Dove sei:  / Home / Politica / Azioni / No ai favoritismi
No ai favoritismi

10'500 firme contro la nuova legge stipendi

Il Comitato referendario contro la nuova legge stipendi ha raccolto 10'524 firme. Lunedì 16 agosto ha consegnato alla Cancelleria dello Stato 9’997 firme già vidimate (cui si aggiungono 98 firme già giunte direttamente dai Comuni alla Cancelleria; le restanti firme, che sono in fase di vidimazione, giungeranno direttamente alla Cancelleria nei prossimi 5 giorni, come previsto dalla legge). Si tratta di un ottimo risultati, considerato che il numero di firme necessario era di 7'000 e visto il periodo di vacanza sfavorevole alla raccolta. Il Comitato ringrazia tutti i sostenitori del referendum.

Vai alla galleria fotografica.


Ricordiamo che il Comitato referendario ha visto l'adesione di sindacati (VPOD, OCST, CCS, UNIA, USS Ticino e Moesa), di associazioni (Associazione infermiere, Associazione laboratoristi, Federazione funzionari di polizia, Movimento della scuola), di commissioni del personale del settore pubblico, del Partito socialista e del Partito comunista. Un sostegno alla raccolta firme è venuto anche dall’Associazione per il servizio pubblico e dal Movimento per il socialismo.

No ai bonus salariali


Il Comitato referendario deve ora condurre la campagna per la difficile votazione, che avrà luogo il 28 novembre e che vedrà certamente anche attacchi demagogici. Ma vi è anche una bella dose di disinformazione da combattere. Secondo i fautori della nuova legge stipendi la stesa non conterrebbe bonus salariali sul modello delle banche. In realtà in base alla nuova formulazione dell'articolo 7a il Governo potrà distribuire bonus annui (denominati “gratificazioni straordinarie”) senza alcun limite superiore, e questo contrariamente all’attuale art. 7a, la cui applicazione peraltro è sempre stata molto controversa e soggettiva. Inoltre, sempre contrariamente alla situazione attuale, in base al nuovo art. 7a il Governo potrà dare bonus annui anche agli alti funzionari dirigenti, che verranno inseriti nelle nuove classi tra i 165'000 e i 225'000 Fr. Si tratta tecnicamente del medesimo tipo di bonus che finisce nelle tasche dei dirigenti bancari e di altre ditte: ossia versamenti una tantum senza limiti superiori. L'estensione dei bonus a livello salariale pubblico è assolutamente inaccettabile dopo tutti gli scandali dei salari dei manager registrati negli scorsi anni: la filosofia privatistica e individualistica deve essere respinta chiaramente.

NO agli aumenti salariali per gli alti funzionari


Il Comitato critica anche gli aumenti salariali previsti dalla nuova legge stipendi per gli alti funzionari dirigenti, che verranno inseriti nelle nuove classi situate tra i 165'000 e i 225'000 Fr. Oggi in questa fascia salariale, occupata dalle classi speciali A e B, ci sono pochi casi. Questa riclassificazione salariale per gli alti funzionari viene sistematicamente sottaciuta a livello pubblico, perché è ovviamente impopolare.

No alla meritocrazia che favorisce gli alti dirigenti e i privilegiati


Il Comitato si oppone ai nuovi meccanismi di progressione dei salari, che non saranno più definiti dalla legge (e quindi dal Parlamento), ma saranno definiti unilateralmente dal Consiglio di Stato: già questa delega di competenze dal legislativo all'esecutivo è discutibile. I fautori della legge citano nella loro propaganda delle cifre di progressione annua dei salari (una forchetta tra 1 e 3% annuo), in base a indicazioni fornite dall'esecutivo, che però non figurano da nessuna parte nella nuova legge e che potranno essere aumentate o diminuite dal Consiglio di Stato nei prossimi anni. Questi aumenti annui saranno distribuiti dai funzionari dirigenti in base alla valutazione soggettiva delle prestazioni individuali dei loro dipendenti (nuovo art. 3a legge stipendi): si assiste non solamente a un trasferimento dei compiti dal legislativo al governo, ma ad un trasferimento ai singoli funzionari dirigenti, che determineranno i livello degli aumenti annui dei dipendenti.
Sulla scorta anche di quanto avviene in altre realtà che hanno adottato questi meccanismi salariali (es. Canton Berna, Confederazione), si può affermare tranquillamente che la nuova legge stipendi favorirà sensibilmente la crescita annua delle remunerazioni degli alti funzionari a scapito delle classi medio basse: in effetti nelle fasce alte le valutazioni soggettive sono nettamente migliori di quelle registrate nelle classi medie e basse e quindi le percentuali di aumento salariale annuale maggiori vanno a beneficio degli alti funzionari. Ad esempio nel Canton Berna la menzione "eccellente" è 10 volte più frequente nelle classe superiori rispetto alle classi inferiori (31% nelle classi 27-20 contro 3% nelle classi 1-11). Disparità nell'attribuzione della menzione "eccellente" figurano anche tra i Dipartimenti. La meritocrazia alimenterà inoltre privilegi e ingiustizie tra i dipendenti, che nuoceranno al clima di lavoro.

È già possibile punire il demerito


Da ultimo i fautori della nuova legge stipendi affermano che si tratta di impedire che i dipendenti "fannulloni" ricevano aumenti automatici di salario anno dopo anno: ma anche questa è disinformazione. Già oggi il Consiglio di Stato può incidere negativamente sugli stipendi dei dipendenti che non lavorano bene (si tratta di casi limitati, contrariamente a quanto affermano certuni), sia tramite il blocco degli scatti annui, sia tramite riduzioni mirate del salario. Il blocco degli aumenti e la riduzione del salario sono infatti previsti dall'attuale art. 32 LORD (Legge sull'ordinamento degli impiegati e docenti) in vigore dal 1995 e sono regolarmente applicati dal Governo. Il sistema salariale in vigore non è quindi rigido e superato, contrariamente a quanto affermano i fautori della legge. Semmai, come annota in un recente articolo lo scrittore Arnaldo Alberti, è quest'ultima che è nata vecchia, in quanto si fonda su opzioni politiche neoliberiste alla moda una decina d'anni fa, che spingono il settore pubblico a scimmiottare l'economia privata, riprendendone i meccanismi legati al profitto.

© Partito socialista 2009