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2013

Discorso di Saverio Lurati per il 1. maggio

Ineguaglianze e nababbi - SI all’iniziativa 1:12.

Sono sempre i soliti profittatori senza scrupoli a riempirsi le tasche, mentre le differenze salariali tra l’alto e il basso della scala non fanno che aumentare e attualmente sono di 1 a 93. Solo 30 anni fa era di 1 a 6, mentre nel 1988 era di 1 a 14.
Per capirci: a Vasella basta lavorare mezza giornata per guadagnare lo stipendio annuale di un suo collaboratore. Ma Vasella e tutta una ridda di manager bancari non sono i soli a riempirsi le tasche, infatti un’élite autoproclamatasi di profittatori, personaggi che pescano a piene mani nel mercato puro e duro continua ad arricchirsi e a riempirsi le tasche grazie ad un sistema self- service di costruirsi lo stipendio.
A metà e in basso alla scala, invece, i redditi sono sempre più sotto pressione al punto tale che i lavoratori in possesso di un’certificato di capacità hanno visto i loro salari addirittura diminuire. Un vero e proprio attacco al sistema duale di formazione, che grazie all’apprendistato ha permesso di costruire e arricchire il nostro Paese. E, come se non fosse abbastanza, nel nostro cantone le differenze sono ancora più grandi e le donne ulteriormente penalizzate.
Le esternalizzazioni e le privatizzazioni, infine, come una ciliegina sulla torta, contribuiscono a chiudere il cerchio, spingendo nella precarietà migliaia di persone. E mentre in alto si nuota nei superprofitti, nel mezzo e in basso, ovviamente, si continua a tirare la cinghia.   
È più che ora che le cose cambino! È indispensabile adottare delle contromisure e noi abbiamo  una risposta efficace: l’iniziativa 1-12  che vuole plafonare i salari dei manager al massimo a 12 volte quelli dei propri collaboratori meno retribuiti e questo principio andrà applicato con ancora maggiore attenzione ai salari femminili donne.



Stop al dumping salariale – è indispensabile adottare nuove protezioni e una responsabilità solidale più efficace – Si all’iniziativa sui salari minimi

 La pressione sui salari è massicciamente aumentata, in quasi tutti i settori il portafoglio ordinazioni è colmo e i prezzi sono elevati, ciò nonostante  l’imprenditoria locale e importata si è data allo strozzinaggio. Approfittando della gigantesca crisi occupazionale che sta attanagliando tutta l’Europa, gran parte del padronato ha ingaggiato una corsa senza scrupoli per ottenere il record sul salario più basso corrisposto. Assistiamo così ad azioni di strozzinaggio puro e semplice che niente hanno a che vedere con il riconoscimento del valore del lavoro. E ciò accade ancor di più in presenza di lavoratori distaccati. Coloro che, per inciso, nulla hanno a che vedere con la clausola di salvaguardia. Per questo motivo noi ci stiamo battendo affinché la responsabilità solidale diventi la regola per tutte le imprese che subappaltano milioni di franchi di lavoro. Chi fa da prestanome o peggio da intermediario e assume dei lavori per subappaltarli deve rispondere fino in fondo anche se e proprio perché, quei lavori non li ha eseguiti lui.
Ma tutto ciò non è sufficiente. Diventa pertanto sempre più urgente introdurre un salario minimo obbligatorio di 4000 franchi al mese o 22 franchi l’ora per tutti. Solo così, in Svizzera, oltre 400'000 persone, per tre quarti donne, potrebbero disporre di quanto è necessario per vivere. E tra di loro, purtroppo, una parte importante risiede nel nostro cantone.
 
L’occupazione residente va difesa- basta precariato privato e di Stato – sosteniamo i redditi dei salariati e dei pensionati e difendiamo la loro salute e la loro dignità

