Servizio Pubblico

Obiettivo

L’acqua è un bene pubblico di proprietà dello Stato indispensabile per la vita. Il suo sfruttamento e la sua distribuzione devono essere garantiti dai servizi pubblici (obiettivo nr. 20 del programma).

Contesto politico e proposte

Il settore della distribuzione dell’acqua potabile in Ticino non crea particolari problemi quanto al suo controllo pubblico, poiché oggi essa è assicurata da una serie di agenzie comunali, anche se il loro monopolio non è garantito per legge. Per questo il PS ha presentato il 7 novembre 2005 un’iniziativa parlamentare costituzionale che regolasse la questione dal profilo giuridico, iniziativa che è stata respinta nel settembre 2010.

Il Ticino ha comunque una politica integrata della risorsa acqua, che contempla tutte le sue utilizzazioni, un approccio che di principio viene sostenuto dal PS.

Obiettivo

Vogliamo che venga mantenuto e rafforzato il mandato pubblico di Bancastato, che ne siano mantenuti lo statuto giuridico attuale e la proprietà del Cantone, contrastando proposte di trasformazione in SA e ipotesi di partecipazione privata al capitale (obiettivo nr. 21 del programma).

Contesto politico e proposte

Bancastato, nata all’inizio del secolo scorso per garantire il credito nel Cantone, nel 2015 compie cento anni ed è oggi una realtà piuttosto importante nella piazza finanziaria ticinese, la terza piazza finanziaria elvetica per importanza.
Nel marzo 2003 il Gran Consiglio ha adottato una revisione della legge di istituzione della banca, che ha trasformato l’istituto da banca ipotecaria a banca universale. Nel nuovo testo legale è stato specificato il mandato pubblico di Bancastato, che deve essere controllato da una speciale Commissione che riferisce al Parlamento. Il referendum lanciato dal MPS contro la riforma non ha avuto successo.
Posta una corretta interpretazione del mandato pubblico, i postulati di cui all’obiettivo nr. 21 del programma possono sostanzialmente dirsi oggi raggiunti, anche se nel corso degli ultimi anni la banca ha deciso di acquistare una banca privata senza passare, come avrebbe dovuto, da un’adeguata discussione parlamentare.

Obiettivi

Vogliamo proteggere il monopolio naturale dei poteri pubblici per quanto concerne le reti di distribuzione di elettricità, gas e acqua. Vogliamo garantire la proprietà pubblica delle infrastrutture anche in caso di mandati di distribuzione attribuiti a privati e assicurare la partecipazione dei Parlamenti alla determinazione delle prestazioni, delle tariffe e alla definizione del mandato di servizio pubblico (obiettivo nr. 12 del programma).
Vogliamo difendere un sistema di distribuzione dell’energia che sostenga la promozione delle energie rinnovabili e che assicuri un buon approvvigionamento, garantendo nel contempo il controllo democratico di questo settore (obiettivo nr. 13 del programma).
Vogliamo la creazione di un Ente unico di distribuzione di energia elettrica in mani pubbliche. Esso dovrebbe formarsi attorno all’AET e alle aziende comunali attuali. Per quanto riguarda l’AET, vogliamo rafforzarne la posizione ampliando l’attività al settore delle fonti di energia rinnovabili e creando le condizioni per operare nel commercio, senza mettere in pericolo le altre funzioni e senza cambiare statuto giuridico, ma adeguandolo nella misura del necessario al perseguimento degli scopi summenzionati (obiettivo nr. 19 del programma).

