
Marianne de Mestral, copresidente PS60+
Ne avevo abbastanza: di sedute, documenti, discussioni. Dopo sedici anni in Municipio – unica socialista e prima e unica donna, e contemporaneamente dieci anni vicepresidente del PS del Canton Zurigo – avevo bisogno di una pausa politica. Era il 1990; mi sono concentrata sulla mia professione, l'aiuto ai disoccupati e la loro formazione. Otto anni dopo, ero ormai alla soglia della pensione, un compagno ha trovato che la pausa ora bastava. Mi ha convinta a collaborare alla comunità di lavoro Terza età del PS di Zurigo. E così mi sono trovata coinvolta con la politica per i più anziani e mi sono trovata motivata anche a farmi eleggere nel consiglio costituente.
La generazione dei sessantottini sta andando in pensione. Ha lasciato il posto – almeno la maggioranza – ai più giovani nei comitati e nelle autorità. L’energia, il sapere e l'esperienza dei sessantottini e di tutte le compagne e tutti i compagni oltre i 60 non deve andare perduta per il PS. La Direzione del PSS ha riconosciuto il problema e considera la creazione di PS60+ uno dei temi centrali della riforma del partito. La Direzione del PSS sostiene il Gruppo di lavoro PS60+, attivo già da tre anni, a partire da questo anno anche con risorse finanziarie e personali.
Alcuni pensano che un’organizzazione del PS per la terza età non sia necessaria. La risposta arriva dall’esame delle elezioni 2011: i dati dell’Ufficio federale di statistica mostrano che il gruppo di età 65 e più «è chiaramente il punto debole del PS». Il 69% degli oltre 75enni ha partecipato al voto; la quota del PS si limita però circa al 10%. Dal lato borghese è invece in aumento (da demos n. 3/2012).
PS60+ non vuole togliere forze, che mancherebbero altrove nel Partito. Vuole esser un organo flessibile e vitalizzante per tutto il Partito. Le esperienze passate hanno mostrato che l’attività in un gruppo della terza età del PS può risvegliare la voglia di fare e l’impegno in tutto il partito.
I nuovi anziani arrivano – anche nel PS. Il Partito dovrà fare i conti con noi e potrà contare su di noi.
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Carlo Lepori, copresidente PS60+
Sono in pensione da qualche mese e mi sto lentamente ritirando dall’attività politica; per esempio ho lasciato il Municipio del mio Comune dopo undici anni. Sono ancora vicepresidente del PS Ticino e nel Comitato dell’Iniziativa delle Alpi; questo per non assistere inattivo alla rovina del nostro ambiente e della nostra politica dei trasporti con la costruzione di un secondo tunnel al Gottardo. In febbraio succederò a Marco Marcozzi in Gran Consiglio… Beh, in un parlamento devono essere rappresentate tutte le classi di età!
Chiaro che il rinvio della creazione di PS60+, proprio al Congresso di Lugano, mi ha deluso. Ma la cosa ha poi rivelato il suo lato migliore: nel frattempo, all’Assemblea dei delegati di Thun ci siamo presentati con quasi mille membri! Alla DV non abbiamo quindi avuto un mera trattanda statutaria, ma la fondazione di una nuova organizzazione del Partito, sostenuta dalla chiara volontà dei compagni e delle compagne 60+ di continuare ad essere attivi e presenti.
Nel prossimo aprile terremo la prima Conferenza di PS60+. Sarà per noi un evento importante e contiamo su di una numerosa presenza dei nostri membri. Oltre alle nomine previste dal Regolamento affronteremo insieme i temi centrali della nostra attività futura. Avremo anche l’occasione di dibattere dal nostro punto di vista un tema politico di attualità.
Il Comitato provvisorio è già da tempo al lavoro: molte questioni ci preoccupano, alcune legate all’età, altre di interesse generale, come il passaggio dal lavoro alla pensione, abitare nella terza età, il futuro del sistema dei tre pilastri, la solidarietà tra le generazioni, aspetti etici e finanziari nella politica sanitarie e molte altre.
Secondo me è centrale che PS60+ diventi un partner di discussione importante nella politica svizzera. Vogliamo anche mostrare come sia possibile, dopo un’intensa vita di lavoro, restare attivi e vivaci nella vita sociale e politica.
di Ivo Durisch
Care compagne, cari compagni,
con la scomparsa di Tita Carloni tutti noi, tutto il Cantone ha subito una grande perdita. Non solo ci mancherà la sua cultura, la sua lucidità e la sua immensa conoscenza del territorio, ma soprattutto ci mancherà la sua capacità di trasmettere quel fuoco sacro che lo ha contraddistinto nel portare avanti con tenacia le innumerevoli battaglie territoriali fatte sia come politico che come cittadino.
Negli ultimi anni ha lavorato assiduamente con i Cittadini per il territorio, di cui è stato cofondatore, per salvare dal degrado le ultime porzioni di natura del fondovalle del Mendrisiotto; basti ricordare il ricorso contro lo svincolo autostradale di Mendrisio, l’opposizione al bacino di laminazione a Genestrerio, il progetto di parco del Laveggio e la petizione “Restituiamo Valera all’agricoltura”.
Ma tutte queste lotte non erano gratuite, pur con il suo entusiasmo in uno dei suoi ultimi contributi per Confronti troviamo parole che ci fanno riflettere:
Sono stufo di scrivere di strade, di centri commerciali, di condomini, di rive mandate in malora, dell’incessante imbruttimento del paese nel quale viviamo.
Paese a cui Tita teneva molto.
Vorrei terminare questo breve intervento con alcuni suoi pensieri.
Ancora una volta è la natura che paga per gli sbagli pianificatori e le forti pressioni dell’economia. È giunto ora il momento di dire basta a questa devastazione.
È il momento di ragionare attorno a certa architettura del presente, delle rovine che lascerà nel futuro, e dei doni che i signori nel passato lasciavano alle loro città.
Il tempo di riflettere anche nella civiltà iperattiva di oggi può avere funzioni salvifiche.
La terra in definitiva che cos`è? È un mezzo di sfruttamento puramente finanziario o la terra è un bene che dovrebbe essere di tutti?
di Pietro Martinelli
Tita Carloni era una persona di grande intelligenza, di grande talento e di elevato spessore morale. Era nato (in casa, non in ospedale) ed era cresciuto in un paese, Rovio, di notevole bellezza, situato sui fianchi di una montagna magica, il monte Generoso. Una montagna con dei sentieri, dei percorsi, una flora, una fauna, delle rocce che, per chi ama la natura e li ha fatti e li ha visti, restano indimenticabili. Quando nacque, nel 1931, il paese aveva la medesima popolazione di 200 anni prima, una popolazione che, come 200 anni prima, era dedita all’agricoltura e all’emigrazione di maestranze edilizie e artistiche. “Era un mondo ancora ottocentesco – dirà Carloni in una intervista di due anni fa all’Archivio storico ticinese - con un ruolo enorme della pratica religiosa”. Poi, nel secondo dopoguerra molte cose cambiarono. Per esempio la popolazione di Rovio raddoppiò. Ma non era il cambiamento che Carloni voleva fermare, anzi quello lo riteneva necessario. Quello che combatteva era il modo in cui stava avvenendo. Senza rispetto delle persone, senza rispetto della natura, senza rispetto delle cose.
Tita Carloni lo vidi una prima volta credo alla fine degli anni cinquanta a Lugano, vicino alla Chiesa di S.Antonio. Me lo presentò mio fratello che aveva fatto ingegneria al Poli più o meno nei medesimi anni nei quali Tita aveva fatto architettura. Rivedo ancora la sua figura alta e forte, il volto bruno, i grandi baffi. Rivedo ancora dove eravamo quando gli strinsi la mano. Sono istanti della vita che ti restano in mente perché hanno qualcosa di eccezionale. In quel caso eccezionale per me era il mio interlocutore di cui avevo sentito dire meraviglie da altri allievi di architettura di qualche anno più giovani di lui: Luigi Snozzi, Livio Vacchini, Flora Ruchat, Tito Lucchini. Poi non ricordo altri incontri per una decina di anni, neppure negli anni della battaglia per la legge urbanistica anche se sentivo molto parlare di lui, delle opere, dei riconoscimenti. Quegli anni per Tita furono gli anni che lui stesso definì “del successo”. Un successo iniziato con la realizzazione della casa Balmelli, un progetto che, leggo sempre nell’intervista per l’Archivio storico, “è riuscito a coniugare due correnti che Bruno Zevi, riteneva inconciliabili: architettura organica e architettura razionale.” Quindi coniugare equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale da una parte e razionalità e estetica dall’altra. Wright e Le Corbusier. Queste definizioni evidentemente non le sapevo, o perlomeno se avevo una mezza idea di cosa fosse l’architettura razionale, non sapevo neppure che esistesse l’architettura organica.” Sono andato a cercarle perché ogni occasione di conoscere meglio una persona alla quale si voleva bene va sfruttata. Anche quando può sembrare troppo tardi. Chi invece quelle definizioni le conosceva e conosceva quanto fosse ardita e geniale l’idea di far convivere le due impostazioni in un medesimo progetto, addirittura in una opera prima fu la Federazione degli architetti svizzeri che scelse anche il tuo progetto tra quelli da esporre in una mostra al Bellevue di Zurigo. E, sono sempre parole tue, la cosa “fece un colpo dell’altro mondo”.
Seguirono, l’Albergo Arizona (57), il palazzo Bianchi in via Nassa (58), l’Ospizio Otaf di Sorengo (62), il padiglione all’Expo di Losanna (64), le case di appartamenti in via Beltramina a Lugano (65), le case popolari in via Torricelli sempre a Lugano con gli architetti Nessi e Rossi (65), la sede dell’OCST ancora a Lugano (70). In quegli anni conosci e collabori e stringi amicizia con personalità tra le più importanti del mondo dell’architettura e dell’arte ticinese, svizzera ed europea: dopo Tami quando eri ancora studente, Camenzind, Brivio, Snozzi, Vacchini, Botta come apprendista nel tuo studio, ma anche Varlin, Dobrzanski, Max Bill, Plinio Martini, Gilardoni…Attiri l’attenzione di un liberale illuminato come Franco Zorzi che, purtroppo morì sul Basodino nel 1964. Senza quella morte forse la storia del Ticino sarebbe stata diversa….
Un primo scontro con il potere costituito lo avevi vissuto nel ’66, due anni dopo la morte di Zorzi, con la faccenda del Museo per le arti e le tradizioni popolari alla cui realizzazione avevi lavorato con Gilardoni e Plinio Martini. L’onestà, la nobiltà delle vostre intenzioni venne riconosciuta, ma alla fine vi siete trovati con molti nemici e pochi difensori. Nemici che da molto tempo mal sopportavano le critiche puntuali agli episodi di speculazione, di distruzione di beni culturali, di uno sviluppo dove a farla da padrone erano troppo spesso soprattutto gli interessi materiali. Il confronto tra architettura razionale e architettura organica poteva anche continuare, purché non intralciasse la crescita economica che a partire da quegli anni stava tirando molto forte. D’altronde il popolo la sua parola l’aveva detta forte e chiara nel 1969 bocciando sonoramente il progetto di legge urbanistica votato a stragrande maggioranza da un impreparato Gran Consiglio, ma osteggiata dalle organizzazioni economiche padronali. La modernizzazione del Cantone arrischiava di fermarsi alla fine degli anni sessanta. Il popolo, dissi in una conferenza al Poli di Zurigo nel 1069, “aveva preferito un disordine del quale poteva far parte a un ordine dal quale temeva di restare escluso”.
Nel 1971 accettasti con altri intellettuali di prestigio come Giovanni Orelli, Luigi Snozzi, Plinio Martini di far parte della lista del PSA per il Gran Consiglio. In Gran Consiglio eri già entrato dieci anni prima, come grande promessa di un partito di governo, il partito popolare democratico. Diventando protagonista in un partito di opposizione di sinistra ribaltavi la classica figura ticinese del voltamarsina: invece di cambiare disinvoltamente opinione secondo le convenienze, tu andavi contro le tue convenienze seguendo con lucidità e coraggio le tue idee. Solo che la morale fu ben diversa da quella del racconto di don Francesco Alberti dove l’opportunismo riceve la giusta condanna, mentre la virtù viene premiata. Lo scandalo fu grande e le conseguenze senza appello. Come confermi nell’intervista del 2010 fu definitivo “Berufsverbot” per te e anche per altri liberi professionisti del partito. Le uniche realizzazioni come progettista successive al 1971 furono infatti delle case popolari a Balerna dove il committente era un vecchio sostenitore del PSA Pierino Valsangiacomo e il Centro scolastico comunale di Stabio dove il PSA era elettoralmente forte e presente in Municipio. I valori in Ticino, ma quasi certamente non solo in Ticino, ubbidiscono anche a questo tipo di logica.
