodenuncia fiscale sono emersi quasi 25 miliardi di franchi. Quindi le risorse per la socialità e la formazione ci sono. Per le stesse ragioni, ossia per non togliere risorse alla collettività, il PS si oppone anche alla RII3, contro la quale il PS ha lanciato un referendum. Inoltre alle persone in difficoltà non servono proclami inutili, come “Prima i nostri!”, ma salari dignitosi e una difesa dalla precarietà. Il PS ribadisce il suo impegno per tutta la popolazione senza discriminazione, per un progetto di società equo, da realizzare nell’interesse del bene comune, difendendo lo Stato di diritto. Dunque bisogna affrontare con attenzione anche il fenomeno della migrazione e dei rifugiati. Il PS rifiuta una visione egoista della società: l’impegno per i migranti non esclude la difesa di chi vive in Svizzera. Per questo il Partito veglierà affinché le nostre leggi siano rispettate e per questo le delegazioni del PS si sono recate a Chiasso e a Como: per conoscere, valutare e proporre soluzioni pertinenti, considerando le esigenze dei rifugiati e delle guardie di confine. Il PS non vuole aprire le frontiere in modo incondizionato ma nemmeno costruire un muro sul confine, ma solo l’applicazione delle leggi così come volute dal popolo e il rispetto dei diritti e delle tradizioni svizzere, fra le quali proprio quella umanitaria.
Manuele Bertoli ha ribadito la necessità di più incontri fra autorità, rappresentanze e guardie di confine per capire che cosa succede alla frontiera. Dal Governo è uscita una serie di indicazioni. Il dibattito a livello federale dev’essere ancora approfondito, specie sulle modalità di richiesta di asilo e le possibilità linguistiche all’atto della richiesta. Marina Carobbio Guscetti ha ricordato la grande solidarietà espressa anche in Ticino. La consigliera nazionale ha ribadito l’importanza della visita sul posto da parte della delegazione dei parlamentari federali, per vedere come si svolge il difficile lavoro delle guardie di frontiera. A seguito della visita si sono svolti incontri con Simonetta Sommaruga e Ueli Maurer, durante i quali sono stati evidenziati gli elementi problematici della procedura di richiesta di asilo. La delegazione ha sottoposto anche delle richieste: per esempio la disponibilità di traduttori e di giuristi sia per i migranti sia per le guardie di frontiera. Marina Carobbio Guscetti ha pure rilevato l’incoerenza della politica che taglia i mezzi per l’aiuto allo sviluppo e nel contempo rifiuta i migranti con la scusa di aiutarli a casa loro. Lisa Bosia Mirra ha proposto la propria testimonianza sull’esperienza di aiuto ai migranti a Como: in gran parte eritrei ed etiopi, deprivati e reduci da un drammatico viaggio nel corso del quale subiscono drammi e violenze. Infine Lara Robbiani Tognina ha descritto il proprio lavoro dietro le quinte per la raccolta di indumenti per le emergenze distribuiti a Como, grazie al quale può confermare l’esistenza di una grande attività e sensibilità in Ticino.

Approvati i verbali delle ultime due sedute, il Comitato è proseguito con la discussione dei temi in votazione.

L’iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino!” è stata presentata da Alberto Casari. L’iniziativa chiede la presentazione della notifica delle assunzioni, il rafforzamento dell’Ispettorato del lavoro, l’allestimento di una statistica sui salari in Ticino. Ivo Durisch ha presentato la posizione del Gruppo in Gran Consiglio e il controprogetto: il dumping è innegabile e l’iniziativa viene sostenuta, ma il Parlamento non ha trovato una maggioranza e si è riusciti a trovare un controprogetto che ha comunque degli aspetti positivi e offre una soluzione condivisa in modo più ampio. Senza l’appoggio del PS, la maggioranza in Gran Consiglio non ci sarebbe stata. Non è vero che il Partito ha scaricato l’iniziativa, ma in Parlamento è possibile votare solo l’iniziativa o il controprogetto, ma non entrambi: questo spiega perché il Gruppo ha respinto il rapporto a favore dell’iniziativa. Rispetto all’iniziativa, il controprogetto è un po’ più debole, poiché non prevede la banca dati e condivide con le Commissioni paritetiche l’onere degli ispettori. La questione della possibilità per il Gruppo di votare l’iniziativa o il controprogetto ma non entrambi è stata oggetto di discussione da parte del Comitato. Le indicazioni di voto della Direzione sono state: Sì all’iniziativa, Sì al controprogetto e preferenza all’iniziativa per la domanda eventuale. Il Comitato ha accolto a maggioranza le indicazioni della Direzione.

