Ribadiamo il nostro NO a una politica fiscale a senso unico in favore dei ricchi

L’intenzione di diminuire la soglia fiscale del 5% annunciata oggi via stampa dal direttore del Dipartimento delle Finanze e dell’Economia (DFE) C. Vitta, stupisce nei modi come nei contenuti. Il PS attende il coinvolgimento delle forze politiche tutte, comprese quelle di minoranza; non altri regali alle persone maggiormente fortunate. Dopo il sì risicato al recente pacchetto fiscale il minimo che ci poteva aspettare prima di pretendere nuovi sgravi fiscali era il coinvolgimento della controparte.

Il consigliere di Stato del PLRT C. Vitta persiste nell’annunciare importanti misure di politica fiscale dalle pagine di un seppur importante giornale, piuttosto che consultare prima le differenti parti politiche interessate come gli organi dello Stato quali lo stesso Consiglio di Stato oppure le commissioni del Gran consiglio ticinese. Una buona regola vorrebbe invece che prima si sottopongono proposte ed idee ai colleghi e alle commissioni parlamentari preposte, poi una volta approfondite, sentite le parti e trovati i giusti correttivi, si convocano i media in conferenza stampa, concedendo ad ognuno di loro la stessa importanza.

Questo modo di fare politica, spiegate dalle colonne dei giornali amici, non appartiene alle tradizioni del nostro Paese. A maggior ragione alla luce del risultato alla scorsa votazione del 29 aprile 2018 sulla Riforma fiscale che aveva spaccato il Ticino. Il PS ribadisce come quel risultato non può essere considerato un lasciapassare per ulteriori pacchetti di sgravi fiscali. In tal senso prima di adottare qualsiasi altra misura di politica fiscale, il PS si attende dal direttore del DFE maggior senso di responsabilità poiché non è possibile ignorare l’opinione del 49,9 % dei ticinesi che hanno rifiutato la Riforma fiscale in votazione popolare nonostante una contropartita sociale. Inoltre eventuali nuove misure fiscali sul piano cantonale devono andare di pari passo con quelle attualmente in discussione a livello federale. Non è possibile persistere nella conduzione di riforme fiscali cantonali, ignorando le discussioni e le decisioni in atto sul piano federale.

Una diminuzione lineare delle imposte del 5% per le persone fisiche non fa il bene del ceto medio e non può essere spiegata come una misura in favore di tutta la popolazione. Lo sconto concesso ai contribuenti è più allettante tanto maggiore è il suo reddito imponibile. Chi oggi ha un reddito medio basso e paga un’imposta contenuta beneficerà di una riduzione fiscale inconsistente che potrebbe poi svanire alla luce di nuovi e dolorosi tagli alla spesa sociale quali ad esempio quelli per gli assegni famigliari oppure quelli di prima infanzia. Per la fascia di reddito imponibile tra i 30 e i 40 mila franchi il beneficio medio per l’economia domestica sarà di 59 franchi: appena sufficiente per una piccola spesa una volta all’anno. Se però prendiamo le persone con un imponibile superiore a 200 mila franchi il beneficio medio sarà di 2’313 franchi. A questa valutazione si somma anche la proposta di ridurre l’imposizione delle persone giuridiche, che favorirà ancora le grandi azione facendo mancare risorse importanti alla popolazione alla quale si tagliano servizi e prestazioni.

I salari e le condizioni di lavoro dei Ticinesi stanno peggiorando, la popolazione è particolarmente colpita dai costi dei premi cassa-malati e dell’alloggio. Un Ticinese su tre vive a rischio povertà e la situazione dell’assistenza sociale è allarmante. Queste sono le priorità per la popolazione a cui la politica deve dare al più presto delle risposte concrete. Il Partito Socialista si batterà per un salario minimo veramente dignitoso, una socialità forte che risponda ai bisogni della popolazione e una più equa ridistribuzione della ricchezza grazie ad una fiscalità equa in favore di tutti i cittadini. Non politiche a senso unico per i ricchi e le persone maggiormente fortunate.

Igor Righini
Presidente PS