Per usare le tue parole la tua attività divenne “didatttica, insegnamento e politica mentre fini quasi totalmente il lavoro professionale”. Dopo aver rinunciato nel 1964, perché nella tua modestia “non ti ritenevi capace”, a una cattedra al Poli di Zurigo che ti era stata offerta da Paul Waltenspühl, nel 1968 partecipasti al concorso per una cattedra alla “Haute ecole d’architecture” a Ginevra. Una scuola che pativa la concorrenza di Losanna, che mancava di mezzi e che stava passando una profonda fase di contestazione. Riuscisti a rimetterla in sesto, ne assumesti la direzione dal’76 all’82, ma nulla hai potuto quanto la scuola politicnica di Losanna venne assunta dalla Confederazione, beneficiando di conseguenza dei sussidi federale. L’Ecole di Ginevra perse progressivamente importanza e alla fine venne chiusa, credo nel 1991.
Negli ultimi anni, racconti nella prefazione alla tua raccolta di una cinquantina di scritti brevi che avevi pubblicato su Area, hai svolto l’attività di “architetto di condotta” “...come si dice (aggiungi) per i medici che lavorano in periferia. Operi nel territorio e ti capita di tutto: dal piccolo malanno al caso difficile, a quello molto difficile, mentre l’esperienza delle cose diventa sempre più ricca e più critica”. Credo che l’intelligenza e la forza morale, quando ci sono, niente e nessuno riesce a soffocarle. Trovano sempre un modo nuovo per riaffiorare, per affermare la propria creatività.
Gli anni passati assieme a fare politica dal 71 all’83 e oltre sono stati anni bellissimi. Accettavi di occuparti di tutto quello che ti veniva richiesto: dal territorio con Marco Krähenbühl, del problema ospedaliero, forte della esperienza degli anni sessanta per il progetto dell’Ospedale di Mendrisio, persino di finanze. Come in occasione della nuova legge tributaria dell’inizio degli anni settanta quando presentammo un voluminoso e documentato rapporto di minoranza che portò i partiti di governo al gesto antidemocratico di blindare il dibattito in Gran Consiglio. Si, le finanze, perché, come dici nell’intervista, a te oltre al disegno piacevano anche la matematica e la geometria tanto che avresti potuto studiare ingegneria…
Per noi era un sostegno, una guida e una fonte di arricchimento. Ci hai aiutati in modo determinante a combattere il rischio di settarismo, a diventare progettuali, a cercare di capire il paese e la sua gente . Affinché, come hai detto in un dibattito a Trevano del 1983 sul tema “Ticino ieri e oggi”, accanto alla giusta “condanna di distruzioni assurde” si riesca ad andare oltre, a porci il problema di un nuovo disegno, di un Ticino diverso”.
Il tuo credo politico è rachiuso in poche parole che ho trovato nella storia del PSA di Pompeo Macaluso. Quando nell’82 si discuteva di come e con chi presentare la lista per il CdS, in un CC hai detto:” “...si faccia una lista intitolata semplicemente all’unità del mondo del lavoro, capace di raccoglioere le istanze e le speranze di tutti coloro che di fatto tengono in piedi il Cantone, perché sono cittadini laboriosi e onesti, che non rubano e non speculano, che chiedono soprattutto chiarezza, competenzs, propfondo senso della giustizia e impegno civile”.
Oggi, che non puoi più dire la tua, la tua intelligenza, la tua cultura, la tua lungimiranza, il tuo spessore morale sono lodati da tutti. Mario Botta ha scritto che avresti potuto fare di tutto, dall’architetto innovatore che sei stato, allo scrittore, al pittore (mi ricordo alcuni tuoi mirabili schizzi di deputati durante i momenti di stanca in Gran Consiglio che sbirciavo dal banco dietro al tuo). Io ti sono riconoscente, così come il paese, per quello che hai fatto, per quello che sei stato, per l’insegnamento che lasci a un paese confuso (si potrebbe dire a un mondo confuso) che ha molto bisogno di insegnamenti come il tuo.
Questa fine settimana siamo chiamati alle urne. Benché il libretto rosso delle spiegazioni del Consiglio federale dedichi molto spazio agli accordi fiscali con la Germania, l’Austria e la Gran Bretagna, non dovremo esprimerci su questi importanti temi: un foglietto aggiuntivo ci avvisa che voteremo solo sul punto 1, la modifica della Legge sulle epizoozie, perché il referendum promosso contro gli accordi fiscali non è riuscito.
È uno scandalo che per la distrazione o la pigrizia di dipendenti comunali addetti alla verifica delle firme non si possa votare su questi temi! Come già in Ticino dovranno essere fissati termini chiari anche a livello federale.
D’altra parte chi raccoglie le firme sa che deve darsi da fare e tenere conto di tutte le difficoltà più o meno prevedibili. Così deve aver agito il comitato che dopo le decisioni quasi unanimi in parlamento (il Consiglio nazionale con 192 voti contro 1 e 3 astensioni, il Consiglio del Stati con 43 voti senza opposizione) ha deciso di lanciare il referendum contro la modifica della legge sulle malattie infettive degli animali, riuscendo a raccogliere le firme necessarie, nonostante il tema «difficile».
Il rischio è dunque che, eliminati i temi caldi sugli accordi fiscali, la maggior parte delle cittadine e dei cittadini si astenga da un tema così tecnico e poco sentito, lasciando il campo a chi rifiuta le modifiche di legge. Modifiche accettate a livello nazionale da tutti i partiti (tranne l’UDC) e dalle associazioni di categoria (tranne l’Associazione dei piccoli e medi contadini).
Per i contrari, il motivo principale per il No, sarebbe la possibilità per il Governo di obbligare i contadini a vaccinare i loro animali in caso di rischio di malattie infettive. E portano l’esempio della recente vaccinazione contro la malattia della lingua blu che avrebbe causato sofferenze e anche la morte di animali vaccinati. L'Ufficio federale di veterinaria considera però l'azione un successo: «attualmente la Svizzera è indenne dalla malattia della lingua blu».
Anche se può essere difficile capire chi ha ragione, il fatto è che la campagna di vaccinazione contro la malattia della lingua blu è stata organizzata secondo la legge in vigore e che le modifiche proposte non modificano questa situazione. Anche con un successo del No alle urne, ci saranno in futuro vaccinazioni obbligatorie degli animali.
È noto che in specialmente Svizzera interna si sta diffondendo un movimento contrario alle vaccinazioni. Si tratta di un fenomeno complesso legato alla sfiducia per l’industria farmaceutica e per le autorità di controllo della diffusione delle malattie contagiose, sfiducia ben comprensibile! D’altra parte arrivare a negare l’impatto positivo delle vaccinazioni nella lotta contro queste malattie mi sembra eccessivo. Raccomando dunque di votare Sì.
Il referendum è un diritto ed è la domanda rivolta alle cittadine e ai cittadini se condividono o meno quanto deciso dai loro rappresentanti a Berna. È inaccettabile che si critichino i referendisti e le autorità per lo «spreco di soldi» di questa votazione! È nostro dovere chinarci sul tema ed esprimere un’opinione!
Carlo Lepori, Capriasca
19.11.2012
Signora Consigliera federale
Graditi ospiti
Compagne e compagni
Sono particolarmente orgoglioso di portare i saluti del Ticino a questa importante assise, che nel corso di questi due giorni affronterà una serie di questioni di importanza vitale per il futuro del nostro partito ma mi pare di poter affermare anche di tutto il nostro Paese.
Un partito politico, ed in particolare il nostro, deve avere il coraggio di addentrarsi nei meandri che caratterizzano l’animo umano e che sovente sono avviluppati da pulsioni contrastanti. Discutere di migrazione e di diritti dei migranti, di libera circolazione delle persone e di misure d’accompagnamento, in un contesto segnato dal disastro economico europeo e dalla conseguente fame occupazionale che ne scaturisce, in aperto confronto con il martellante nazionalismo della destra nostrana, significa possedere l’indispensabile determinazione per affrontare le crescenti paure e insicurezze della popolazione a viso aperto e con proposte che mettano al centro dell’attenzione la dignità dei popoli e il diritto di cittadinanza.
E noi questo coraggio l’abbiamo nel nostra DNA! Essere socialisti non significa solo avere la tessera di un partito! Essere socialisti significa mettere le esigenze e le aspettative della collettività davanti a quelle del singolo individuo. Un percorso che affrontiamo dalla nostra genesi e che dobbiamo saper rinnovare costantemente perché, e ne siamo coscienti, le conquiste internazionaliste e di civiltà non sono eterne e quindi le battaglie in questo senso, devono essere continuamente riattivate.
In un mondo dove la globalizzazione e il potere della finanza hanno creato solo disastri, arricchendo vergognosamente taluni a scapito dell’impoverimento di altri, sarebbe impensabile pensare che il luccichio di una nazione, la nostra, non richiamasse l’attenzione di decine di migliaia di lavoratori che attorno ai nostri confini, ma anche in lande più lontane, stanno da tempo inutilmente cercando un’occupazione senza trovarla.
Certo, questa situazione, ulteriormente fagocitata da differenziali remunerativi stratosferici, sta mettendo a dura prova il mantenimento del potere d’acquisto di una fascia di popolazione sempre più ampia, residente sul nostro territorio. Ma ciò non significa che, da parte nostra, ci si debba forzatamente inchinare a quella che viene definita come legge di mercato che fa leva sulla domanda e l’offerta anche nel contesto occupazionale.
No compagne e compagni, quando si parla di valore del lavoro questo deve essere uno solo, non può essere definito a geometria variabile a dipendenza della provenienza del lavoratore. Quindi, se qualcuno, sono molti per la verità, sta speculando su questa variabile, deve essere immediatamente sanzionato perché non possono e non devono essere gli ignari migranti a farne le spese.
Quindi è nostro dovere farci carico di tutte le preoccupazioni e le attese dei cittadini e delle cittadine (ed è ciò che faremo nelle prossime ore) sapendo però che quella parte di imprenditoria, annidata nei ranghi dei partiti borghesi e fagocitata dall’UDC, che attendeva da tempo la libera circolazione delle persone per demolire i nostri livelli salariali, sociali e i contratti collettivi di lavoro non demorderà tanto facilmente.
Noi sappiamo che il protezionismo e tutti i contingentamenti vari non sono la soluzione, anche perché spianerebbero la strada ad una migrazione sotterranea, terreno fertile per i soprusi e la proliferazione di situazioni di sfruttamento malavitose. Dobbiamo pertanto evitare una guerra tra poveri e proprio per questo il nostro compito sarà, come sempre, in salita.
Le attese della cittadinanza e della nostra base sono molte. Però, anche a rischio di essere definiti presuntuosi, il nostro partito, noi, siamo i soli ad essere in grado di indicare soluzioni praticabili e eticamente e socialmente corrette e quindi dobbiamo darci da fare per evitare che su questo terreno abbiano il sopravvento le ricette della destra xenofoba e irragionevolmente nazionalista.
Quindi, compagne e compagni, il mio augurio e quello del PS ticinese, oggi, é che l’aria e il clima del nostro cantone ci sostengano nei dibattimenti e possano aiutarci a intravvedere la corretta formulazione di soluzioni agli immensi problemi che l’evoluzione della società impregnata di liberismo e meno statismo sta generando in tutto l’occidente.
Un auspicio che è quasi una certezza poiché so che il documento per una politica migratoria globale e coerente è stato oggetto di una profonda analisi in tutti cantoni e quindi il dibattito che ne scaturirà sarà particolarmente efficace e strutturato.
Infine, compagne e compagni, permettetemi si spezzare una lancia a sostegno della nostra posizione, quella di un cantone che ho definito come laboratorio sperimentale poco protetto, a sostegno della nostra posizione, che non è quella di una minoranza, contro il raddoppio del Gottardo. Ma avremo modo di dibattere anche su questo aspetto e capirete perché le attese di noi ticinesi nei confronti di questa assise sono veramente molte.
Auguro ora a tutte e tutti buon congresso e viva il socialismo!
17 giugno 2012
Care Compagne, Cari Compagni,
all’inizio del ‘900 al lavoratore italiano che emigrava in Svizzera, in particolare nel nostro Cantone, in cerca di lavoro il sindacato in Italia consegnava un decalogo; una lista con dieci comandamenti “laici” che suonavano così:
Parole che ci dicevano di uno straordinario senso di solidarietà, di forza, di coscienza di classe. Parole di speranza e di fiducia. Anche di lotta, naturalmente. Ci parlavano di un mondo in cui si affrontavano due schieramenti in conflitto, due campi. I padroni da una parte, i lavoratori dall’altro. Ma soprattutto ci parlavano di solidarietà, imprescindibile a quel tempo per non soccombere fisicamente e moralmente.
“Il Ceneri”, dove oggi ci (ri)troviamo, mi pare il posto più giusto per ricordarle quelle parole.
Di qui amici e compagni è passata quella storia che è anche la nostra storia.
In un tempo in cui ancora non si immaginava che un giorno i lavoratori, i socialisti, sarebbero andati al governo del Paese, in quello cantonale e poi in quello federale.
Un tempo in cui l’idea di assumersi responsabilità tanto importanti appariva lontanissima e forse per molti addirittura incompatibile con l’idea che si aveva allora della società e dello Stato.