Contesto politico e proposte

Lo scontro sul servizio pubblico tra fautori delle liberalizzazioni e oppositori a questa tendenza si è giocato negli ultimi anni soprattutto nel settore del mercato dell’energia elettrica, coinvolto da questo confronto a più livelli istituzionali (comunale, cantonale, federale). Nel settembre 2002 il popolo svizzero ha respinto con un referendum popolare il progetto di nuova Legge federale sul mercato dell’energia elettrica (LMEE), dando un segnale inequivocabile sugli orientamenti maggioritari della popolazione in questo ambito, e le Camere hanno dovuto poi rivedere il progetto giungendo nel marzo 2007 a varare la nuova Legge federale sull’approvvigionamento energetico (LAEl).
Dal profilo generale gli obiettivi nr. 12 e 13 definiscono l’orientamento di massima del PS in questo ambito.
A livello cantonale, dopo il NO popolare alla LMEE, il Consiglio di Stato ha dovuto rivedere le sue strategie, fino a quel momento fondate sulla trasformazione dell’Azienda elettrica ticinese in società anonima e sull’affidamento della distribuzione di energia a una non meglio precisata “Società dei gestori di reti”. Nel corso del 2014 la Società elettrica sopracenerina (SES) è stata acquistata da AET e dai Comuni, ai quali sarà nel tempo trasferita la maggioranza delle azioni, portando a una situazione nuova per il Ticino, che si ritrova oggi con la distribuzione di elettricità totalmente nelle mani dei poteri pubblici. È questa la grande occasione per fare un passo avanti nel settore, costituendo un solo polo della distribuzione di energia elettrica, che si affiancherebbe all’AET, principalmente dedita alla produzione.

Obiettivi

Il servizio postale, già oggigiorno parzialmente liberalizzato, non va liberalizzato ulteriormente, poiché ciò indebolirebbe inevitabilmente il servizio universale. Vogliamo permettere a “La Posta” di posizionarsi su nuovi mercati (obiettivo nr. 14 del programma).
La maggioranza del pacchetto azionario di Swisscom deve restare nelle mani della Confederazione, in modo che l’azienda possa sviluppare le sue prestazioni in tutto il Paese (obiettivo nr. 15 del programma).
Vogliamo difendere e sviluppare il livello di servizio delle ex regie federali (Ffs, Posta, Swisscom) a favore della popolazione locale e per lo sfruttamento della posizione geografica del Ticino, quale ponte per estendere i servizi verso il mercato italiano (obiettivo nr. 18 del programma).

Contesto politico e proposte

Ferrovie: le Ferrovie Federali Svizzere (FFS) sono state uno dei perni della politica regionale della Confederazione, soprattutto per quelle zone del nostro Paese percorse dai grandi assi di transito su rotaia. Così è stato per il Ticino, percorso dall’asse europeo del S. Gottardo. All’interno del Cantone la presenza delle FFS è stata importante in particolar modo per le regioni dove sono state costruite e/o hanno trovato insediamento le grandi infrastrutture ferroviarie del XX secolo, come la Stazione internazionale di Chiasso o le Officine di Bellinzona e di Biasca.

Lo spostamento dei grandi investimenti dalla rotaia alla ferrovia caratteristico della seconda metà del secolo scorso, la parziale caduta delle barriere doganali, i nuovi processi di manutenzione del materiale ferroviario, la trasformazione delle FFS in SA del 1999 e la separazione della gestione delle infrastrutture ferroviarie dalla gestione del traffico passeggeri e merci hanno portato a grandi cambiamenti in questa azienda pubblica.

Il futuro della ferrovia, soprattutto per il Ticino, è costituito dall’apertura di Alptransit e dalla sua costruzione completa nei tempi più brevi possibili. Si tratta di un progetto di portata europea e il Ticino deve cogliere l’occasione di agganciarsi a questo nuovo importante asse di comunicazione internazionale, possibile fonte di nuovo lavoro anche nel servizio pubblico. Anche per questo motivo vanno combattute tutte le operazioni che potrebbero in qualche modo mettere in pericolo la redditività della nuova galleria di base, in primis il raddoppio del tunnel autostradale del S. Gottardo, bocciato in votazione popolare da svizzeri e ticinesi l’8 febbraio 2004 ma presto riproposto al giudizio del popolo. Tra le infrastrutture ferroviarie che presto saranno potenziate nella nostra regione vanno citati il collegamento Lugano-Stabio-Varese-Malpensa, che purtroppo ha subito seri ritardi nel percorso italiano, e soprattutto la galleria di base del Monte Ceneri, importante anche per i collegamenti locali. Ovviamente, considerati questi investimenti, non vanno favoriti i collegamenti stradali che coprono le stesse tratte. Nel marzo del 2008 il settore ferroviario è stato al centro di un confronto sociale senza precedenti in Ticino, tra i dipendenti delle Officine di Bellinzona da un lato e le FFS dall’altro. Lo sciopero ha portato le FFS a riconsiderare i piani di smantellamento originali.

