Rossi, Verdi e quelle analisi elettorali fuorvianti – di Nenad Stojanovic* – 4.11.2011
Fare un’analisi a caldo dei risultati di un’elezione è sempre un esercizio azzardato. Propongo quindi al lettore interessato una valutazione – spero pacata e oggettiva – solo ora, a due settimane dalle elezioni al Consiglio nazionale. Desidero in particolare reagire ad alcune osservazioni, a mio avviso fuorvianti, formulate dal leader dei Verdi ticinesi (in particolare nel suo contributo «I Verdi ticinesi confermano la loro crescita», disponibile su www.savoia.ch).Chi ha vinto e chi ha perso?Alle elezioni per il Consiglio nazionale del 2011 il Partito socialista (PS) aveva due obiettivi: riconfermare l’unica candidata uscente (Marina Carobbio) e ottenere un secondo seggio (finora occupato da Fabio Pedrina). Il primo obiettivo è stato raggiunto, il secondo no. L’obiettivo unico dei Verdi era invece di ottenere un seggio al Nazionale con la candidata di punta Greta Gysin. Qual è il risultato? Il PS ha ottenuto un seggio e i Verdi nessuno. Quindi per entrambi i partiti l’esito dell’elezione corrisponde a un “-1” rispetto agli obiettivi che si erano prefissati. L’unica differenza, importante, è che al PS sono mancate 371 schede “secche” (una scheda = otto voti) per ottenere due seggi, mentre i Verdi erano lontani 2531 schede da questo obiettivo. Ciò corrisponde rispettivamente allo 0,33 e il 2,26% di tutte le schede valide. Un calcolo alternativo sarebbe di vedere quanto queste schede mancanti rappresentano in relazione alle schede ottenute dai due partiti: nel caso del PS si tratta del 2,1% (371 su 17346 schede targate “PS”), mentre per i Verdi si tratta del 42,4% (2531 su 5969 schede). Affermare, perciò, come fa il coordinatore dei Verdi (vedi CdT, 24.10.2011), che i Verdi avrebbero conseguito un risultato «eccellente», mentre quello del PS sarebbe stato «insufficiente» rappresenta una manovra retorica volutamente fuorviante. Entrambi i partiti hanno infatti mancato l’obiettivo che si erano prefissati. A perderci, semmai, è la protezione dell’ambiente, visto che ora quel seggio è occupato dalla leghista Pantani, nonostante lei avesse preso meno voti sia della prima arrivata sulla lista dei Verdi, sia del secondo della lista PS, che alla fine non sono eletti.La congiunzione avrebbe beneficiato solo al PS?Il secondo elemento dell’analisi del leader dei Verdi consiste nell’affermare che «in caso di congiunzione Greta Gysin non sarebbe andata a Berna, ma ci sarebbe andato Raoul Ghisletta, il cui contributo all’affossamento della nostra iniziativa contro il carbone è ben fresco nelle nostre menti». Questa manovra serve, forse, per calmare la propria base, ma anch’essa è volutamente fuorviante almeno per due motivi. Primo, è del tutto pacifico che in caso di congiunzione delle liste fra PS e Verdi i due partiti non avrebbero preso il numero di voti che hanno ottenuto in assenza della congiunzione. In particolare, non vi è alcun dubbio che i Verdi avrebbero conseguito un risultato migliore. Ci sono infatti degli elettori che votano in modo strategico, ovvero per i partiti che si situano al secondo o terzo posto in ordine delle loro preferenze, quando presuppongono che la loro prima preferenza non abbia delle chance di passare. Quanto importante sia questo voto strategico lo dimostrano i risultati delle elezioni cantonali del 2011. I Verdi hanno ottenuto 7838 schede nell’elezione del Gran Consiglio ma solo 6146 per il Consiglio di Stato (-1692, ossia il 21,6%). Il Partito socialista, invece, ha ottenuto 15711 schede nel primo caso e 17646 nel secondo (+1935, ossia il 12,3%). Ecco perché è del tutto ovvio che nell’elezione del Consiglio nazionale una parte degli elettori Verdi ha votato la scheda PS perché pensava – e i risultati gli hanno dato ragione – che per fermare l’avanzata di Lega-UDC era più opportuno votare per il PS. In caso di congiunzione di liste questi stessi elettori avrebbero però votato per i Verdi. Dati alla mano, bastava che 1124 di coloro che hanno votato la scheda “secca” del PS optassero per la scheda dei Verdi affinché, in caso di congiunzione, Greta Gysin fosse eletta. Si tratta quindi di un numero ben inferiore agli elettori che in aprile hanno optato per la lista del PS per il Consiglio di Stato e per la lista dei Verdi per il Gran Consiglio.Certo, è possibile che con la loro decisione di non congiungere la lista con il PS i Verdi abbiano attirato qualche elettore in più che, in caso di congiunzione, non li avrebbe votati. Ma questo, semmai, va attribuito al tipo di retorica per la quale la dirigenza dei Verdi ha volutamente optato quando, a partire dagli inizi di quest’anno, commentava pubblicamente l’opportunità di una congiunzione. Se, invece di presentarla come un atto di «sudditanza politica» (cito sempre Savoia) nei confronti del PS, l’avessero descritta per quello che è – uno strumento tecnico che il sistema elettorale permette proprio per venire incontro ai partiti minori, ossia per evitare che i loro voti vadano persi, e che può, ma non deve, implicare un’alleanza politica –, i potenziali elettori Verdi ostili al PS non avrebbero avuto problemi ad accettarla. Qualche esempio: nel 2000 il PS e il PPD si presentarono con liste congiunte all’elezione del Municipio di Lugano, con l’unico scopo di prevenire l’egemonia del PLR e quindi senza alcuna intesa programmatica. In