Il piano della Posta è insufficiente

Mercoledì La Posta ha annunciato il piano di ristrutturazione per gli anni a venire in Ticino. Un piano che contestiamo poiché prevede la chiusura, nel Cantone, di 50 uffici postali su 103. Un attacco al servizio postale cantonale che non può essere accettato.

Rispetto alle chiusure preventivate nell’autunno dell’anno scorso, La Posta ha fatto un passo indietro che però non basta. Questo dimostra da un lato che la mobilitazione è fondamentale affinché la Posta riveda la sua posizione. Dall’altro mostra che è necessario continuare insistere per fermare le chiusure.
Lo scorso dicembre l’iniziativa cantonale volta a frenare la riduzione dell’offerta della Posta, proposta dal Gruppo Socialista, è stata adottata all’unanimità dal Gran Consiglio. Il testo, firmato da Ivo Durisch, chiede che i cittadini possano opporsi alla decisione di chiusura di un ufficio postale raccogliendo lo stesso numero di firme che servono per un’iniziativa comunale. L’iniziativa cantonale chiede prevede inoltre più servizi offerti dagli uffici postali, degli investimenti nella formazione e nelle condizioni di lavoro e lo scorso 17 maggio stata presentata a Berna da una delegazione composta dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dai deputati al Gran Consiglio Maurizio Agustoni e Ivo Durisch.

La Posta sta accelerando il suo piano mentre alle Camere federali sono in corso delle importanti discussioni sul futuro della rete postale e i criteri di distribuzione degli uffici postali sul territorio. Il Gruppo PS ha chiesto una moratoria alle chiusure. Due settimane fa il Nazionale ha votato a larga maggioranza (172 voti contro 3) una mozione che chiede di ridefinire, migliorandoli, i criteri di accessibilità degli uffici postali. Ieri sono state accolte due mozioni che chiedono di correggere i criteri al fine di garantire la distribuzione della posta anche nelle zone periferiche o di montagna. L’importanza di questo dibattito richiede dalla Posta maggiore considerazione e che ne attenda l’esito.

Confermiamo perciò il nostro impegno a fianco delle lavoratrici, dei lavoratori della Posta e dei rappresentanti sindacali, invitando gli esecutivi dei Comuni toccati dalla chiusura degli uffici postali a fare reclamo, appena ricevuta una decisione formale, alla Postcom.