È impensabile garantire un futuro ai nostri figli se si continua a sostituire lavoratori residenti con lavoratori provenienti dai più disparati Paesi, costringendoli a prestazioni remunerate indecentemente. La moralità e l’etica devono avere il sopravvento, dobbiamo quindi sbarazzarci di quella parte di imprenditoria parassitaria  che non deve più godere del diritto di cittadinanza dalle nostre parti . Se l’imprenditoria locale e importata vogliono continuare a beneficiare della coesione sociale e delle prestazioni dello Stato, oltre che di infrastrutture di prim’ordine, elementi che hanno generato redditività elevata e rendite di posizione invidiabili, dovranno darsi da fare per comprimere al massimo la disoccupazione. Ma lo Stato, il nostro, e i politici che predicano l’austerità, dovranno togliere la maschera. Sì perché a colpi di esternalizzazione e di privatizzazione si cancella l’occupazione dignitosamente retribuita per spalancare le porte al precariato e all’aumento di personale non residente.
Ogni giorno in Svizzera migliaia di lavoratori precari, senza un salario decente e privi di tutele fondamentali, faticano a costruirsi un futuro e migliaia di pensionati non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, mentre centinaia di approfittatori  si arricchiscono e vivono da nababbi. È ora di dire basta alla disparità di trattamento fra lavoratori interinali, distaccati, con permessi di breve durata, ecc… e quelli assunti a tempo indeterminato. È ora che la Svizzera adotti misure urgenti per combattere il precariato e il dumping salariale e sociale. Costringiamo i politici a risolvere questa emergenza se veramente vogliamo evitare una lotta tra poveri!
Ridiamo dignità e valore al lavoro ed espelliamo dall’area imprenditoriale tutti coloro che, privi di scrupoli si approfittano della situazione giocando con la salute e calpestando tutte le più elementari norme di sicurezza sui posti di lavoro.
Ma anche i pensionati, coloro che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione della Svizzera, così come attualmente la conosciamo, devono poter contare su redditi migliori. Il nostro patto intergenerazionale più importante, l’AVS, deve essere rafforzato e con l’iniziativa AVS plus anche i redditi medio/bassi potranno beneficiare di un adeguamento importante che permetterà loro di vivere in maniera più dignitosa, come d’altronde previsto dalla nostra Costituzione federale. La raccolta firme è a buon punto e se, come ci siamo ripromessi, raggiungeremo le 100'000 firme in tre mesi, anche questo obiettivo sarà più vicino.   

Riprendiamoci il futuro: viva il 1° maggio

Questo è il nostro primo maggio! Un momento di riflessione ma soprattutto un momento in cui, come quando si fa una passeggiata in montagna, si respira a pieni polmoni e si fa il pieno di energia per affrontare le sfide che troppo spesso abbiamo affrontate da soli e che, invece, dobbiamo imparare ad affrontare in modo collettivo. Il primo maggio è un momento magico per il sindacato, il momento in cui, coalizzando i sentimenti dei propri aderenti, riesce ad esprimere il massimo della solidarietà. Il momento in cui, anche in clima di indignazione, riesce ad esprimere un sentimento di positività rispetto alle difficoltà del momento.

Una positività che viene dalla consapevolezza che se poco più un centinaio di anni fa un manipolo di lavoratori non avesse preso in mano il proprio destino, oggi saremmo probabilmente ancora al limite del baratro della schiavitù. Una positività che viene pure dalla convinzione che le conquiste non sono eterne e che, se non ci si batte in continuazione così come le abbiamo ottenute possiamo perderle in ogni momento.

Quindi guardiamo avanti, a testa alta, tutti assieme con convinzione, e prendiamo in mano il nostro avvenire e quello dei nostri figli! Diamo speranza e voglia di lottare a tutti coloro che finora hanno sempre chinato il capo ed aiutiamoli ad assumere le loro responsabilità. Battiamoci per una società migliore meno legata ai valori del denaro, più solidale e sociale. Solo lottando in maniera unitaria i lavoratoti e le lavoratrici potranno impedire un ulteriore degrado sociale e riusciranno a recuperare la loro dignità quotidianamente calpestata. Il 1° maggio serve a ricordare a tutti i salariati che la lotta non è mai finita e che chi si ferma può solo rimanere indietro!

Uniti siamo e saremo sempre più forti!                        
   