Erano i tempi in cui socialisti e sindacalisti erano visti e considerati alla stregua di eversivi, delinquenti, perturbatori dell’ordine pubblico;
Chi li considerava così aveva ragione, poiché questi uomini e queste donne parlavano di libertà, di solidarietà, di democrazia, di uguaglianza tra gli esseri umani.
Ed è vero: non c’è niente di più rivoluzionario, di sovversivo della libertà, della giustizia, della democrazia.
Molte donne e molti uomini che si sono battuti per il prossimo in nome di questi principi hanno pagato con l’ostracismo, l’emarginazione, spesso con la prigione, in alcuni casi anche con la vita.
Chi l’avrebbe immaginato allora che la loro tenacia, il loro lavoro, il loro impegno politico e sociale, avrebbe un giorno condotto dei compagni a rivestire la carica di Consigliere federale, di Consigliere di Stato e, permettetemi, sorpresa tra le sorprese, addirittura quella di sindaco di una città del Canton Ticino?
Se io oggi posso parlarvi da questo palco in tutta tranquillità è grazie all’impegno e non di rado al sacrificio di quelle persone, di quei lavoratori.
La mia, come quella di altri compagni con ruoli di responsabilità nelle istituzioni, è una funzione certo impegnativa, a volte magari stressante, ma che possiamo esercitare in tranquillità e sicurezza. Come detto, non è sempre stato così e, soprattutto, non è dappertutto nel mondo così!
Ed è quindi nostro dovere ricordare chi non ha il privilegio di questa condizione.
Un mese fa ho avuto la fortuna ed il piacere di incontrare a Bellinzona, nella mia nuova veste di sindaco il signor Molluhanca ed alcuni suoi collaboratori. Il signor Molluhanca è pure lui sindaco, nel Comune di Espinar, un agglomerato nelle ande peruviane.
Nella sala del municipio di Bellinzona ci ha raccontato dei loro problemi e delle loro difficoltà; di quanto fosse difficile preservare il proprio territorio ed in generale il proprio ambiente dall’ingordigia delle multinazionali minerarie, tra cui anche società con sede in Svizzera, per esempio la Xstrata domiciliata a Zugo.
Ci ha raccontato dei loro scavi nelle viscere delle loro montagne alla ricerca di preziosi minerali, soprattutto il rame: e l’inquinamento delle acque, indispensabili al sostentamento della popolazione, che queste attività provocavano.
Ebbene rientrato in patria tra la sua gente, il sindaco signor Molluhanca e diversi suoi collaboratori sono stati arrestati: avevano osato mettere in discussione, contestare lo sfruttamento del proprio territorio.
Capite facilmente che non è proprio la stessa cosa fare il sindaco a Espinar e farlo a Bellinzona.
E’ però altrettanto vero che pretendere di leggere oggi il nostro momento storico come quello di due fronti contrapposti tesi a sopraffarsi ed eliminarsi l’un l’altro non renderebbe assolutamente giustizia alla complessità della vita e dei rapporti sociali che connotano il mondo odierno, in Svizzera, in Europa.
Un universo di ruoli e di relazioni, quindi di scambi sul piano politico, economico, sociale, culturale profondamente cambiato; e anche la sinistra è cambiata, ha dovuto cambiare. Almeno quella parte della sinistra che ha accettato di confrontarsi e di misurarsi con il mondo così com’è.
Sapendo riconoscere il valore e l’importanza di chi, nell’ambito privato prende iniziative, si assume rischi anche personali ed al contempo comprende ed accetta la propria responsabilità sociale; la responsabilità verso le persone che lavorano per lui, verso l’ambiente, verso lo Stato.
Il vero tema con cui oggi è confrontata la sinistra, la sua sfida, è quella dell’ equa distribuzione della ricchezza, delle uguali opportunità e, quindi anche, della coesione sociale.
Non è più, da un pezzo, quella di sconfiggere, abbattere, eliminare l’avversario.
Il capitalismo, come ebbe a dire una volta Olof Palme - grande primo ministro svedese, morto assassinato nelle le strade di Stoccolma 30 anni fa - il capitalismo, diceva, non è una pecora da scannare, ma un animale da accudire, controllare e, ad intervalli regolari, tosare e con la sua lana farci i cappotti assicurando che ognuno abbia di che vestirsi e ripararsi comodamente in inverno. Se poi qualcuno ha cappotti colorati o ne ha più di uno non è decisivo.
Quante volte abbiamo sentito dire, da destra e da sinistra, che la socialdemocrazia era morta, che i socialisti erano finiti? Io stesso durante le mie campagne elettorali l’ho sentito e me lo sono sentito dire non so in quante occasioni.
Il Welfare costa troppo... ci dicevano da destra: già ma cosa ci costa una società senza Welfare??
Sull’altro versante fu un errore di valutazione ritenere nel 1929 e poi ancora negli anni 70 che il capitalismo fosse agonizzante; e molto probabilmente è ingenuo credere che lo sia oggi, congetturando su mondi alternativi per un futuro talmente lontano da risultare fuori dal tempo, utopico; anche se, poi, giustamente, nessuno di noi deve rassegnarsi a considerare quello attuale come l’assetto definitivo;
Nel frattempo la SPD in Germania è tornata a sollevare la testa, conquistando un Land dopo l’altro; in Francia ha vinto Hollande e probabilmente oggi assisteremo ad un’altra vittoria della sinistra; anche in Inghilterra sembrerebbe che le cose stanno di nuovo cambiando. Vedremo…ma si può essere ragionevolmente ottimisti.
E’ comunque vero che, come ebbe a dire qualche tempo fa Orazio Martinetti, la svalutazione del lavoro, gli stati d’ansia e la concorrenza sul mercato - tra vecchi e giovani, tra autoctoni e immigrati, tra residenti e frontalieri, tra garantiti e precari, tra regolari e clandestini - stanno viepiù avvelenando i rapporti sociali, a tutto vantaggio dei demagoghi di turno.
Noi sappiamo che è sempre molto confortante e rassicurante poter dare la colpa a qualcuno, in particolare se straniero.
Sappiamo però anche che le cose sono assai più complesse di quanto non ci vogliano fare credere questi demagoghi e che i problemi, quelli veri, stanno da un’altra parte.
Stanno laddove brama e cupidigia obnubilano intelligenza, uccidendo il senso di responsabilità e, soprattutto, il senso di comunità.
E’, e rimane, quindi nostro compito quello di ricordare e affermare nella nostra azione politica i valori ed i principi che ispirarono i lavoratori emigranti all’inizio del 900: giustizia, solidarietà, libertà.
Mario Branda
17 giugno 2012
Care compagne,
cari compagni,
abbiamo il piacere di ritrovarci anche quest’anno insieme al Ceneri. Un’altra volta le socialiste, i socialisti ticinesi si riuniscono sotto i secolari castagni.
Mi raccontava un amico che quando da bambino passavano per questa strada, un suo parente gli diceva, più o meno all’altezza della statua di San Carlo Borromeo, che qui c’erano stati i briganti e adesso c’erano i socialisti. Lui non capiva. Sapeva cos’erano i briganti, ma non i socialisti: pensava però che dovessero essere più o meno la stessa cosa se avevano scelto di stare qui. Lui però che conosceva la storia di Robin Hood si era fatto un’immagine romantica dei briganti. Il problema credo stia tutto qui: come fare a spiegare a un bambino che cosa è il socialismo. Se riuscissimo, care compagne e cari compagni a farlo penso che la nostra strada sarebbe molto più facile di quella attuale. Negli ultimi anni si è parlato spesso del tramonto delle ideologie, dicendo che erano ciarpame del secolo scorso e di quello precedente. Il problema però è sapere che cosa si è messo – o si vorrebbe mettere - al loro posto.
A ben guardare le ideologie sono concetti lineari, direi quasi semplici, che consentono di capire i problemi e di intuirne le soluzioni e le direzioni proposte. Si sono volute gettare alle ortiche le ideologie e con esse anche le idee e i valori che ne erano l’ossatura. Come quando si dice “gettare il bambino con l’acqua sporca.”
Sotto questi castagni si è discusso parecchio di queste cose: si sono ricordati i volontari antifascisti partiti per la guerra civile spagnola ben consapevoli che se non fossero morti laggiù sarebbero finiti in prigione una volta tornati qui. Volontari riabilitati solo in anni recenti; e per quasi tutti si è trattato di una riabilitazione… alla memoria. Si sono evocati fatti legati alle vicende del socialismo ticinese caratterizzato anche qui da discussioni dettate dalla divergenza di vedute sulla via da seguire, ossia se stare o non stare in Governo. Oggi siamo qui anche a ricordare che in Governo ci siamo da 90 anni e credo che il senso di questa presenza sia evidente a tutti. Come è evidente il lavoro che le socialiste e i socialisti hanno fatto in tanti anni per il bene del Paese, lottando e impegnandosi con proposte e battaglie per ottenere giustizia sociale, equità, pari opportunità.
Bisognerebbe far passare tutto quanto di importante è stato fatto in questo Paese in questi decenni e chiederci come con il gioco dei “se”: e se i socialisti non ci fossero stati che cosa sarebbe successo?
Se non avessimo lavorato con passione e determinazione oggi il Ticino e la Svizzera non potrebbero contare su un sistema di sicurezza sociale che permette di sostenere chi si trova in difficoltà anche a causa di un sistema economico – finanziario malato e in perenne crisi.
Se non ci fossimo opposti con convinzione ai tentativi di smantellamento dello Stato sociale, del servizio pubblico, della scuola e della sanità, oggi non potremmo fare fronte a tutti i problemi e al disagio con cui siamo confrontati e soprattutto non potremmo garantire un’esistenza dignitosa alle cittadine e ai cittadini di questo Paese.
Non è tutto merito nostro, è vero, abbiamo saputo tessere alleanze come quella di Canevascini nel cosiddetto ventennio di sinistra, ma lo stile e il modo di lavorare del nostro partito ha influenzato anche gli altri diventando spesso “trasversale”. E alcune nostre conquiste, da quelle più storiche come quella dell’introduzione di un’assicurazione per la vecchiaia a quelle più recenti come quella di un fondo per la formazione professionale – solo per citare alcuni esempi – sono diventate patrimonio comune.
Certo non mancano neppure oggi i tentativi di smantellamento dello Stato, di privatizzazione dei servizi pubblici, della scuola, della sanità, in Ticino si presentano sotto vesti diverse rispetto al passato, meno esplicite per certi versi, ma proprio per questo più pericolose e insidiose.
Anche se tutti abbiamo sotto gli occhi quale sia stato il risultato di una politica che a suon di sgravi fiscali che hanno favorito soprattutto le classi privilegiate, togliendo importanti risorse allo Stato per fare politica e rispondere ai bisogni di tutte le cittadine e tutti i cittadini, c’è chi si ostina contro ogni logica e buon senso a voler proseguire su questa strada, proponendo nuove iniziative di sgravi fiscali. La Lega con la sua iniziativa fiscale che costerebbe 200 milioni al Cantone e 160 ai Comuni. L’UDC con un altro pacchetto di sgravi di circa 80 milioni. PLRT e PPD che da una parte dicono no all’iniziativa della Lega, ma rilanciano a loro volta con altre proposte di sgravi.
Come se oggi, con la crisi economica che viviamo, con la difficile situazione dell’euro e con tutto quanto sta capitando da noi e intorno a noi, potessimo risolvere i problemi con la bacchetta magica degli sgravi fiscali. Sgravi che tolgono operatività allo Stato, che impediscono di trovare e implementare soluzioni.
Come se oggi un lavoratore che fatica ad arrivare alla fine del mese con il proprio salario potesse risolvere i suoi problemi perché riceve uno sgravio di dieci franchi, oppure un’azienda in difficoltà potesse risollevarsi attraverso questa politica. Quando è noto che aziende che non fanno utili non pagano imposte.
Sono altre le politiche di cui abbiamo bisogno e sono altre le priorità.
Abbiamo bisogno di una politica e di una rete sociale che non lasci nessuno nel bisogno, che sia in grado di rispondere ai nuovi bisogni dei giovani, delle famiglie, delle madri sole, dei malati e degli anziani.
Abbiamo bisogno di una politica economica forte e innovativa in grado di mantenere e promuovere posti di lavoro, di sostenere quelle aziende che si impegnano a creare lavoro in Ticino, che si impegnano a formare i giovani e che rispettano il nostro territorio e l’ambiente.
Abbiamo bisogno di servizi pubblici forti e efficienti, di una buona scuola pubblica che possa dare a tutti le stesse opportunità indipendentemente dal ceto sociale da cui provengono.
Abbiamo bisogno di un sistema sanitario efficace gestito dal pubblico
Abbiamo bisogno di una politica che promuova degli alloggi a prezzi accessibili.
Come dicevo le energie devono concentrarsi sulla ricerca di soluzioni in grado di rispondere alle sfide che ci attendono. Ed è proprio per questo che negli scorsi giorni il nostro Partito, il gruppo parlamentare ha presentato un primo pacchetto di proposte proprio su questi temi perché entrino finalmente nell’agenda politica. E intendiamo continuare su questa strada per realizzare progetti che vadano a favore di tutte le cittadine e cittadini.