effetti, alla fine hanno ottenuto, ciascuno, un seggio, mentre senza la congiunzione il PLR avrebbe avuto quattro seggi su cinque (il quinto l’ha avuto la Lega). Un altro esempio recente: nei Grigioni il PS ha fatto la congiunzione non solo con i Verdi ma anche con i Verdi liberali. Il risultato è che alla fine è stato eletto un PS ma anche un Verde liberale (al posto di un PLR). Manifestamente la scelta dei Verdi liberali grigionesi di congiungere la lista con il PS non ha spaventato il loro elettorato e non è stata vissuta come un atto di «sudditanza politica». Con quale logica si può sostenere che in Ticino le cose sarebbero andate diversamente?Secondo, è innegabile che il sostegno di Raoul Ghisletta al fronte pro-carbone ha creato al PS qualche problema per quanto riguarda la sua credibilità quale partito ambientalista, anche se giova ricordare che tutto il gruppo parlamentare del PS (meno uno) ha sostenuto l’iniziativa contro il carbone, così come la quasi totalità (meno due) del Comitato cantonale. Comunque sia: se questo fosse stato il principale ostacolo per i Verdi, bastava che la loro dirigenza proponesse la congiunzione al momento in cui il Comitato cantonale del PS, il 18 maggio, aveva optato per una lista senza Ghisletta e questo, vale la pena di sottolinearlo, in assenza di una richiesta o una pressione in tal senso proveniente dai Verdi. In tale ipotesi al secondo e al terzo posto della lista PS si sarebbero piazzati due socialisti dal chiaro profilo ambientalista (ossia il sottoscritto e Carlo Lepori, senza dimenticare che anche Marina Carobbio ha sempre votato in favore dell’ecologia). In altre parole, anche qualora i Verdi non fossero riusciti ad eleggere Greta Gysin nel quadro di una congiunzione con il PS, il loro elettorato poteva almeno avere garanzie ragionevoli che il secondo seggio sarebbe comunque andato a un ambientalista. Ma, in realtà, sappiamo che per la dirigenza dei Verdi non è stato il «caso Ghisletta» il motivo per rifiutare la congiunzione. Tutto ciò implica quindi che non è corretto affermare oggi che «tanto, in caso di congiunzione, sarebbe andato a Berna Raoul Ghisletta».Con le congiunzioni i Verdi sono sempre perdenti?Per giustificare la loro scelta i Verdi ticinesi fanno anche riferimento ai risultati a livello nazionale. «Se infatti sia i Verdi sia il PS hanno perso voti a livello nazionale – scrive ancora Savoia – i Verdi lasciano sul campo cinque seggi, i socialisti ne guadagnano tre. Il saldo, per il cosiddetto ‘fronte rosso verde’ è come si vede negativo». Questo è in parte vero, ma è fuorviante per almeno due aspetti. Primo, anche laddove i Verdi non hanno congiunto le liste con il PS (Ticino e Argovia), essi non sono usciti come vincitori. Nel Canton Argovia hanno confermato il loro unico seggio su 15, mentre ambivano almeno a due, e questo in un Cantone assai meno ostile al campo rosso-verde rispetto al Ticino, a tal punto che la candidata del PS al Consiglio degli Stati, Pascale Bruderer, è stata eletta già al primo turno con il sistema maggioritario! Secondo, si sottace che nelle elezioni passate si è assistito alla situazione inversa: la congiunzione ha permesso ai Verdi di guadagnare seggi a scapito del PS: nel 2007 il PS ha infatti perso nove seggi rispetto al 2003 (passando da 52 a 43), mentre i Verdi ne hanno ottenuti sette in più (passando da 13 a 20).ConclusioneHo voluto offrire al lettore interessato un’analisi pacata e, nei limiti del possibile, oggettiva dei risultati elettorali del PS e dei Verdi in queste elezioni. Non ho scritto che la mancata congiunzione è solo e esclusivamente colpa dei Verdi, né che il PS non avrebbe potuto fare meglio e di più in queste elezioni (anche se il suo risultato è stato buono, superando le aspettative). Per di più, durante la campagna elettorale ho a più riprese espresso l’auspicio di vedere eletti due socialisti e una Verde. E sono pure grato a elettori Verdi che hanno dato qualche voto preferenziale anche ai socialisti ambientalisti.Ciò detto, non possiamo accettare un’interpretazione dei risultati elettorali basata su affermazioni fuorvianti che intenzionalmente cercano di confondere il lettore-elettore. Rimango dell’idea che vi siano molti aspetti che uniscono i socialisti e i Verdi e che nei prossimi anni possiamo realizzare, insieme, tanti progetti politici in favore dell’ambiente. Tuttavia, va da sé che ciò non sarà facile se l’obiettivo primario di una parte della dirigenza dei Verdi rimarrà quello di indebolire il PS invece di combattere insieme la deriva nazional-conservatrice, e anti-ambientalista, del mondo politico ticinese. I tentativi goffi e mal riusciti di nuocere al PS (vedi manifestazione Verdi-Lega sulla cassa malati, nello stesso giorno in cui il PS era impegnato nella raccolta firme per l’iniziativa popolare per la cassa malati unica), nonché la collaborazione attiva del coordinatore dei Verdi con Giuliano Bignasca (vedi articoli che i due hanno pubblicato insieme sul Mattino), non promettono, purtroppo, nulla di buono. Sono anche convinto che tali azioni hanno svantaggiato in primo luogo gli stessi Verdi in queste elezioni. Ma questa è un’analisi che spetta ai Verdi e non ai socialisti, ci mancherebbe. A noi non rimane altro se non di affermare, come si suol dire in queste occasioni, che la speranza è l’ultima a morire.
*Nenad Stojanovic, politologo e granconsigliere PS