Lettera aperta di Saverio Lurati a Sergio Savoia

Caro Sergio
Ho scelto questa modalità di risposta perché mi permette di esprimermi in maniera più diretta e meno ufficiale e visto che non utilizzo, per scelta, i vari siti elettronici, credo sia la via migliore per evitare di adeguarmi al livore della tua presa di posizione.
Avete lanciato un’iniziativa e state raccogliendo le firme: bene! Avete preso una decisione senza consultare chi poteva essere vostro alleato, proponendo un testo che sindacalmente non possiamo condividere: è una vostra scelta e non potete chiederci di collaborare su una questione che ci mette in difficoltà.
Faccio un esempio: voi state festeggiando perché una vostra iniziativa per l’uscita definitiva dal nucleare ha il vento in poppa e quindi buone possibilità di riuscita e qualcuno, lo stesso giorno, vi chiede di posare una bancarella per raccogliere, durante la vostra festa, le firme per una moratoria sul nucleare. Cosa ne direste?
Ecco questa è stata la nostra sensazione e quando ti ho risposto al telefono non mi pare proprio che i toni siano stati particolarmente accesi. Tra l’altro non è nel mio stile. Mi pare invece che tu, da comunicatore esperto quale sei, stessi facendo salti di gioia per l’opportunità mediatica che ti veniva data per far parlare ancora un po’ della vostra iniziativa.  Ma tant’è questo è un mondo che vive di notizie pruriginose e quindi, semmai, colpa mia di avertene dato lo spunto.
Ma torniamo all’iniziativa. Perché la riteniamo pericolosa? Semplicemente perché di fatto permetterebbe di perpetuare la situazione di inadeguatezza e ritardo dei salari attuali e questo non ci va bene. E senza entrare nei dettagli sulla ricevibilità e applicabilità della soluzione, che non mi competono, personalmente, ma anche discutendo con i colleghi del sindacato, ho ritenuto che  a fronte di un’iniziativa, la nostra per i 4000 franchi per tutti, che ha il vento in poppa presentarne un’altra, cantonale e al ribasso, può contribuire a disorientare i salariati.
Lavoratrici e lavoratori che, per il sindacato, sono il punto di riferimento e non i successi personali, di partito o elettorali. Quindi l’obiettivo deve essere quello di portare al successo un’iniziativa fortemente voluta dal Ticino, lanciata con successo a livello nazionale e che, se tutti tireranno il carro dalla stessa parte, potrebbe veramente permettere di combattere le situazioni di dumping che ogni giorno possiamo verificare.
Per terminare un paio di puntualizzazioni: la decisione l’ho presa come presidente dell’USS e né Unia né il PS non c’entrano per niente. E poi, quando alla fine della telefonata ho cercato di trovare un accomodamento, ho capito che  la cosa non ti interessava più. Lo “sputtanamento” mediatico ti conveniva meglio.
Ad ogni modo, ribadisco che tutti e tutte saranno benvenuti in Piazza Manzoni domani pomeriggio, ti aspetto anche al corteo e mi auguro, al più presto possibile, di festeggiare con te e con tutti quelli che hanno a cuore la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori il successo della nostra iniziativa.
Senza rancore
Saverio Lurati          


Bilancio del secondo anno alla guida del DECS

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli traccia un bilancio dei due anni trascorsi alla guida del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS)

A che punto siamo

A due anni dall'entrata in governo e a metà legislatura è doveroso per me, nel segno della trasparenza e dell'impegno a render conto di quanto fatto, tracciare un bilancio delle attività intraprese nel quadro del DECS, anche se l'impegno di un consigliere di Stato ovviamente non si ferma alla direzione del dipartimento di cui è responsabile. Lo faccio confermando preliminarmente, come già fatto lo scorso anno, che il clima di lavoro in Consiglio di Stato continua ad essere costruttivo, pur nella differente visione delle cose che contraddistingue un esecutivo in cui siedono rappresentanti di quattro partiti eletti dal popolo sulla base del sistema proporzionale.
Leggi tutto il bilancio


Modifica della legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina: procedura di consultazione

Ufficio federale delle Strade USTRA
Egregio signor René Sutter
Mühlestrasse 2
3063 Ittigen

Bellinzona, 3 aprile 2013

Risoluzione del Comitato Cantonale del PS Ticino

Gentili signore e signori,

cogliamo l’occasione della consultazione sulla la modifica della legge federale concernente il traffico nella regione alpina per farvi pervenire la posizione della sezione ticinese del Partito Socialista.

Il PS Ticino è contrario alla costruzione di una seconda galleria autostradale al Gottardo. Questa opera è in contraddizione con la Costituzione, è inutile ed è finanziariamente troppo onerosa. Ostacola in modo fatale la politica di trasferimento delle merci su ferrovia, porterà - più presto che tardi - ad un aumento del traffico pesante sull’autostrada e quindi a un aumento dell’inquinamento atmosferico e fonico in Ticino, rinviando sine die quel risanamento ambientale e territoriale dell’autostrada A2 che non può più essere procrastinato.