Il paragone è evidente: mentre la destra vuole distruggere sottraendo risorse al settore pubblico, noi vogliamo costruire proponendo soluzioni e incentivi,
non tagli. Chi vuole mettere lo Stato in ginocchio da un lato, chi vuole che stia ben ritto in piedi e faccia il suo dovere, dall’altro.
Si tratta di un confronto perenne che data in fondo della seconda metà dell’Ottocento se lo vogliamo leggere con la lente dei partiti politici. E che certo non è destinato a risolversi checché ne dicano i sostenitori della morte delle ideologie.
Io sono convinta che il socialismo ha molto più futuro davanti a sé che non passato alle sue spalle. Proprio in questi ultimi mesi lo abbiamo visto con le elezioni nei comuni inglesi, con il balzo in avanti della sinistra in Italia e la disfatta di Lega e berlusconismo, lo abbiamo appena visto nei più importanti Laender tedeschi e soprattutto qualche settimana fa in Francia dapprima con l’elezione del secondo presidente socialista dopo Mitterrand e la settimana scorsa nelle legislative. Ed oggi siamo qui anche per sottolineare la conquista della prima città ticinese con un sindaco socialista.
E allora il forte vento di sinistra che sta soffiando in tutta Europa spazzerà via anche in Svizzera ed in Ticino le forze reazionarie e il loro tentativo, ora con la blandizie ora con l’insulto, che puntano a rendere i ricchi ancor più ricchi ed i poveri ancor più poveri, in nome di una presunta libertà. Che è poi solo la libertà di farsi gli affari propri alla faccia di tutta la popolazione. Noi siamo nati con un’aspirazione di giustizia e di quella giustizia abbiamo fatto, facciamo e faremo sempre la nostra bandiera.
Una bandiera che al vento impetuoso della sinistra sventolerà ancora più forte.
Care compagne e cari compagni, viva il partito socialista!
Pelin Kandemir Bordoli
Intervento in Gran Consiglio di Francesco Cavalli, 4 giugno 2012
Signor Presidente, Consigliere di Stato, colleghe e colleghi,
Le scuole comunali di Locarno organizzano da sei anni un concorso di scrittura per le allieve e gli allievi di quinta, dedicato alla memoria di un mio caro amico, Luca Franscella, prematuramente scomparso. Ebbene se andiamo a scorrere l’elenco dei premiati troviamo ragazze e ragazzi di ogni ceto e di svariate culture anche lontane dalla nostra, segno che l’integrazione ha avuto pieno successo senza leggi per la composizione delle sezioni. Sono ragazzi e ragazze che sanno scrivere in buon italiano indipendentemente dalla loro origine.
Altro che “emergenza stranieri”.
Sì, perché questa iniziativa si basa proprio su una presunta, molto presunta “emergenza stranieri”. La parola emergenza, presente nell’iniziativa e nel rapporto di minoranza è un termine molto forte e sta a significare che si è in presenza di un concreto pericolo e che occorre intervenire d’urgenza. Nulla di tutto ciò: secondo gli addetti ai lavori, il Consiglio di Stato e la maggioranza della commissione non c’è alcuna emergenza.
Nelle scuole medie gli allievi di nazionalità non svizzera sono 2970 su 12380 pari al 23%. Di essi però la metà sono nati in Ticino, hanno frequentato le nostre SI e SE e sono quindi da considerare al 100% “scolasticamente svizzeri e ticinesi”
Il passaporto in questi casi non conta e non deve contare assolutamente nulla.
Quanto a quelli non nati in Ticino molti sono comunque arrivati da diversi anni, altri sono di lingua materna italiana tanto è vero che gli alloglotti veri e propri nel corrente anno scolastico sono 146 (68 principianti e 78 avanzati).
E allora dov'è l'emergenza?
.
La nostra scuola, e il settore medio non fa certo eccezione, non è perfetta, anzi ha bisogno di riforme e di nuovi investimenti che le sono un po’ mancati negli ultimi due decenni. Ma non ha bisogno di misure costrittive in materia di integrazione.
Se c’è una cosa per la quale la nostra scuola pubblica merita una buona nota è proprio nell’ambito dell’integrazione o meglio dell’interculturalità. Senza tornare agli anni 70 quando c’era una forte immigrazione dall’Italia segnalo che nel 1992 il consigliere di Stato Giuseppe Buffi concesse un congedo di aggiornamento annuale a una docente delle scuole elementari di Bellinzona (sede Semine con molti figli di immigrati) proprio per una ricerca sul tema della multiculturalità.
E questa sede ha poi sviluppato alcuni apprezzati progetti per migliorare la reciproca conoscenza coinvolgendo non solo gli allievi ma pure le famiglie. E non c’era come non c’è tuttora alcun dispositivo di legge per regolamentare la composizione delle sezioni.
Ovviamente anche in questo campo si può e si deve ancora migliorare: ad esempio applicando concretamente l’art 4 cpv 4 del concordato HarmoS che impegna i cantoni a sostenere i corsi di lingua e di cultura dei paesi d’origine.
Continuando a leggere il testo dell’iniziativa se ne comprendono ancora meglio gli obiettivi: si propone che gli studenti stranieri, alloglotti o di altre culture vengano suddivisi il più possibile all'interno delle classi di scuola media in modo da garantire un'educazione all'italianità e ai costumi locali. Postulati che si richiamano più a un vecchio e superato concetto di assimilazione che a moderni modelli di integrazione e pratica interculturale.
A scuola si insegna la storia universale e svizzera più che le tradizioni e i costumi locali, certo anche quello. Quanto a educare all’italianità preferisco che si insegni bene la lingua italiana a tutti.
Il rapporto di minoranza ammette che nella prassi le direzioni delle sedi di SM, in collaborazione con quelle di SE riescono a comporre classi equilibrate tenendo conto di svariati fattori come il profitto scolastico, il comportamento la lingua, il domicilio e altro ancora. Propone quindi di fissare nella legge quanto già si fa. Operazione del tutto inutile. In seconda battuta l’iniziativista ha edulcorato la proposta aggiungendo al criterio della nazionalità il profilo e il comportamento. Ancora più inutile.
Ancorare nella legge un criterio rigido seppur con la clausola “salvo casi di forza maggiore” potrebbe comportare qualche rischio come la necessità di spostare allievi (svizzeri o stranieri) da una sede a un'altra, con tutte le conseguenze psicologiche e materiali che ciò comporta.
Molto meglio se il delicato passaggio tra SE e SM continuerà ad essere gestito dalle direzioni e dai docenti dei due settori sotto la vigilanza del dipartimento.
Ma sostanzialmente cosa vuole ottenere l’iniziativa? Secondo me una cosa molto semplice: inserire nella legge scolastica il termine nazionalità, per diversificare in un modo o l’altro la popolazione scolastica. No la nostra scuola persegue l’integrazione nei fatti e non a parole, puntando ad una crescita armoniosa che riconosce le costanti universali al di là delle infinite differenziazioni culturali.
Concludendo accettare questa iniziativa sarebbe come mettere un sassolino in un ingranaggio ben funzionante. No grazie, per il bene della scuola pubblica.
Fatte queste considerazioni invito colleghe e colleghi a sostenere le conclusioni del rapporto di maggioranza della commissione scolastica.
di Filippo Contarini
In questi giorni in Ticino sta succedendo qualcosa di incredibile. A gennaio Nenad Stojanovic, vicepresidente del PS Ticino, ha querelato gli editori del Mattino, ovvero responsabili della Lega dei ticinesi, per delitti contro l’onore e discriminazione razziale. Il procuratore pubblico competente ha deciso di non dare seguito alla querela, affermando tra le altre cose che che la discriminazione razziale non sarebbe data, visto che non si tratterebbe in casu di messaggi tali da dipingere un gruppo di persone come inferiori e pertanto prive di dignità umana. La lesione dell’onore invece cadrebbe a causa della notorietà dei modi forti impiegati dai leghisti per esporre e sostenere le proprie idee, insomma un lettore medio potrebbe legittimamente trarre la conclusione che quelle dichiarazioni non vanno recepite alla lettera, indi non ledono l’onore.
La differente linea politica che perseguo rispetto a Stojanovic non mi può trattenere dal dire che è una delle persone più brillanti che la politica ha a disposizione in Ticino. È un valente scienziato, un fine conoscitore della Svizzera e una persona conosciuta e apprezzata nel tessuto sociale ticinese.
Che la politica sia il luogo dello sberleffo e delle parole forti non sarò certo io a negarlo. Qua ci troviamo però di fronte a altro, viste le frasi usate dalla famiglia al potere alla Lega: lo ha definito un “balcanico rigommato”, lo ha invitato a “tornare a casa sua, a Sarajevo”, solo per citarne due. Tutti insulti ribaditi a spron battente non appena è stata pubblicata la decisione del “non luogo”, il che fa diventare la problematica non solo giuridica, ma anche culturale.
Che nei blog di tio.ch, così come nelle osterie, si usino questi epiteti è purtroppo inevitabile. Che però i responsabili di un partito politico usino pubblicamente questi epiteti nei confronti di una persona eletta a furor di popolo nel Gran Consiglio ticinese ci lascia veramente basiti. Non solo l’insulto personale (l’aggettivo rigommato è vomitevole, acccosta l’essere umano a un oggetto e tocca i diritti di una persona che ha adempiuto le regole di legge, volute democraticamente da noi svizzeri, che sono oltretutto le più rigide d’Europa). Qua viene insultata anche la gente ticinese che ha deciso di dare la sua fiducia a un suo concittadino.
Odio criticare le sentenze, in particolare quelle che intervengono sulla politica. Il procuratore Respini si è infatti trovato davanti a un compito ingrato, di quelli che rischiano di mettere in crisi l’intero sistema. È sempre estremamente complicato pretendere che una persona eletta dal parlamento non si lasci influenzare in una causa proposta fra parlamentari o capi di partito, in particolare temendo le conseguenze delle sue decisioni. È difficile mettersi nei suoi panni di fronte a decisioni del genere, le sue considerazioni mi paiono però fumose, soprattutto perchè mal si conciliano con una considerazione di fondo presa dal legislatore supremo, quello federale, per cui chi è naturalizzato diventa Svizzero a tutti gli effetti, anche nella sua dignità. Ma soprattutto le sue considerazioni danno ai Bignasca, i capi del partito di maggioranza, una licenza d’insultare. Non è satira, signori, quella della Lega, editrice del Mattino attaverso il suo presidente a vita, è lotta politica per ottenere cadreghini! E la Lega ha evidentemente più diritti degli altri, in questo cantone.
Adesso staremo a vedere cosa dirà la Corte dei reclami penali di fronte al ricorso contro il “non luogo” di Respini. Siamo consapevoli che purtroppo la distinzione tra politica e diritto (in tutti i paesi del mondo, in Italia come in Svizzera, nonostante le differenze sistemiche) farà sempre il gioco del politico teppista. In particolare sento già le urla se si dovesse andare fino al tribunale federale: “balivi!”, sbiascicato da chi ha tutto l’interesse a farsi tutelare davanti a Mon Repos in altre cause che probabilmente gli convengono di più.
Sabato 12 maggio, con inizio alle 13.15, nell'aula magna della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona il PS ha organizzato una conferenza cantonale centrata su due temi di stringente attualità: "Il Partito socialista e la politica europea", argomento di una risoluzione presentata da Filippo Contarini, e una discussione sul documento del PSS "per una politica migratoria globale e coerente".
Riguardo al primo punto, la conferenza cantonale ha deciso di non accogliere la risoluzione di Contarini, che comunque è stato ringraziato per aver sollevato un problema di scottante attualità. Il programma nazionale è a lungo termine, e dunque non contrasta con una riflessione sulla situazione contingente dell'UE, che può indurre a sollecitare un rallentamento nel percorso di adesione all'Unione. Il confronto è stato l'occasione per riflettere sui diritti, sulla socialità in Svizzera e nell'Unione Europea.
Il gruppo di lavoro sulla formazione ha rilevato una generale scarsità di informazioni a disposizione dei migranti, che così incontrano difficoltà nel proprio percorso di (ri)qualificazione professionale. Ha suggerito perciò di assumere una posizione più critica sulla legge sulla formazione continua ora in consultazione.
Il gruppo di lavoro che si è occupato dei Paesi terzi ha trattato le politiche di asilo, di ricongiungimento familiare e di integrazione. Ha suggerito che ai migranti venga concesso un permesso permanente, funzionale al ricongiungimento familiare, che dovrebbe sempre essere possibile. In merito ai rimpatri coatti, il gruppo ha chiesto che vengano eseguiti attenendosi dalle regole previste dalla Commissione europea contro la tortura.
In merito ai frontalieri, alla libera circolazione e alle misure di accompagnamento, il corrispondente gruppo di lavoro ha chiesto che si eserciti una maggiore attenzione sui permessi permessi di breve durata, in particolare eliminando le notifiche on line, e che siano più incisive le sanzioni previste per le ditte inadempienti. Invece è stata respinta la proposta di legare il permesso al posto di lavoro e non alla persona, perché così facendo la posizione del lavoratore si indebolirebbe.
