Sgravi alle famiglie

Il pensiero nascosto dell’UDC

Sonja Crivelli, coordinamento donne della sinistra

L’iniziativa UDC, in votazione il prossimo 24 novembre, ha un nome accattivante perché parla di un trattamento fiscale paritario per tutte le famiglie.
A prima vista, tutte e tutti potrebbero essere d’accordo con questo principio.
Diverse sono però le voci che si oppongono con argomenti di tipo finanziario, economico e fiscale. Molte di queste voci sottolineano come questa proposta rappresenti una rapina al ceto medio perché favorisce soprattutto le persone agiate, ossia riproduce una ingiustizia fiscale.
Ma l’iniziativa UDC nasconde un pensiero, un suo sogno, quello della famiglia tradizionale: il padre impegnato professionalmente, la madre a casa ad occuparsi della cura delle figlie e dei figli. Maschera un’ostinazione a riportare il modello di famiglia patriarcale, una sorta di nostalgia del passato, come quando gli allora uomini UDC si opponevano al diritto di voto e di eleggibilità delle donne. Presenta una visione del ruolo della donna che cancella le sue conquiste, la consapevolezza della propria identità costruita attraverso la relazione anche con l’uomo, nel mondo del lavoro, nella società civile e in famiglia.
Sembra che per queste persone via sia una sola e giusta maniera di essere donne, madre, genitore e famiglia.
Fra coloro che sostengono l’iniziativa, c’è chi spinge il pensiero ancora più lontano, accusando le donne e madri lavoratrici, per scelta o per obbligo, di essere la causa del disagio giovanile, del bullismo che affiora fra le pieghe della società. Queste persone, dimostrando superficialità nell’analisi, lanciano le loro frecce contro le madri, dimenticandosi che generalmente vi è anche un padre che dovrebbe condividere le scelte e l’educazione dei propri figli. Tralasciano pure di dire che anche la società può essere causa di devianza, una società che spinge all’individualismo, alla competizione e che veicola modelli di volgarità e violenza.
È risaputo che le famiglie hanno bisogno di essere aiutate altrimenti, con interventi mirati e soprattutto assicurando tutte le strutture di accoglienza per bambine e bambini, ragazze e ragazzi in modo da permettere ai genitori di decidere in modo autonomo.
I pensieri degli iniziativisti palesi o mascherati dalle buone intenzioni di trattamento paritario vanno respinti e invito a dire un «no» deciso all’iniziativa «per un trattamento paritario a favore delle famiglie», definizione ingannevole e soprattutto patriarcale.
Per questi motivi, voterò «no» all’iniziativa UDC.

CdT 9.11.1