Servizio postale: dopo la suddivisione delle vecchie PTT in Posta e Telecom, dopo la trasformazione della prima in SA e dopo la riduzione dei servizi postali sottoposti a monopolio, anche la Posta ha continuato a perdere progressivamente le sue funzioni di azienda pubblica presente in tutto il Paese e di attrice della politica regionale della Confederazione. A livello federale il PS preconizza la propria opposizione all’ulteriore liberalizzazione dei servizi postali sottoposti al monopolio di questa azienda e la possibilità per la stessa di posizionarsi su nuovi mercati, come per esempio quello bancario con la Banca postale. In Ticino si è cercato di agire puntualmente tenendo presente l’obiettivo nr. 18, per esempio presentando una proposta di iniziativa cantonale contro il progetto di concentrazione dei centri di distribuzione (progetto REMA); pur ottenendo l’assenso del Gran Consiglio la proposta si è bloccata per il rifiuto opposto a questa idea nel settembre 2003 dalla maggioranza borghese delle Camere federali. Anche il progetto YMAGO di ristrutturazione degli uffici postali ha suscitato viva preoccupazione e un intervento parlamentare cantonale promosso dal PS nel novembre 2006. A nostro parere andrebbe studiata una specifica strategia per attirare servizi postali destinati al mercato italiano al sud delle Alpi.

Swisscom: dopo la suddivisione delle vecchie PTT in Posta e Telecom, dopo la trasformazione delle Telecom in Swisscom SA e la vendita in borsa della minoranza del pacchetto azionario dell’azienda e dopo la rottura del monopolio con l’entrata sul mercato di altri concessionari (Orange, Sunrise), Swisscom, come le altre ex regie federali, ha perso progressivamente le sue funzioni di azienda pubblica presente in tutto il Paese e di attrice della politica regionale della Confederazione. Il PS è contrario alla perdita da parte della Confederazione della maggioranza del capitale azionario dell’azienda, l’unico mezzo concreto rimasto ai poteri pubblici per esercitare un certo controllo su questo servizio di base. Ricordiamo che il 1. marzo 2000 il Gran Consiglio ticinese ha approvato una proposta PS di iniziativa cantonale volta ad usare i dividendi della Swisscom per creare posti di lavoro nelle regioni periferiche, proposta che la maggioranza borghese alle Camere federali ha però deciso in seguito di non ratificare. A livello cantonale Swisscom ha qualche potenzialità di sviluppo come servizio anche per la clientela nazionale di lingua italiana, che in Svizzera conta diverse centinaia di migliaia di persone.

Obiettivo

Vogliamo che la RSI mantenga il suo ruolo centrale di servizio pubblico nell’informazione e nella promozione della lingua italiana, senza revisioni al ribasso dell’attuale chiave di finanziamento rispetto alle emittenti radio televisive d’oltralpe (obiettivo nr. 16 del programma).

Contesto politico e proposte

Nel nostro Paese il servizio radiotelevisivo è stato tradizionalmente affidato alla SSR sulla base di una concessione federale. L’azienda si è organizzata con tre entità distinte, una per regione linguistica, alle quali fanno capo i canali televisivi e radiofonici. Solo in tempi abbastanza recenti hanno visto la luce delle emittenti radio e TV private, anch’esse in regime di concessione. In Ticino si tratta di Radio Fiume Ticino, di Radio 3i e di Teleticino, le ultime due recentemente confluite nella Holding Timedia.
Dal profilo politico l’argomento più importante in questo settore riguarda la ripartizione dei proventi del canone radiotelevisivo, tra le regioni linguistiche nell’ambito della SSR da un lato e tra SSR e privati dall’altro.
Per il PS è indispensabile che la RSI, l’organizzazione regionale di lingua italiana della SSR, possa mantenere l’attuale livello di finanziamento nell’ambito della ripartizione dei proventi del canone. Essa beneficia attualmente di ca. il 23% di questi introiti, quindi una percentuale nettamente più alta della quota di utenti (la Svizzera italiana rappresenta il 4,4% della popolazione nazionale), ma questa scelta deve essere difesa in nome della promozione del federalismo e della lingua italiana in Svizzera. Una lingua usata parecchio anche al di fuori di Ticino e Grigioni italiano, il cui sostegno è fondamentale per la multiculturalità elvetica.
Nel rapporto tra emittenti pubbliche ed emittenti private va trovato un equilibrio tra pluralità delle voci e finanziamento pubblico.