Documento del PSS; Gruppo di lavoro formazione; Gruppo di lavoro frontalieri; Gruppo di lavoro paesi terzi; Proposta di risoluzione sull'Europa di F. Contarini; Posizione della direzione del PS sulla risoluzione Contarini
Il gruppo parlamentare ha voluto manifestare solidarietà nei confronti della collega Chiara Orelli Vassere e della sua famiglia, ma ha soprattutto voluto rimettere al centro del dibattito politico i valori che devono distinguere l’agire politico dei rappresentanti istituzionali dei Partiti.
Un forte segnale per dire che bisogna reagire fermamente al degrado del el dibattito politico e ad un clima politico fatto di minacce, ricatti e insulti.
di Saverio Lurati
Come possiamo ancora confrontarci serenamente con un partito e un gruppo parlamentare che ha dimostrato per l’ennesima volta un’incapacità cronica di assumersi le proprie responsabilità, di fronte ad un attacco proditorio, perpetrato nei confronti di una persona che niente ha a che vedere con la vita parlamentare se non per il fatto di essere padre di una stimata deputata?
Questo è il quesito che i partiti che compongono l’arco parlamentare devono porsi con il necessario distacco, facendo astrazione dalla figura del probabile nuovo presidente del Gran Consiglio.
Ed è una questione che richiede una risposta chiara e urgente, poiché altrimenti, come del resto sta già avvenendo, mistificazioni e manipolazioni della realtà continueranno ad avere il sopravvento sulla verità e sulla capacità di confrontarsi apertamente, magari anche duramente, sui fatti e sui problemi che segnano la quotidianità del nostro Cantone.
Per quanto mi compete, ho fatto la mia scelta: non parteciperò più a nessun dibattito nei prossimi tempi in cui persone che hanno indegnamente attaccato altre persone, siano esse politici, funzionari o anche semplici cittadini, non abbiano pubblicamente preso le distanze da un modo di fare che sta da troppo tempo inquinando il dibattito politico cantonale.
Mi sono sempre battuto per la libertà di pensiero e di stampa, al punto da essere a volte ritenuto, all’interno del partito, poco risoluto nei confronti della lega. Semplicemente avevo ritenuto che con un linguaggio chiaro e con le buone pratiche si potesse contenere il dilagare dell’imbarbarimento comunicativo e culturale in atto. Mi sono sbagliato e ne prendo atto.
Se il mio modo di agire onesto e liberale è stato interpretato come un assenso indiretto a certe pratiche, significa che il buon senso non ha più diritto di cittadinanza in questo cantone e pertanto è giunto il momento di agire e lo spartiacque è questo ennesimo episodio di inciviltà che obbliga tutti coloro che credono ad un modo diverso di fare politica a scegliere da che parte stare.
Continuare a tirare diritto, a comportarsi come se nulla fosse, a confinare tutta una serie di episodi tra “il tutti responsabili, nessuno responsabile” come affermato da Chiara, significherebbe, a questo punto, rendersi complici di un’omertà che in tempi non molto lontani ha portato all’ascesa di regimi alimentati da passioni all’olio di ricino e al manganello.
Io non ci sto. E lo affermo sia come semplice cittadino, sia come deputato che presidente del Partito socialista.
di Pelin Kandemir Bordoli
Siamo qui a discutere della nomina del presidente del Gran Consiglio, ovvero di quel presidente che dovrà rappresentare le cittadine e i cittadini di questo Cantone, rappresentare le Istituzioni e i valori democratici ed etici che stanno alla base del nostro vivere comune e delle nostre Istituzioni.
Lo facciamo in un contesto particolare e direi per certi versi drammatico e triste.
Settimana scorsa si sono susseguiti una serie di fatti che non possono essere sottaciuti per il rispetto delle persone coinvolte, ma anche per il rispetto stesso che dobbiamo alle nostre Istituzioni che altrimenti rischiano di perdere qualsiasi valore e significato.
Anche se sappiamo tutti cosa sia successo settimana scorsa, è bene ricordarlo ancora una volta.
Il Mattino della Domenica ha scritto una frase, un’unica frase in cui è riuscito ad esprimere un pensiero agghiacciante e terrificante. Un augurio di morte, una frase contro il rispetto della vita.
Di fronte a questo, non abbiamo reagito con ricatti, minacce nè tantomeno abbiamo fatto richieste impossibili o chiesto di accampare delle scuse come qualcuno ha cercato di far credere, ma abbiamo, oltre a manifestare solidarietà alle persone coinvolte, chiesto una posizione chiara, un’assunzione di responsabilità ai rappresentanti di quel movimento che si riconosce nel Mattino della Domenica, di cui quel giornale è organo ufficiale o ufficioso che sia. Abbiamo chiesto questo al gruppo parlamentare della Lega.
Non abbiamo parlato della presidenza del Gran Consiglio, non abbiamo parlato del candidato della Lega ponendogli chissà quali condizioni.
Abbiamo chiesto di fronte ad un atto ignobile e vergognoso da che parte si sta? Abbiamo chiesto chiarezza, di dire se si condividono o meno quei contenuti, e questa richiesta l’abbiamo fatta ai rappresentanti istituzionali dei Partiti, della Lega quale rappresentante appunto di quel giornale che ha inviato l’augurio di morte a Giovanni Orelli.
Permettetemi, colleghe e colleghe, che sia io, figlia di una terra lontana, diversa dalla vostra, come qualcuno ci tiene a sottolineare, a dire questo a voi. Augurare la morte a qualcuno che è figlio e sintesi di questa terra, è in qualche modo un augurio di morte a noi stessi. Il Ticino non è solo quello di giovani rampolli irresponsabili: è anche il Ticino di Giovanni Orelli, che pubblica le sue cose da Einaudi e Mondadori ma che d’estate è sui prati delle sue valli, anche a ottantatre anni, a falciare il fieno. Augurare la morte a un figlio nobile di questa terra, a un figlio che ha saputo e sa accompagnare nel migliore dei modi la transizione tra una civiltà contadina di cui essere orgogliosi e fieri a una cultura diversa, aperta al mondo ma solida nel solco della tradizione, è una scelta stoltamente suicidaria. Cosa abbiamo da contrapporre, cosa avete da contrapporre, voi che ne volete la morte, a quella tradizione, onesta e fiera, che è il nostro Ticino? Il Ticino non è un vostro patrimonio: è almeno altrettanto nostro, di Giovanni Orelli, di chi sta con lui, in un’idea diversa, di quello che ci fa ‘paese’.
Non c’è e non c’è stata nel mio gruppo nessuna volontà di vendetta nei confronti di chicchessia e a tal proposito sono molto belle e significative le parole scritte da Luisa Orelli in risposta a quanto apparso sul Mattino della Domenica“È stato difficile ricevere lo schiaffo di quella frase, domenica, ma due cose ho detto a mio figlio: farà un po’ male, ma poi il dolore passerà, ed è più facile che passi se non lo si amplifica nella vendetta. Che augurare la morte di qualcuno è terribile,tanto più quella di un anziano, ma che tutti moriremo: l’importante è vivere, è fare cose belle e giuste in questa vita. Come il nonno. È questa l’immortalità cui possiamo aspirare, perché non è vero che vince la morte".
Una risposta morale, di grande civiltà di fronte a un atto vergognoso.
Il ricatto, le minacce, la vendetta non ci appartengono, non appartengono al nostro modo di intendere la politica, non stanno alla base dei nostri valori e della nostra cultura politica, sono però espressione di un modo di fare e intendere la politica che purtroppo domina l’agire politico di numerosi rappresentanti e che avvelena da fin troppo tempo il clima politico. Una situazione che porta le persone a lasciare l’impegno politico perché il tutto è trasformato in una sceneggiata e neanche di quelle particolarmente riuscite, che si rivela drammatica per le persone coinvolte. Una scelta che purtroppo ha fatto la nostra collega Chiara Orelli Vassere che ha espresso nella sua lettera con parole inequivocabili la sua posizione su questo gioco massacrante e svilente. Una sua scelta personale coraggiosa che io e il mio gruppo possiamo solo rispettare, ma per cui proviamo una immensa tristezza. Un’altra risposta morale e di grande dignità di fronte a un atto vergognoso e a tutto quello che è susseguito.
Il mio gruppo ha deciso di resistere, di resistere alle barbarie, di resistere alle minacce giunte da via Monte Boglia.
Lo facciamo per solidarietà nei confronti della nostra collega Chiara Orelli Vassere, della sua famiglia, ma anche di tutte le altre vittime che in questi anni si sono viste messe alla berlina con toni e metodi che non hanno niente che fare con la politica. Non riesco nemmeno a pronunciare tutti i loro nomi, visto che il tempo non sarebbe sufficiente a citarli tutti.
Con questi modi e con il clima che si è instaurato si sta sabotando la politica, quella politica che dovrebbe occuparsi di cose più serie, come richiesto da tutti a parole che però nei fatti continuano a non voler praticare, preferendo l’attacco personale, con il disprezzo nei confronti delle persone, proseguendo una strategia definita, non da me ma da altri, di “celodurismo” che ha effetti nefasti sulla vita delle persone coinvolte, ma anche su tutta la politica ticinese perché qui si stanno negando tutti i valori alla base di ogni vivere civile e democratico.
Non si può di fronte a tutto ciò rispondere se non votate come dico io, per ripicca io non vi nomino nelle commissioni oppure negli enti parastatali o con minacce di boicottare la legislatura, facendo oltretutto torto ai propri elettori ed elettrici. Non si può cercare di confondere le acque dicendo sì, ma, però, così fan tutti, confondendo le ingiurie e le intimidazioni degli uni con le critiche, anche severe, degli altri, confondendo un sistema che da anni va avanti a colpi di denigrazioni pesanti con i tentativi, discutibili e condannabili, di far capire che questa modalità può essere usata anche contro chi da anni di questo sistema vive o si avvantaggia. O si ha il coraggio di assumere una posizione o non lo si ha. O si ha il coraggio di dire basta a queste barbarie o non lo si ha. Punto e basta, senza nascondersi dietro al fatto che le responsabilità non sono nostre, ma sempre di altri.
La politica e il Parlamento dovrebbero essere il luogo del confronto tra visioni, idee e progetti diversi tra di loro che possono scontrarsi aspramente e anche in maniera litigiosa. Questo è un confronto che io non temo perché basato appunto sul pensiero di un mondo, su delle idee, su dei concetti ed è utile perché orientato ad affrontare i problemi e possibilmente a risolverli, ma questo tipo di confronto non è orientato all’annientazione dell’altro e alla sua denigrazione.
Parlo di coraggio perché in questi giorni la vicenda che ha coinvolto la famiglia Orelli mi ha molto colpito sul piano personale e politico. Mi ha colpito ovviamente per la triste vicenda stessa che ha coinvolto loro direttamente, ma che ha colpito anche me indirettamente. Più persone in questi giorni si sono sentite in obbligo di avvertirmi, per il mio bene, dicendomi di stare attenta, di espormi meno su queste storie perché pur sempre rimango una svizzera solo sulla carta e perché non si sa mai… Quelle frasi dette così e lasciate in sospeso, dette a volte senza cattiveria ma cariche di significato.
Un significato che io ho colto, che è emblema del nostro clima politico, ma che non voglio condividere soprattutto nella mia veste di politico a capo di un gruppo parlamentare, ma anche come semplice cittadina, perché se non si ha il coraggio di esprimersi di fronte a queste situazioni e di assumersi anche le conseguenze, non si avrà il coraggio neanche per il domani rimanendo impigliati in una rete senza futuro.
Ci sono come nella vita, anche in politica dei limiti e questi limiti sono stati ampiamente superati. Qui non si tratta di una lite tra Lega e Partito Socialista, qui non si tratta di dire se Michele Foletti sarà o non sarà un bravo presidente del Gran Consiglio perché questo significherebbe, come già detto da qualcuno nei giorni scorsi, continuare implicitamente sulla strada di una banalizzazione della brutalità che oggi non ci possiamo più permettere. Qui non si tratta di ridurre il tutto a una questione di cadreghini, come qualcuno ha volutamente fatto. Il punto è un altro e penso che l’abbiamo tutti capito.
Il mio gruppo parlamentare non intende prestarsi a questo gioco, come non intende rispondere con la vendetta e tanto meno reagire alle minacce. Non intendiamo contribuire a questa sceneggiata presentando un secondo candidato alla presidenza del Gran Consiglio, perché non è questa la questione. La questione è un’altra e l’ho ampiamente esposta.
Per questa ragione il mio gruppo oggi abbandonerà l’aula e invita coloro che credono che bisogna reagire fermamente a questa situazione a fare altrettanto.
Vorrei concludere con una poesia di Giovanni Orelli. Perché noi siamo figli di una civiltà che usa la parola contro la barbarie, che ha posto la parola e il dialogo come fondamento del vivere civile. Perché la parola, e soprattutto la poesia, vince la morte del pensiero e della bellezza. Perché siamo infine in un parlamento, e il parlamento dovrebbe tornare a essere la palestra degli spiriti, e non il retrobottega oscuro della desolazione.