Inquinamento al quale la popolazione ticinese, soprattutto nel Sottoceneri, è già fortemente sottoposta: ci sembra doveroso in quest’occasione ricordare che, per quanto riguarda le polveri fini,
* quasi il 70% degli abitanti del Sottoceneri è sottoposto a concentrazioni superiori a 30 ?g/m3 (contro il 3% ca. per la Svizzera);
* solo per l’8% della popolazione del Sottoceneri viene rispettato il limite di 20 ?g/m3 imposto dalla legge (contro il 59% ca. per la Svizzera);
* la popolazione del Sottoceneri è esposta a concentrazioni medie annuali di PM10 di ca. 30 ?g/m3 (contro i ca. 20 ?g/m3 per il resto della Svizzera).

È importante ricordare al Consiglio federale e a chi abita a nord delle Alpi che per la popolazione che abita lungo l’asse di transito, soprattutto per le fasce più deboli come i bambini e gli anziani, questa continua esposizione a un eccesso di alti valori di PM10 si traduce in un aumento significativo di crisi asmatiche, bronchite e bronchite cronica, tumori broncopolmonari, infarti cardiaci, aritmie cardiache, ipertensione arteriosa e ictus cerebrale.

Oltre alle grandi sofferenze personali, l’inquinamento atmosferico genera anche danni che secondo l’Ufficio federale per l’ambiente comporta costi di oltre 5 miliardi di franchi all’anno (e, dati i presupposti di calcolo, si tratta di una stima minimalista!). Nella vostra valutazione costi/benefici di un raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo queste cifre, purtroppo, non sono state prese minimamente in considerazione, tanto meno i costi indotti da quello che si rivelerà essere uno dei più  perniciosi effetti del raddoppio: il sabotaggio della politica di trasferimento del traffico pesante dalla strada alla ferrovia.

Il PS Ticino non ha dubbi che raddoppiare le corsie, pur con l’illusoria pretesa di limitarne artificialmente l’uso, porterà di fatto ad aumentare le capacità di transito sull’asse transalpino. In due votazioni federali, quella del 1994 sull’articolo costituzionale sulla protezione delle alpi, e quella del 2004 sul controprogetto all’iniziativa Avanti, il popolo svizzero – compreso quello ticinese! – ha chiaramente affermato la sua contrarietà al raddoppio e la ferma volontà di trasferire le merci su rotaia.

Credere che nelle future due gallerie saranno usate solo due delle quattro corsie disponibili non è realistico, facendo tale promessa non si fa che vendere lucciole per lanterne. Un secondo tunnel diverrebbe una calamita per il traffico pesante internazionale. Il Consiglio federale, confrontato  con le pressioni dell’UE ma anche delle lobby degli autotrasportatori e automobilisti svizzere, non sarà in grado di giustificare e sostenere il mantenimento del sistema di dosaggio dei camion e di spiegare perché le code non debbano essere smaltite con l’uso di tutte le corsie. Non va dimenticato che, anche nell’opzione del Consiglio federale, il raddoppio porterà un certo aumento del traffico. Questo aumento che il Consiglio federale non ha voluto quantificare, dato dalla fluidificazione dei flussi ai portali, si accentuerà durante i periodi di vacanza e metterà in crisi il sistema autostradale a sud di Lugano.

Per il PS Ticino il raddoppio della galleria autostradale sottrae energie e mezzi finanziari necessari per il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia, e impedirà di cogliere l’opportunità epocale offerta da AlpTransit per restituire alle future generazioni un Ticino vivibile, frutto di quella svolta verso una mobilità sostenibile più volte sostenuta dal popolo svizzero in votazione. Per mantenere i contatti fra il Ticino e il resto della Svizzera durante il lavori per il risanamento della galleria autostradale esistono delle soluzioni - comprovate dallo stesso Consiglio federale - più innovative e lungimiranti, interessanti sia dal punto di visto economico che di efficienza quali: la borsa dei transiti alpini, le autostrade viaggianti per veicoli privati, nell’attuale galleria ferroviaria, per il traffico merci interno, usando Alptransit da Biasca a Erstfeld e per il traffico merci internazionale da frontiera a frontiera, la realizzazione del concetto “Cargo-Tilo delle merci” (proposto dell’associazione RailValley) ecc. E inoltre i passeggeri avranno realizzato che con Alptransit si possono spostare velocemente (poco più di 2 ore da Lugano a Zurigo) e comodamente in treno.

