STOP AI TAGLI! – Il 12 febbraio votiamo quattro volte NO

Le misure e i tagli supplementari decisi dall’attuale maggioranza in Parlamento, che configurano una manovra di rientro superiore di 20 milioni rispetto ai 185 milioni inizialmente previsti dal Governo, non sono accettabili.

Queste misure riducono delle prestazioni indispensabili ai bisogni delle fasce più deboli della popolazione, accentuano la precarietà delle famiglie in difficoltà e mettono a repentaglio la qualità della giustizia ticinese.

Vogliamo una società equa e uno Stato che ne sia il garante. Invece di tagliare le prestazioni e i servizi destinati alla popolazione, una manovra giusta avrebbe ridotto gli sgravi fiscali concessi ai più ricchi. Le firme per i referendum “No allo smantellamento dello Stato sociale” sono state consegnate lunedì 7 novembre. I Ticinesi saranno dunque chiamati a votare.

 

  1. NO all’abbassamento delle soglie di intervento nella Laps

Le soglie di intervento Laps sono il limite massimo al di là del quale non si ha più diritto agli aiuti in politica famigliare. Queste soglie hanno anche una influenza sul diritto ai sussidi cassa malati.

Aver abbassato queste soglie riduce il numero di beneficiari degli assegni prima infanzia e degli assegni famigliari integrativi. In più riduce ulteriormente anche i beneficiari dei sussidi cassa malattia.

Questo in un momento in cui le condizioni di lavoro diventano sempre più difficili e il precariato sta diventando una realtà in molti settori dell’economia.

In queste situazioni lo Stato dovrebbe potenziare invece di smantellare lo stato sociale. Ma è questo, purtroppo, che è stato votato dalla maggioranza del Parlamento.

Per questi motivi noi diciamo No all’abbassamento delle soglie di intervento nella Laps!

  1. NO al contributo da parte degli utenti alle prestazioni dei servizi di assistenza e cura a domicilio

Con questa modifica legislativa il Gran Consiglio permette al Consiglio di Stato di far pagare agli utenti dei servizi e cura a domicilio una partecipazione ai costi.

Questo penalizzerà soprattutto le fasce medio basse della popolazione. Soprattutto le persone sole, fra cui molti anziani.

Questa decisione rischia inoltre di trasferire le spese di assistenza e cura a domicilio sulle spese ospedaliere, perché chi ha problemi finanziari resiste ad accedere a questi servizi, a scapito però della sua salute, che quindi potrà poi richiedere interventi più costosi.

Questa modalità di pagamento sarà facoltativa per i servizi privati che così avranno un vantaggio supplementare rispetto ai servizi pubblici del settore.

Oggi questa misura viene solo congelata, ma la base legale è ormai stata votata.

La richiesta di risparmi chiesta dal Parlamento è altrettanto pericolosa perché lascia di fatto piena autonomia agli enti, delegittimando l’Ufficio anziani. Questo a scapito di servizi di prestazione e di una pianificazione cantonale e regionale che nel corso degli anni ha permesso lo sviluppo di questi importanti servizi intermedi.

  1. NO alla riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi da quattro a tre

Già oggi l’ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi ha un ritardo cronico di circa 1500 incarti annui.

Ridurre il numero dei giudici peggiorerebbe la situazione di un importante ufficio, garante della esecuzione delle pene.

Questo rischia di pregiudicare la qualità del nostro sistema giudiziario.

Se da un lato chiediamo più sicurezza dall’altro non possiamo ridurre il numero di giudici garanti delle leggi!

Per questo noi diciamo No alla riduzione da quattro a tre dei giudici dei provvedimenti coercitivi

4. NO alla fregatura della Riforma III dell’imposizione delle imprese

Diciamo NO alla Riforma III dell’imposizione delle imprese perchéregala privilegi alle grandi imprese e ai loro azionisti.

Le perdite fiscali saranno di almeno 2,7 miliardi: 1,3 per la Confederazione e 1,4 per i Cantoni, le Città e i Comuni. Questa fattura salata sarà pagata dalla popolazione, in particolare dalla classe media con l’aumento delle imposte.

L’argomentario NO alla Riforma III dell’imposizione delle imprese