La poesia che leggo, e con la quale concludo, è tratta da “Un eterno imperfetto”, di Giovanni Orelli, pubblicato da Garzanti nel 2006, e si chiama “Futuro”:
Problematico è l’uso del futuro.
Tu potrai dir morirò.
Posso io dire amerò?
Reagirà domani il cuore?
Sarà gelida neve di gennaio,
pioggerella di maggio di novembre,
sole d’agosto che l’erba brucerà
nebbia che sulla campagna sta?
Morte ti fa paura?
Non nominarla, parla di futuro.
Il prossimo 17 giugno votiamo NO alla modifica della Legge federale sull'assicurazione malattie (Reti di cure integrate, Managed Care).
L'argomentario di Marina Carobbio Guscetti
Sul sito del PSS
di Manuele Bertoli
“Aspettiamo con ansia la prossima pubblicazione di Giovanni Orelli. Negli annunci funebri”
Così, sul Mattino della domenica di ieri e sotto le mentite spoglie della battuta, è stata pubblicata questa miserabile frase. Non è la prima volta che il giornale della Lega se la prende in maniera violenta con lo scrittore e l’intellettuale di sinistra Giovanni Orelli. Lo ha già fatto, anche quando le sue condizioni di salute erano davvero precarie. Oggi con accresciuta cattiveria torna ad attaccare sul piano della cultura una persona anziana, recentemente insignita del prestigioso premio Schiller, che ha onorato lui e con lui tutto il Ticino. Un Ticino che Orelli conosce nelle sue radici più profonde molto più di quanto non pretenda il partito “territoriale” nostrano.
“Nemmeno gli dei possono qualcosa contro la stupidità umana” ebbe a scrivere Friedrich Schiller, l’autore del Guglielmo Tell. Come dargli torto. A nome mio, quale responsabile della cultura per il Cantone, e dei troppi che anche questa volta staranno zitti di fronte a questa ennesima porcheria, vada a Giovanni Orelli la più ampia solidarietà.
Saverio Lurati, presidente PS
Pelin Kandemir Bordoli, Capogruppo PS in Gran Consiglio
Augurarsi la morte di una persona, come fatto dal Mattino della Domenica nei confronti di Giovanni Orelli è qualcosa di vergognoso, ignobile e del tutto inaccettabile, qualcosa che non dovrebbe lasciare indifferente nessuno.
Giovanni Orelli oltre che apprezzato uomo di cultura, è stato membro attivo del Partito Socialista e stimato deputato in Gran Consiglio. Un uomo che per tutta la vita si è impegnato nella difesa dei più deboli, nella salvaguardia del nostro territorio e nella promozione della cultura. Un uomo che merita il nostro profondo riconoscimento e non sicuramente la violenza e l’odio espressi dal Mattino della Domenica.
Si può essere avversari in politica, avere idee differenti e anche scontrarsi aspramente sul fronte delle idee e dei progetti, ma auspicare la morte di un essere umano è davvero cosa indegna e che ci lascia sconcertati.
A Giovanni Orelli, alla sua famiglia e a sua figlia, nostra collega deputata in Gran Consiglio Chiara Orelli Vassere va tutta la nostra solidarietà per questo inqualificabile gesto.
Durante il dibattito parlamentare sulla revisione della Legge sull’Ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti (LORD) si è riproposto ancora una volta il tema del lavoro a tempo parziale per le funzioni dirigenziali.
La domanda di fondo è se sia possibile coniugare il lavoro a tempo parziale, a partire da un impiego al 50%, con un posto di responsabilità.
La mia risposta è sicuramente positiva, nonostante buona parte del Parlamento non abbia voluto accettare questo principio.
Ci sono ormai numerosi studi che dimostrano come il tempo parziale non intacchi l’efficienza e possa perfettamente conciliarsi anche con lavori di importante responsabilità. Purtroppo il pregiudizio sul fatto che se non lavori al 100% non puoi essere un buon dirigente resiste. Nonostante anche in Parlamento vi siano molti esempi che mostrano chiaramente come si possa lavorare avendo funzioni dirigenziali, essere parlamentari, municipali e magari anche membri di consigli d’amministrazione (e allo stesso tempo avere una famiglia), la maggioranza dei parlamentari non ha potuto esimersi dal votare contro un emendamento socialista che chiedeva di estendere il lavoro a tempo parziale a partire dal 50%, laddove le esigenze dell’Amministrazione lo consentono, anche ai ruoli dirigenziali.
Così chi vuole fare carriera all’interno dello Stato deve lavorare almeno oltre l’80%. In questo modo purtroppo tutti i buoni propositi per una politica moderna dell’organizzazione del lavoro e per la promozione della conciliabilità lavoro e famiglia vengono indeboliti, per non dire completamente vanificati.
La questione delle carriere tocca in modo particolare le donne, che sovente scelgono il tempo parziale per meglio conciliare gli impegni famigliari con il lavoro. Con la soluzione scelta dalla maggioranza del Parlamento ticinese, esse devono rinunciare a una possibile carriera professionale proprio perché preferiscono dedicare parte del proprio tempo di lavoro alla cura dei figli e della famiglia.
Il problema tocca però sempre più sovente anche gli uomini che vorrebbero poter contribuire alla cura dei figli o potrebbe riguardare una persona colpita da malattia che potrebbe lavorare a tempo parziale.
Se è che la legge prevede delle eccezioni in casi speciali, Consiglio di Stato e Parlamento avrebbero potuto fare uno sforzo per non relegare queste situazioni all’eccezionalità, promuovendo una politica non ostile al tempo parziale.
Il Cantone ha perso in questo dibattito un’occasione importante per attuare una diversa e moderna politica dell’organizzazione del lavoro nell’ottica delle pari opportunità.
Esempi positivi in questo senso provengono dall’economia privata, dove aziende come Novartis, Raiffeisen o anche imprese più piccole attuano una politica nell’ottica delle pari opportunità permettendo il tempo parziale nelle funzioni dirigenziali . Ciononostante la buona maggioranza del Parlamento – anche quella sempre pronta in genere a lodare il privato o pronta a chiedere politiche per conciliare lavoro e famiglia – ha bocciato sonoramente questa proposta per il personale dello Stato.
In un convegno del 2006 dal titolo“La parità entra in azienda”, organizzato dalla Società degli Impiegati del Commercio, Franco Ambrosetti, allora presidente della Camera di Commercio del Cantone Ticino, disse queste testuali parole: “Per quando riguarda il tempo parziale, credo che a partire dal 50% non debba costituire un ostacolo alla carriera. L’azienda deve essere naturalmente pronta ad adottare modelli e posizioni adatti ad un lavoro a tempo ridotto. E credo che molto, se non tutto, dipenda dalla cultura aziendale di ogni singola azienda e dall’humus culturale che ci circonda. Si può essere direttrici generali anche a tempo ridotto”.
Si può e le esperienze positive lo dimostrano. Ci vuole però una volontà di cambiamento della cultura aziendale e dell’organizzazione del lavoro. Soprattutto è necessario superare il pregiudizio nei confronti del tempo parziale e quella sorta di pigrizia mentale che fa sì che qualsiasi cambiamento o proposta moderna di gestione del lavoro diventi inevitabilmente inaccettabile, inefficace e inattuabile.
Peccato che il Parlamento di questo Cantone non sia ancora pronto e abbia davvero perso un’occasione per passare dalle parole ai fatti.
Speriamo nel futuro. Con il tempo e la paglia, dice un proverbio…
Con la Legge per l’innovazione economica lo Stato vuole sostenere ed incentivare investimenti in ambito industriale che introducono innovazioni rispetto al mercato nel prodotto, nel servizio o nel processo produttivo. Le iniziative proposte in questo ambito possono beneficiare di agevolazioni fiscali e/o contributi a fondo perso.
Alla luce dei nuovi dispositivi per la trasparenza dello Stato, ma soprattutto con lo scopo di valorizzare quelle aziende meritevoli che svolgono anche un importante ruolo di apporto e sostegno alla crescita economica del Cantone, il gruppo socialista ritiene importante che i nominativi di queste aziende siano pubblici e conosciuti anche dalle cittadine e dai cittadini. Per questa ragione propone una modifica all’art. 26 della Legge per l’innovazione economica che permetta allo Stato di stilare e pubblicare una lista annuale con l’elenco delle aziende che ricevono aiuti e sostegni di varia forma sulla base della L-Inn.
Il 1° gennaio 2010 è entrata in vigore anche per l’Imposta Cantonale e Comunale la Riforma delle Imprese II.
Alla luce di quanto emerso dalle prime stime federali e dai 2 ricorsi evasi recentemente presso il Tribunale Federale di Losanna, è lecito porsi delle domande su quali saranno le conseguenze, in termini di mancate entrate fiscali, dell’introduzione della normativa a livello cantonale e comunale.
Oltre allo sgravio sui dividendi e sugli utili di liquidazione, con la Riforma è data anche la possibilità, a partire dal 1° gennaio 2011, di “trasformare” i dividendi in apporti alla Società, esentando di fatto al 100% questi capitali (in effetti la loro restituzione è un rimborso di capitale esente e su questi redditi non viene effettuata la trattenuta dell’imposta preventiva). Una questione questa che aveva già sollevato molte perplessità e discussioni durante il dibattito al Nazionale. Molte multinazionali con sede in Svizzera e alcuni fra i gruppi bancari più importanti (Adecco, CS, Zurich Financial Services, Glencore, Syngenta, ecc.) si sono già avvalsi di questa possibilità nel corso del 2011, come recentemente riportato da alcuni media della Svizzera Interna, per un ammontare complessivo di alcuni miliardi di Franchi Svizzeri.
Siccome si preannunciano anni difficili dal punto di vista dei conti dello Stato, ci permettiamo di chiedervi:
1) a quanto è stimata la minor entrata fiscale in conseguenza dell’entrata in vigore della Riforma delle Imprese II anche per l’Imposta Cantonale e Comunale per i periodi fiscali 2010 e seguenti?
2) la Divisione delle Contribuzioni è in grado di quantificare quante società con sede principale o succursali in Ticino si sono avvalse della facoltà di trasformare i dividendi in apporti di capitale?
3) é possibile indicare quale tipologia di contribuente ha approfittato maggiormente di questa Riforma?
4) nel preventivo 2012 e nel Piano Finanziario si è già tenuto conto di questi elementi? Con quale incidenza?
Per il gruppo socialista
Pelin Kandemir Bordoli
Mario Branda, Fabio Canevascini, Bruno Cereghetti, Gianrico Corti, Saverio Lurati, Nicoletta Mariolini, Nenad Stojanovic, Bruno Storni, Chiara Orelli Vassere

C’era un ambiente festoso e simpatico giovedì sulla piazza federale: Merlot, salumi ticinesi e formaggio dell’alpe sono stati offerti ai/alle parlamentari che si sono avvicinati/e alla bancarella improvvisata. Diversi membri di 14 organizzazioni ticinesi hanno poi spiegato i motivi che le hanno spinte a dire no al secondo tubo della galleria autostradale del Gottardo. Il tutto annaffiato da un buon bicchiere di Merlot. “Anche con un solo tubo, non vi faremo mancare il merlot” recita lo strisicone rosso-blu. Diversi i/le parlamentari che si sono fermati, ne citiamo alcuni: la consigliera nazionale Marina Carobbio-Guscetti, il presidente del PS Christian Levrat, i consiglieri nazionali PS Stéphane Rossini, Carlo Sommaruga e Christophe Schwaab, la sentatrice PS Liliane Maury-Pasquier.
Quattordici associazioni ticinesi si sono recate oggi a Berna per ribadire la loro opposizione alla costruzione del secondo tubo autostradale sotto il Gottardo. Secondo loro questa opera causerebbe ancora più traffico in Ticino, principalmente camion in transito. Questo aumento del traffico porterebbe con sé delle conseguenze drammatiche per i Ticinesi, sia a livello di qualità di vita, sia a livello di salute, sia a livello di mobilità. La politica di trasferimento delle merci dalla strada alla rotaia verrebbe così irrimediabilmente compromessa. Il secondo tubo è già stato bocciato due volte in votazione popolare sia a livello svizzero che a livello cantonale. Entrambe le volte (con l’Iniziativa delle Alpi e con la recente Iniziativa Avanti) i Ticinesi hanno detto chiaramente di no a un secondo tubo, sconfessando il proprio Governo.
Le associazioni ribadiscono che la sicurezza è un argomento che parla a favore dello status quo, piuttosto che a favore del raddoppio. Infatti, due tubi monodirezionali non sono affatto più sicuri di un solo tubo: il rischio d’incidenti gravi dipende anche da altri fattori imprevedibili e incontrollabili. Per esempio, nel vicino Seelisberg avvengono molti più incidenti che nel Gottardo. Le associazioni concordano inoltre con i numerosi studi che affermano che la costruzione di un secondo tubo senza aumento della capacità è una pia illusione. La costruzione di quattro corsie per usarne solo due è una barzelletta a cui nessuno crede. Alla prima colonna, le pressioni dell’Unione Europea costringerebbero la Svizzera a rinunciare alla propria sovranità e ad aprire le quattro corsie.