Infine è da sottolineare che dal punto di vista della sicurezza la galleria è definita già attualmente dall’USTRA stessa come una delle più sicure in Svizzera e lo sarà ancora di più dopo l’apertura di Alptransit e il trasferimento di una buona parte del traffico pesante sulla ferrovia. Ma per fare ancora meglio si potranno prevedere misure efficaci e meno costose, quali la posa di barriere centrali di separazione sulla carreggiata, evitando nel contempo il transito di camion nella galleria, tecnologie di sicurezza degli autoveicoli leggeri e pesanti che permetteranno di evitare gli scontri frontali; tutte soluzioni applicabili entro i prossimi 10-15 anni che rendono superfluo e finanziariamente insostenibile un qualsivoglia raddoppio per motivi di sicurezza.

Considerando quanto esposto, e con la speranza di vedere finalmente realizzato in tempi brevi il trasferimento del traffico merci su ferrovia unitamente a quel progetto di rivalorizzazione ambientale e territoriale del Ticino che era alla base del “Concetto AlpTransit-Ticino”, fatto proprio allora anche dal Consiglio federale, il PS Ticino vi invita ad indicare e predisporre le soluzioni alternative al raddoppio per il risanamento cinquantennale della galleria autostradale del Gottardo.

Con stima
      
Carlo Lepori e Gina La Mantia,
Vice-presidenti PS Ticino





Progetti di ampliamento dell’autostrada sulla tratta Lugano-Mendrisio: tre corsie autostradali tra Lugano e Mendrisio? Il futuro è il trasporto pubblico!

Risoluzione del Comitato Cantonale del PS Ticino - Mendrisio, 27 marzo 2013

La proposta della terza corsia autostradale tra Lugano e Mendrisio risale all’esame dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) dei punti critici della capacità delle autostrade. Nel 2011 l’USTRA proponeva tre varianti principali che prevedono tutte una terza canna a due corsie – con traffico in due direzioni! – sotto il San Salvatore e in zona Bissone. Con corsie supplementari sul ponte diga o in un’altra galleria; con la variante maxi che prevede una galleria da Grancia a Bissone! Con investimenti da 750 a 2300 milioni di franchi.
Il Consiglio di Stato, qualche mese fa, ha proposto una variante che affronta la situazione di Bissone, spostando il traffico dalla cantonale su due corsie dell’autostrada esistente e creando tre nuove corsie autostradali in una galleria nella montagna.

Tutti questi progetti partono dal fatto che già ora la situazione del traffico sull’autostrada è al limite e spesso si formano code o ingorghi. Le previsioni per il futuro, basate su ipotesi di crescita continua, prevedono una situazione molto critica già nel prossimo decennio, mentre i progetti di ampliamento della capacità stradale, che potrebbero essere sottoposti al parlamento ancora nel 2013, saranno realizzati solo fra molti anni (sono previsti in seconda priorità).

Inoltre ancora una volta ai problemi del traffico (code, inquinamento fonico e ambientale, peggioramento della salute della popolazione residente) si risponde con la logica superata della costruzione di nuove corsie, ossia dell’ampliamento della capacità stradale. Ampliamento che porterà più traffico e quindi più inquinamento e ulteriori problemi per il futuro!

Il Comitato cantonale del Partito socialista, riunito a Mendrisio il 27 marzo 2013 esige:

  • Che vengano abbandonati i progetti di aumento di corsie autostradali in Ticino.
  • Che vengano potenziati rapidamente il servizio TILO e il trasporto pubblico su gomma, con una rete capillare, disponibile anche in orari serali e coordinato con l’asse TILO.
  • Che l’apertura della linea TILO Mendrisio-Varese sia sfruttata per migliorare la quota di utilizzo del trasporto pubblico.
  • Che le aziende con un certo numero di addetti siano obbligate a fornire un trasporto aziendale ai loro collaboratori
  • Che si introducano misure efficaci di incoraggiamento e di gestione facilitata della condivisione dell’auto privata (car pooling).

Solo così il problema della mobilità in Ticino potrà essere risolto senza peggiorare la qualità di vita e la salute dei suoi abitanti. Un territorio pregiato e una buona qualità di vita non solo vanno a vantaggio dei suoi cittadini e delle sue cittadine e del turismo, ma sono anche in grado di attirare industrie di qualità sensibili a questi valori.