L’iniziativa “Prima i nostri!” è stata presentata da un dibattito fra il segretario di Unia Enrico Borelli e il deputato democentrista in Gran Consiglio Tiziano Galeazzi. Galeazzi ha esordito ammettendo il problema del dumping salariale e ha invocato una sorta di Santa alleanza intorno all’iniziativa “Prima i nostri!”, perché inserisce con chiarezza la preferenza ai residenti nelle assunzioni: con questo mercato del lavoro è impensabile che i ticinesi siano competitivi sul mercato del lavoro senza una clausola che li favorisca. Enrico Borelli ha esemplificato le enormi difficoltà con le quali sono confrontati i lavoratori e le lavoratrici. Il dumping salariale è dilagante, i salari scendono, gli abusi si estendono, viene forzata la concorrenza fra i lavoratori, i diritti vengono erosi, le condizioni materiali peggiorano, il diritto è sempre più incerto. Questa situazione è figlia di 25 anni di politiche neoliberali. Di conseguenza, non “prima i nostri” ma “prima chi lavora”. Perciò l’iniziativa è pericolosa e subdola, un’operazione di pura cosmesi che non risolve i problemi ma divide le persone che lavorano e rafforza l’idea che siano i frontalieri i responsabili di questa situazione degenerata. Che fare? Bisogna piuttosto rafforzare la legislazione del lavoro, che in Svizzera è la più debole in tutta Europa, per esempio introducendo i salari minimi, i contratti collettivi, i controlli per reprimere gli abusi e rafforzando le tutele dei rappresentanti sindacali. Deve cambiare radicalmente il paradigma. Galeazzi ha ribadito che il datore di lavoro sarà obbligato a notificare lo stipendio e di conseguenza il dumping emergerà. “Ma il lavoro è scollegato dai diritti, e non per colpa dei frontalieri”, ha concluso Borelli, che ha invitato a respingere sia l’iniziativa sia il controprogetto. Marina Carobbio Guscetti ha chiesto a Galeazzi quale sarà la sua posizione nell’ambito del suo partito quando si tratterà di difendere le misure di accompagnamento. Manuele Bertoli ha sottolineato a propria volta l’incoerenza dell’UDC, che si oppone a tutte le azioni contro l’aumento degli affitti e dei premi di cassa malati e ha sottolineato come l’iniziativa  possa essere applicata solo all’Amministrazione cantonale: di fatto, non risolverà alcun problema nell’economia privata. Per quanto riguarda la scuola, dove il lavoratore indigeno non c’è, il fatto può essere causato dalla mancanza di richiesta di alcune professioni. Momi Modenato ha ribadito che il problema sta nella forza eccessiva del padronato.
Sul controprogetto ha preso la parola Ivo Durisch, che lo ha contestualizzato presentando le discussioni in Commissione del Gran Consiglio, dalle quali è emerso il controprogetto. A giudizio del Gruppo, sia l’iniziativa sia il controprogetto sono poco applicabili. Unico vantaggio del controprogetto sono i toni e l’inserimento della protezione del mercato del lavoro nella Costituzione. In sostanza, per quanto smussato, il controprogetto va respinto. In realtà bisogna andare a colpire le debolezze del mercato e della legislazione del lavoro.
Nella discussione Raoul Ghisletta ha sottolineato come la votazione sia soprattutto politica: l’UDC cerca di far passare in Ticino una legge che poi cercherà di estendere a tutti i Cantoni. Nel controprogetto è stato inserito il salario d’uso: un elemento importante per tutelare efficacemente le professioni dei ceti medi. Marina Carobbio Guscetti ha espresso la propria contrarietà al controprogetto, perché emerge dal “progetto Ambühl”, che ignora le misure di accompagnamento concrete di difesa contro il dumping.
Le indicazioni di voto della Direzione sono state: No all’iniziativa, No al controprogetto e preferenza al controprogetto per la domanda eventuale. Il Comitato ha accolto a maggioranza le indicazioni della Direzione.

Su AVSplus ha preso la parola Marina Carobbio Guscetti, che ha presentato tutti gli argomenti a favore dell’iniziativa e il suo legame con il progetto Previdenza vecchiaia 2020. Se si vogliono rafforzare le pensioni, bisogna agire soprattutto sull’AVS, che è l’assicurazione più sociale. Pietro Martinelli ha sottolineato come il rafforzamento parlamentare della Destra richieda il ricorso alla volontà popolare. Questa iniziativa è squisitamente politica e tocca un ruolo squisitamente politico dello Stato. L’AVS è un trasferimento diretto del reddito da chi possiede di più a chi ha di meno: un prezioso meccanismo di ridistribuzione della ricchezza. Specie considerando l’attuale debolezza del 2. pilastro. Oltretutto essendo la Svizzera il Paese con il tasso di fiscalità più basso del mondo, fatta eccezione per gli Stati Uniti, che però hanno un debito molto più grande di quello svizzero.
Di conseguenza è indispensabile votare Sì ad AVSplus, come suggerito dalla Direzione. Il Comitato cantonale ha votato a favore del Sì.

Sulla nuova Legge sulle attività informative Angelo Mordasini ha esposto le ragioni del No. La nuova legge è conseguenza dell’11 settembre e delle esigenze securitarie che ne sono seguite, con un controllo capillare delle comunicazioni e un elevato pericolo per la privacy. La Svizzera ha già dovuto affrontare gli scandali delle schedature nel 1989 e nel 2010. In questo quadro è estremamente pericoloso il rafforzamento del potere di controllo da parte degli apparati dello Stato. Pericoloso e inutile, perché nei Paesi in cui l’apparato è stato rafforzato la sicurezza non è aumentata. Perciò è necessario votare No alla LAIn, come suggerito dalla Direzione. Il Comitato cantonale ha accolto questa indicazione.

Sull’economia verde ha preso la parola anzitutto Igor Righini, che ha presentato l’iniziativa e ne ha sottolineato l’importanza e l’attualità: noi consumiamo 3 volte più di quanto possiamo rigenerare. Ma cambiare questo trend non significa necessariamente compiere delle rinunce. Françoise Gehring ha presentato la votazione dal profilo sindacale: non ci sono impieghi su un pianeta morto. In passato gli interessi sindacali e ambientali erano in conflitto, ma oggi anche il sindacato è chiamato ad assumersi una responsabilità ambientale. La gestione ambientale dei sindacati è una priorità, perché chi lavora è anche un cittadino abitante del pianeta. Perciò Gehring ha invitato a seguire l’indicazione della Direzione e a votare Sì all’iniziativa. Il Comitato cantonale ha approvato.

Dopo una breve comunicazione sulla Festa Rossa e su altri eventi e un invito a partecipare alla manifestazione a Berna del 10 settembre, Evaristo Roncelli ha chiuso i lavori del Comitato cantonale.