Le associazioni hanno anche recapitato una lettera di presa di posizione alla Consigliera federale Doris Leuthard.
Maggiori info: www.sud-nord.ch
Il Partito Socialista si è opposto al messaggio dell’amnistia fiscale per le persone fisiche e giuridiche fin dall’inizio perché avrebbe creato una evidente e ingiusta disparità di trattamento fra i contribuenti “virtuosi” (quelli cioè che hanno sempre dichiarato tutti i loro redditi e la loro sostanza alle autorità fiscali, pagando le imposte dovute) e quelli che invece hanno sottratto risorse all’ente pubblico.
Gli elementi forniti a giustificazione di una disparità di trattamento di tale portata dal rapporto di maggioranza e dal messaggio sono assolutamente insufficienti ed eticamente discutibili.
Il Gruppo Socialista si rallegra del fatto che una maggioranza del Parlamento ha aderito alla posizione del PS affossando definitivamente una proposta iniqua che avrebbe premiato gli evasori.
La situazione occupazionale derivante dalla sopravvalutazione della nostra moneta impone, in particolare al nostro Cantone, di operare in modo da mettere sotto pressione la Banca Nazionale affinché si adoperi per un corso di cambio Franco – Euro più ragionevole. Il Franco svizzero è nettamente sopravvalutato. I salari e l’occupazione ne stanno subendo le conseguenze disastrose, in particolare nei settori legati all’esportazione, ma anche nel settore del commercio al dettaglio. La Banca Nazionale ha quale mandato prioritario di operare una politica monetaria nell’interesse generale della Svizzera. Con l’attuale tasso di cambio, non è certamente il caso. Alfine di garantire, nel limite del possibile, il mantenimento dei livelli salariali e l’occupazione, il tasso di cambio dovrebbe essere rivalutato almeno al valore di 1.40 franchi per 1 Euro. E’ quanto chiede la risoluzione proposta dal Partito Socialista all’attenzione del Gran Consiglio.
È stata una bella giornata di politica e di incontro quella del congresso di Locarno. Una giornata che ha plebiscitato alla testa del Partito Socialista Saverio Lurati. Inizia una nuova fase per il PS. Voglia di riscatto, amore per questo paese, intenzione di dare battaglia alle derive di un certo tipo di economia ma anche al populismo becero che finge di stare dalla parte della gente, ma che di fatto fa solo gli interessi dei più forti. Ecco i punti forti di un programma che segnerà il riscatto del nostro partito.
Il neopresidente Saverio Lurati ha affermato di voler guidare il partito per un solo quadriennio, impegnandosi in questo lasso di tempo ad assicurare la formazione dei futuri quadri dirigenti.
Il congresso ha anche approvato la modifica degli statuti intitolata PS: il partito della trasparenza che chiede: "Ogni membro del Gruppo parlamentare dichiara i suoi redditi e le indennità annue relative (a) alla sua attività professionale, (b) alla sua attività in organi di direzione e di sorveglianza di persone giuridiche, di diritto pubblico e privato, (c) alle sue funzioni permanenti di direzione e consulenza per gruppi d’interesse, (d) alla sua partecipazione a altri organi istituzionali. Questi dati, che corrispondono ai relativi importi netti indicati nell’ultima dichiarazione fiscale, sono comunicati alla segreteria del PS entro il 1 giugno del primo e del terzo anno della legislatura. La segreteria del PS provvede alla loro pubblicazione sul sito web del PS".
All'unanimità è stata poi approvata la risoluzione contraria al raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo.
Trasmesso invece alla Commissione ambiente del partito il testo di Renato Magginetti sui quartieri.
La piattaforma di una presidenza - di Saverio Lurati. Il video
Il Ticino virtuale, il Ticino reale - di Manuele Bertoli. Il video
La costruzione di un amore - di Pelin Kandemir Bordoli. Il video
Basta ai registi occulti! - di Nenad Stojanovic. Il video
Il video dell'intervento di Marina Carobbio Guscetti
Il video dell'intervento di Fabio Pedrina
Il video di Alberto Leggeri
(Tutti i video sono stati realizzati e montati da Momi Modenato)
Le immagini (foto di Pietro Sibilio)
La Svizzera è confrontata con una carenza di medici, in particolare di medici di famiglia. Nello stesso tempo però lo sviluppo di reti integrate, sempre più lo sviluppo di prestazioni a livello ambulatoriale e, non da ultimo, la necessità di ricorrere a interventi diagnostici e terapeutici e di evitare i ricoveri inutili, rendono necessario il rafforzamento della figura del medico di famiglia.
Per cercare di mettere un freno a questa situazione riguardante la carenza di medici,che si fa sempre più delicata, si stanno sviluppando modelli di cofinanziamento da parte dei Cantoni per favorire posti di formazione per la formazione postgraduata dei medici negli studi medici al di fuori degli ospedali e in collaborazione con questi ultimi sviluppare dei percorsi di formazione appositi . A tal proposito occorre notare che la nuova formazione per il titolo FMH in medicina generale -interna prevede un periodo di formazione proprio in uno studio medico. Accanto agli interventi dei Cantoni, esiste inoltre un programma di finanziamento e di coordinazione dei posti di formazione per medici assistenti in studio medico gestito dalla fondazione svizzera per la promozione della medicina di famiglia (WHM-FMH), cofinanziato dal FMH e dalle società mediche interessate. La stessa Confederazione poi riconosce la necessità di favorire la formazione in studi medici, demandando però la stessa ai Cantoni.
Oggi, tutti i Cantoni - tranne il Ticino - hanno sviluppato progetti che vanno in questa direzione, anche perché, come lo ha dimostrato recentemente il Canton Berna, i risultati ottenuti in questi anni sono ritenuti buoni. Al punto che il parlamento bernese su proposta del governo cantonale non solo ha deciso di continuare il programma di formazione, ma addirittura di potenziarlo.
Nel nostro Cantone, negli anni 2007-2008, era stata studiata una proposta che prevedeva la creazione da 3 a 7 posti di assistenti negli studi medici ("praxisassistenz") e contemplava degli stage di 6 mesi. Questa proposta aveva stimato il bisogno del nostro Cantone in circa 7 posti di stage (secondo calcoli effettuati a livello nazionale) e avrebbe chiesto al Cantone un investimento tra i150.000 franchi e i 350.000.
Per le difficoltà finanziarie note, non se ne fece nulla e, così il nostro Cantone resta l'unico senza progetti in corso.
Il Gruppo parlamentare del Partito Socialista, coerentemente con le mozioni presentate negli ultimi anni che caldeggiavano un rafforzamento della medicina di base, richiesta sempre più espressa dalla popolazione, chiede di riattivare al più presto la creazione di un modello Assistentato in uno studio di medicina di base in Ticino nell’ambito della specializzazione FMH in medicina di base (FMH in medicina generale-interna e in pediatria), con la creazione di posti di stage per medici assistenti in formazione quali medici di famiglia e pediatri in studi medici del Cantone.
Per il gruppo PS
Roberto Malacrida e Pelin Kandemir Bordoli
Mario Branda, Bruno Cereghetti, Fabio Canevascini, Gianrico Corti
La progettazione e l’esecuzione impeccabile dei lavori acquisiti attraverso mandati pubblici è uno degli elementi che sono al centro del dibattito sul modo di operare della sezione Logistica. È pertanto evidente che l’esecuzione delle diverse opere deve essere perfetta al momento della consegna ma deve anche garantire un funzionamento ineccepibile durante un congruo lasso di tempo.
In questo senso ci permettiamo di chiedere al Consiglio di Stato alcune delucidazioni in merito ai lavori di sostituzione degli infissi nella residenza governativa. Serramenti che sembrerebbero avere posto diversi problemi, richiedendo a scadenze regolari interventi di ripristino determinati da problemi diversi.
In particolare gradiremmo essere informati dal CdS su quanto segue.
Corrisponde al vero che vi sono stati diversi problemi in merito ai nuovi serramenti e se del caso da che cosa sono causati?
Terminati i lavori, che tipo di garanzia è stata richiesta, per quali parti poteva essere fatta valere e fino a quando?
Durante il periodo di garanzia la ditta é già dovuta intervenire per lavori di manutenzione e/o riparazione e in caso affermativo su quali parti sono stati effettuati gli interventi?
Scaduto il termine di garanzia, gli interventi effettuati possono essere considerati di manutenzione ordinaria o sono da addebitare a malfunzionamento? E qualora rientrassero nella manutenzione ordinaria, gli stessi sono stati pianificati?
Qualora rientrassero nella manutenzione ordinaria è possibile disporre di un parametro di paragone con altri stabili che usufruiscono di una stessa tipologia di serramento?
A quanto ammontano annualmente i costi dell’eventuale manutenzione ordinaria e/o degli interventi di ripristino?
In relazione ai costi di progettazione e di esecuzione a quanto ammontano percentualmente i suddetti costi?
La tipologia del serramento adottato è conforme alla struttura dell’edificio e alla sua quotidiana manipolazione o v’è da ritenere che lo stesso possa essere strutturalmente sottodimensionato ?
Gli interventi di riparazione rispecchiano la casistica generale e si possono fare paragoni con situazioni analoghe?
È possibile che i guasti siano causati da una manipolazione errata da parte dell’utenza? E se, a giudizio del CdS, la causa degli interventi è da addebitare a una manipolazione errata da parte dell’utenza e comunque si riscontra frequentemente oppure è ipotizzabile un errore di progettazione e/o di esecuzione?
Per il gruppo socialista
Saverio Lurati e Pelin Kandemir Bordoli
Negli ultimi mesi il Ticino politico è più che mai presente a Berna con l’obiettivo di realizzare il raddoppio del tunnel del Gottardo. L’occasione è ghiotta, anche perché la necessità di risanare il tunnel stradale ha rilanciato il dibattito e permesso ai fautori di invocare, sbraitando grottescamente un nostro isolamento, la presunta necessità di una seconda galleria.
Premesso che nemmeno i contrari al raddoppio ritengono auspicabile una chiusura continuata della Galleria stradale del San Gottardo per 900 giorni, va sottolineato come ci siano altre opzioni che permetteranno di garantire senza drammi il collegamento sull’asse Nord-Sud durante i lavori di risanamento della galleria e nello stesso tempo di favorire la politica di trasferimento del traffico su rotaia. Una politica che, ricordo, è stata decisa dal popolo svizzero e iscritta a livello costituzionale.
Ciononostante i fermi sostenitori del raddoppio del Gottardo, coadiuvati dalle lobby degli autotrasportatori, invece di entrare seriamente nel merito delle proposte concrete per raggiungere gli obiettivi di trasferimento del traffico merci su rotaia, moltiplicano le loro prese di posizioni categoriche. Ultimo esempio: le esternazioni del consigliere nazionale Lorenzo Quadri apparse su questo giornale il 2 febbraio, che non solo ritiene ineluttabile l’aumento del traffico di transito, ma addirittura propone un assurdo raffronto tra misure di accompagnamento alla libera circolazione e misure fiancheggiatrici per garantire il trasferimento delle merci su rotaia.
Un paragone che può tenere solo se raffrontiamo il comportamento assunto dai rappresentanti leghisti contro il rafforzamento delle misure a favore dei lavoratori e delle lavoratrici ticinesi e il loro atteggiamento contrario a misure finalizzate a trasferire il traffico merci su rotaia. In effetti, come socialisti abbiamo più volte proposto misure concrete volte a introdurre salari minimi, contratti collettivi, maggiori sanzioni e più controlli sui falsi indipendenti e sul subappalto per affrontare le conseguenze negative della libera circolazione sui salari e sull’impiego. Proposte che sistematicamente sono state ignorate o respinte dai rappresentanti leghisti a Berna, come confermano i risultati delle votazioni in Consiglio nazionale. Così come ignorate sono oggi le proposte concrete formulate dall’Iniziativa delle alpi che prevedono una chiusura della galleria autostradale a tappe nei periodi con basse frequenze di traffico, una navetta sostitutiva per le auto e la strada viaggiante per i camion. Soluzioni che sarebbero facilitate e meno costose se fosse prima raggiunto l’obiettivo di trasferimento del traffico pesante su rotaia. Un obiettivo che però nei fatti verrebbe precluso da un raddoppio del Gottardo.
Qui sta il nodo politico di fondo: quello di volere una mobilità sostenibile dando seguito al mandato costituzionale di trasferire il traffico su rotaia, a tutto vantaggio della qualità di vita e della salute della popolazione del nostro Cantone e dell’ambiente nell’arco alpino. O, in contrapposizione, quello di continuare con una mobilità insostenibile costruendo un secondo tunnel autostradale a solo vantaggio delle lobby dell’asfalto e dell’autotrasporto.
Che il mondo dell’economia suoni queste trombe all’unisono, infischiandosi dei risvolti ambientali e della salute della gente generati da questa scelta dissennata non meraviglia. Sino a oggi però la maggioranza dei ticinesi saggiamente non ha seguito queste sirene. Io credo sarà così anche in futuro.