Intervento di Saverio Lurati al Comitato Cantonale di Mendrisio, 27 marzo 2013

In un’Europa in grosse difficoltà, la nostra isola felice è certamente un’anomalia che, anche se tutti sperano possa rimanere tale per molto tempo, certamente tra non molto dovrà fare i conti con una recessione che al momento attuale è difficile da inquadrare ma che sicuramente non sarà indolore.
Abbiamo vissuto un periodo abbastanza lungo di crescita e di situazioni agiate, magari non per tutti ma per una buona maggioranza. Alcuni cantoni hanno saputo approfittare di questa situazione per mettere un po’ di fieno in cascina, il nostro No e ciò a causa degli sconsiderati pacchetti fiscali che hanno sgravato i benestanti senza avere nessuna ripercussione a favore di una crescita economica di qualità.
Il nostro cantone, per scelta propria, ha continuato ad essere terra di conquista per aziende a basso valore aggiunto, speculative e incapaci di offrire un’occupazione degna di questo nome retribuita decentemente. E la prova del nove la forniscono le statistiche che rilevano la struttura dei salari nel nostro cantone.
Tra il 2000 e il 2010, nonostante il mercato del lavoro ticinese sia diventato più esigente ed abbia continuato a richiedere profili professionali sempre più avanzati, il divario salariale con il resto della Confederazione non è mutato, anzi in termini assoluti è addirittura peggiorato.
Infatti rispetto alla mediana nazionale di FR 5928.- la mediana ticinese è di FR 932.- inferiore, pari al 15.7% in meno e, se percentualmente abbiamo marciato sul posto, in termini assoluti la differenza è aumentata di 125 franchi. Ma va inoltre rilevato che percentualmente abbiamo marciato sul posto grazie agli aumenti di cui hanno beneficiato i salari più elevati poiché quelli più bassi sono addirittura arretrati.
Non parliamo poi dei salari femminili  che hanno visto aumentare il divario retributivo che è passato da – 1069 FR a – 1107 franchi. Evidentemente l’effetto dumping, anche se costantemente negato dalla SECO, nel nostro cantone è tutt’altro che inesistente e quindi vi può essere, a questo punto, una sola risposta ed SI all’iniziativa per un salario minimo di 4000.- FR.
Un’iniziativa che stando ai primi sondaggi ha il vento in poppa e che dobbiamo continuamente portare all’attenzione dei cittadini per tenere alta pressione in vista della prossima votazione (inizio 2014). Perciò non possiamo, come PS distogliere le nostre energie per sostenere altre proposte, magari anche condivisibili ma che nel contesto attuale farebbero solo il gioco degli oppositori che invece sono in enorme difficoltà.
Inoltre questa iniziativa è solo uno dei pilastri della politica socio/salariale del PS. Infatti essa si inserisce in un’offensiva volta riequilibrare la ripartizione della ricchezza cresciuta sproporzionatamente a favore dei redditi milionari in questi ultimi decenni. Un’offensiva che ha festeggiato un primo incredibile successo con l’accoglimento da parte di una maggioranza eclatante dell’iniziativa Minder e che ci vedrà prossimamente impegnati a sostenere l’iniziativa 1-12 dei giovani socialisti .
Ma l’offensiva non si limita alle persone attive nel mondo del lavoro ma si propaga anche a favore dei pensionati con il lancio dell’iniziativa AVS plus (di cui riferirò a parte) che vuole migliorare in modo sensibile le prestazioni della nostra assicurazione sociale più amata dal popolo. Non va inoltre dimenticato che è pure in discussione e dovremo votare anche sull’iniziativa per un’imposta federale sulle successioni che dovrebbe servire al finanziamento dell’AVS e sull’iniziativa per una cassa malati unica.
Quindi il nostro partito, nei prossimi due anni sarà costantemente al fronte per sostenere un formidabile poker di iniziative già riuscite e in discussione nell’iter parlamentare e nel sostegno alla raccolta firme per quella a favore di un miglioramento dell’AVS. A ciò andranno aggiunti una serie di referendum che saremo chiamati a lanciare e/o sostenere ( il primo già riuscito contro la liberalizzazione degli orari d’apertura negli Shop)
E finora abbiamo preso in considerazione solo l’ambito federale se però come sembra la triade di Medeglia ha deciso di confinarci, bontà loro, all’opposizione ruolo che del resto sappiamo svolgere con estrema diligenza, le iniziative ma in particolare i referendum rischiano di moltiplicarsi in questa seconda parte di legislatura.
Si perché la decisione di escluderci dalle discussioni su un’eventuale amnistia fiscale non può che essere interpretata come un tentativo di creare una coalizione di destra propensa a premiare, come sempre i più ricchi, gli evasori, a scapito degli onesti e dei salariati che hanno pagato le imposte fino all’ultimo centesimo. E ciò è ancor più grave se pensiamo che per portare in porto solo la metà delle misure indicate dal CdS nella nuova stesura delle linee direttive e del piano finanziario (ne parlerà Manuele) l’apporto del PS è indispensabile pena il fallimento preannunciato e completo dell’operazione.
Detto ciò, se ci vogliono sulle barricate, i signori saranno serviti di barba e capelli, poiché noi siamo pronti e non intendiamo far sputare lacrime e sangue ai salariati per ricavare lo spazio  e le risorse da destinare a non ben precisati ulteriori sgravi fiscali. Le nostra priorità sono sempre state il lavoro, l’occupazione e gli ammortizzatori sociali e tutte queste voci sono in pole position. Il resto può attendere tempi migliori.

Saverio Lurati                  


In ricordo di Manuela Minotti Perucchi

Nei giorni scorsi abbiamo appreso del prematuro decesso, all’età di nemmeno 53 anni, della Procuratrice Pubblica avv. Manuela Minotti Perucchi, stroncata da un male incurabile. Dopo alcuni anni in cui è stata giudice supplente al Tribunale Penale Cantonale, dove ha presieduto anche le Corti delle Assise Criminali durante un periodo di difficoltà del tribunale stesso, nel 2004 Manuela è stata eletta Procuratrice Pubblica presso il Ministero Pubblico di Lugano.
Fermamente convinta che la delinquenza non si annida soltanto tra le persone che vivono un disagio personale o nelle strade o sulle piazze, ma pure in quegli ambienti economico-finanziari dove, dietro un apparente velo di efficienza, si celano atti gravemente lesivi dell’ordine pubblico, inteso come rispetto delle regole della società a tutela non solo del patrimonio, Manuela si è distinta per la sua determinazione e la sua tenacia nel ricercare, sempre, la verità.
Lo ha fatto con dedizione, senza mai guardare in faccia nessuno, ponendo sempre al centro la sua funzione, spesse volte a discapito di sé stessa e delle persone a lei vicine: se ci credeva davvero, andava fino in fondo, costasse quel che costasse.
Si è dedicata alla sua funzione in maniera piena, sempre volta ad accertare i fatti e a capirne le ragioni e senza mai concedere nulla a nessuno. Attentissima anche ai dettagli, Manuela non si è, evidentemente, fatta solo degli amici, anzi. Ma a lei questo non importava: per lei determinante era, per ogni incarto semplice o complesso che fosse, portare a termine la sua missione. Questa determinazione, fuori del comune, la tratteneva sovente in ufficio fino a sera tardi e durante i fine settimana e ciò anche da quando, qualche anno fa, il suo destino aveva cominciato a disegnarsi all’orizzonte. La sua tenacia l’ha accompagnata fino all’ultimo, allorquando, con la malattia che non le lasciava che poche forze, non si è mai piegata e, dal letto dell’ospedale, ha ancora redatto atti e dato disposizioni ai suoi collaboratori.
Manuela ha sempre operato con discrezione, non ha mai cercato visibilità né pubblicità, che avrebbe potuto avere occupandosi di reati comuni con inchieste meno complesse e mediaticamente più gratificanti. Ha invece vissuto la sua missione in modo completo, anteponendo, come detto, la ricerca della verità a ogni altro interesse, tanto da meritarsi la stima e il rispetto di tutti, dai colleghi ai collaboratori, dagli avvocati ai singoli cittadini, anche quando le decisioni che prendeva non sempre corrispondevano alle loro aspettative.
Con la perdita di Manuela Minotti Perucchi la magistratura non perde solo una forza lavoro straordinaria, difficile da sostituire, ma soprattutto un magistrato applicato, che credeva fermamente in quello che faceva, che si assumeva sempre e comunque, in prima persona, le responsabilità della carica, sia quando l’esito dei procedimenti corrispondeva alle sue attese sia quando, invece, il risultato, a prescindere dalla sua volontà, si rivelava diverso. Qualità queste che hanno fatto di Manuela un magistrato autorevole e da tutti rispettato e stimato.

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