Il gruppo socialista in Gran Consiglio ha presentato un dettagliato emendamento sulla proposta di Decreto istitutivo di una Commissione parlamentare di inchiesta ex art. 36 Legge sul Gran Consiglio.
Come già espresso nella presa di posizione precedente, per il PS è necessario affidare un mandato chiaro e rigoroso alla commissione parlamentare d’inchiesta affinché la stessa possa svolgere il suo mandato in maniera efficace e raggiungere gli obiettivi indicati.
Per questa ragione il gruppo PS ha presentato all’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio l'emendamneto il cui testo trovate qui sotto.
Articolo 1 – Mandato (versione originale)
1 La commissione è incaricata di esaminare le risultanze dell'inchiesta disciplinare sul caso CHIT. La commissione evidenzierà nel suo rapporto le lacune che dovessero emergere da questa analisi.
2La commissione potrà allargare il campo della propria azione a tutto l’operato della Sezione della logistica al fine di rilevare eventuali lacune ricorrenti e le relative responsabilità amministrative e politiche.
3Infine la Commissione valuterà l'efficacia delle misure assunte negli anni, con particolare attenzione a quelle proposte dal parlamento, e la loro effettiva implementazione.
4La Commissione dovrà proporre misure e provvedimenti atti a risolvere i problemi e le eventuali mancanze riscontrate.
Articolo 1 – Mandato (versione emendata)
cpv. 1
La commissione è incaricata di esaminare le risultanze dell’inchiesta disciplinare sul CHIT verificando quanto segue:
a) se, diversamente da quanto indicato nel rapporto d’inchiesta, CHIT SA è stata sistematicamente favorita rispetto ad altre ditte e se sì per quale ragione;
b) se altre ditte sono state sistematicamente e/o indebitamente avvantaggiate nell’assegnazione di lavori da parte della Sezione della logistica; ove altre ditte siano state favorite, quali sono queste ditte e per quali ragioni sono state favorite;
c) quali “tecniche”, oltre a quelle già emerse, sono state impiegate per avvantaggiare indebitamente ditte rispetto ad altre;
d) se ditte che regolarmente finanziano partiti o politici, sono state poste al beneficio di mandati diretti o hanno beneficiato del sistema di frazionamento dei mandati o di altre tecniche per procurare loro un indebito vantaggio;ove ciò sia stato il caso, quali sono queste ditte e a quanto ammontano i mandati loro assegnati;
cpv. 2
La commissione è pure incaricata di verificare eventuali responsabilità a livello dirigenziale e/o politico, stabilendo in particolare:
a) chi tra i funzionari dirigenti (ad ogni livello) era al corrente del sistema di assegnazione dei lavori per mandato diretto risp. del sistema di frazionamento dei mandati o di altre tecniche non conformi praticato dalla Sezione logistica;
b) ove dovesse emergere che funzionari dirigenti erano al corrente di metodologie non conformi applicate per l’assegnazione dei lavori in questione, stabilire quale è stato il loro ruolo ovvero se hanno semplicemente tollerato, se hanno avallato formalmente, se hanno dato indicazioni di procedere in tal modo;
c) se sono dati gli estremi per l’apertura di inchieste disciplinari o amministrative nei confronti di tali funzionari;
d) chi a livello politico (Governo, nei diversi dipartimenti) era la corrente o aveva il sospetto del sistema di cui sopra e se ciò era il caso da quando e perché è stato tollerato;
cpv. 3 e 4 della proposta di Decreto - abrogati
Articolo 3 – Composizione(versione originale)
Sono membri della Commissione (nomi indicati dai gruppi)
Articolo 3 – Composizione (versione emendata)
cpv. 1
Non possono fare parte della commissione d’inchiesta membri del Gran Consiglio che allo stesso tempo sono direttamente o indirettamente, proprietari comproprietari, dirigenti o quadri di società che, negli ultimi 5 anni, hanno beneficiato dell’assegnazione di lavori pubblici da parte dello Stato.
cpv. 2
Sono designati quali membri della commissione (nomi indicati dai gruppi)
Motivazione:
Il mandato così come definito nella proposta di Decreto sottoposta a questo Parlamento appare troppo generico. L’oggetto e l’indirizzo dell’inchiesta non sono chiari e non sono chiari i mezzi eventualmente messi a disposizione.
Secondo l’art. 36 della Legge sul Gran Consiglio allorché eventi di grande portata istituzionale nel Cantone richiedano uno speciale chiarimento, il Gran Consiglio, sentito il Consiglio di Stato, può, a maggioranza assoluta, istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta.
Lacune amministrative, prassi di attribuzione di lavori pubblici eseguiti in violazione di norme di legge o regolamenti, ma comunque nell’interesse del committente, non possono configurare un evento di grande portata istituzionale, suscettibile di giustificare l’istituzione di una commissione d’inchiesta come quella qui in discussione.
Allo stesso tempo una commissione ai sensi dell’art. 36 LGC non può limitarsi ad indagare e verificare situazioni sostanzialmente già note e denunciate a più riprese; neppure può essere suo compito la valutazione delle misure “assunte negli anni”.
Se questo Parlamento ritiene dati sufficienti elementi, lo è invece il sospetto che i lavori non siano stati assegnati tenendo esclusivamente conto degli interessi del committente ma che il ricorso a metodologie non conformi ia stato il mezzo per ottenere un vantaggio politico o economico.
D’interesse è inoltre sapere se le irregolarità nell’assegnazione dei lavori ono state il risultato di iniziative prese ai livelli più bassi della scala gerarchica o se i livelli superiore lo avevano tollerato o addirittura stimolato e, se così è, per quale ragione.
In realtà il rapporto di inchiesta disciplinare e le modalità della sua divulgazione, ma anche la domanda di istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta hanno generato nel pubblico l’idea che potrebbe esservi stato di più.
Per il gruppo socialista
Mario Branda
Pelin Kandemir Bordoli, Saverio Lurati, Chiara Orelli Vassere
Il problema delle persone in difficoltà a causa di differenti situazioni (disagio sociale, rotture famigliari, statuto precario, ecc) che si trovano senza un alloggio è emerso a più riprese nel Cantone Ticino ed è già stato oggetto anche in passato di diversi nostri atti parlamentari con risposte parziali da parte del Governo.
Il freddo che sta colpendo in questi giorni il nostro Cantone e le segnalazioni che giungono da enti e associazioni sociali riporta a galla la drammatica situazione di persone e famiglie senza fissa dimora e che si trovano senza un alloggio.
Nella risposta ai nostri parlamentari (Kandemir Bordoli – Bertoli – Arigoni) il Governo rispondeva l’11 novembre 2009 riconoscendo la necessità di potenziare i centri di accoglienza per persone senza tetto. Riportiamo dal messaggio governativo a pagina 4: non sembra dunque esserci l’evidenza di un bisogno di 60 nuovi posti supplementari di accoglienza da subito. Tuttavia, tenendo conto delle testimonianze di enti e servizi che operano sul territorio e che segnalano l’esistenza di persone in situazione di disagio che necessitano di accoglienza immediata e che non trovano risposta attraverso l’offerta attuale, si concorda con la necessità di un potenziamento progressivo, attraverso le seguenti iniziative:
1. il potenziamento di casa Astra (da 12 a 20 posti)
2. un nuovo centro di prima accoglienza nel Sopraceneri
3. in una fase successiva, quando l’attuale dormitorio dovrà essere chiuso a causa del tracciato della strada di raccordo con la galleria Vedeggio-Cassarate, un eventuale nuovo centro di prima accoglienza a Lugano”.
Inoltre per l’inverno 2009-2010 il Governo aveva sostenuto l’apertura di un centro d’emergenza per il periodo invernale.
Vista la difficile situazione e onde evitare situazioni tragiche avvenute nel passato chiediamo al Consiglio di Stato:
1. Se non ritiene opportuno e necessario, nell’immediato, l’apertura di un centro d’emergenza per le persone senza tetto?
2. Come intende affrontare a breve termine questa situazione e quali misure intende adottare?
3. Come intende dar seguito a quanto sostenuto nel suo messaggio governativo di novembre 2009?
4. Se non ritiene opportuno, per evitare di dipendere dall’iniziativa del singolo e dalla buona volontà di volontari che non sempre riescono a prendersi a carico situazioni oggettivamente complesse, preparare una pianificazione con le associazioni interessate e i Comuni per rispondere in maniera complessiva a queste situazioni?
Pelin Kandemir Bordoli, Fabio Canevascini, Cick Cavalli, Gianrico Corti, Roberto Malacrida, Chiara Orelli Vassere
Bellinzona, 6 febbraio 2012
Grande e clamorosa novità in casa PS. Per propria scelta autonoma, maturata nell'interesse del partito, Nenad Stojanovic rinuncia alla candidatura alla presidenza del partito, mettendosi a disposizione di Saverio Lurati come suo vice. La direzione accoglie questa scelta nel suo valore di contributo propositivo e anticonflittuale a favore del partito. Un segnale importante e concreto di una volontà vera di rilanciare il PS. Sarà naturalmente il Congresso a dire la parola definitiva al proposito.
Le riflessioni di Saverio Lurati
Le motivazioni di Nenad Stojanovic
Il gruppo parlamentare del Partito Socialista ha preso conoscenza delle linee direttive e del piano finanziario presentati mercoledì 25 gennaio 2012 dal Consiglio di Stato.
Dopo una prima lettura, il gruppo PS rileva come il Consiglio di Stato abbia riconosciuto i problemi denunciati dal PS da diversi anni, come ad esempio la necessità di rafforzare e investire maggiormente nell’educazione e nella formazione, nell’ambito della protezione della gioventù, nella sicurezza sociale, ecc.
Inoltre il Consiglio di Stato conferma quanto asserito dal PS in merito all’iniziativa fiscale leghista e cioè che oggi non vi sono margini per nuovi sgravi.
Il gruppo parlamentare del PS auspica che al riconoscimento dei problemi facciano seguito progetti e programmi concreti (alcuni dei quali già prospettati nelle linee direttive), e che questi siano realizzati a breve termine per colmare le lacune e per rispondere alle esigenze delle cittadine e dei cittadini del Cantone.
Per quanto riguarda l’iniziativa popolare del 26.08.2009 “per la modifica della legge sulla scuola dell’infanzia e sulla scuola elementare”, sostenuta anche dal Partito Socialista, ma che il Governo ritiene non accettabile così come proposta, il gruppo socialista si riserva di studiare nel dettaglio le iniziative elaborate dal Governo per il potenziamento della scuola dell’obbligo e di discuterne con gli iniziativisti.
Il PS prende atto anche della decisione del Consiglio di Stato di accantonare definitivamente lo strumento del freno alla spesa così come proposto nel 2003 e nel 2008. Una soluzione che il PS ha sempre contestato poiché l’introduzione di questo correttivo automatico avrebbe comportato comunque e sempre dei tagli ai servizi pubblici offerti alla popolazione, indipendentemente dai bisogni cui far fronte. Sulla nuova proposta del Governo d’introdurre nella Costituzione cantonale un sistema di freno ai disavanzi pubblici il PS ritiene necessario un approfondimento e in questo senso auspica che il Consiglio di Stato promuova una nuova consultazione tra le forze politiche che permetta una seria valutazione.
Il gruppo socialista presenterà una posizione compiuta sulle linee direttive e sul piano finanziario nelle prossime settimane dopo avere analizzato e approfondito il documento.
Il Comitato Cantonale di mercoledì 18 gennaio, molto frequentato, ha avuto occasione di ascoltare la presentazione, le idee e i temi forti di Saverio Lurati e Nenad Stojanovic candidati alla presidenza del PS e ha riservato a entrambi un caloroso applauso di ringraziamento per la disponibilità.
Il Comitato Cantonale ha inoltre discusso e adottato il documento prodotto dai gruppi di lavoro per il rilancio del Partito e ha anche adottato una risoluzione che invita tutti a distanziarsi dai metodi leghisti.
Sui cinque oggetti in votazione l'11 marzo, il Comitato Cantonale ha dato le seguenti indicazioni di voto: no unanime all'iniziativa borghese sul risparmio per l'alloggio. Sì, invece, all'iniziativa "sei settimane di vacanza per tutti" e quella sulle abitazioni secondarie come pure il decreto federale sui giochi di denaro e la legge sul prezzo fisso dei libri.
La commissione cerca per la presidenza del PS si è riunita questa sera e ha preso atto dei nominativi proposti dalle sezioni e di quelli scaturiti all’interno della commissione stessa.
Dopo avere verificato se vi era disponibilità da parte delle persone proposte, la commissione cerca ha incontrato Saverio Lurati e Nenad Stojanovic che hanno dato la loro diponibilità ad un’ eventuale candidatura alla presidenza.
La commissione si incontrerà nuovamente nella prima metà di gennaio con Saverio Lurati e Nenad Stojanovic per raccogliere una disponibilità in forma definitiva e preparare la fase pre congressuale.
La commissione cerca ringrazia entrambi, persone competenti e valide, per la disponibilità sin qui dimostrata.