Il Congresso: è Igor Righini il nuovo presidente

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Quattro candidati. Quattro profili diversi. Quattro vissuti distinti. Quattro ricche personalità a disposizione del Partito. Per eleggere fra loro il presidente del Partito Socialista si è svolto a Manno, presso la Sala Aragonite, il Congresso. Un Congresso che, per la prima volta in Ticino, in nome della trasparenza e della visibilità, si presenta in streaming e offre a chiunque sia interessato la possibilità di seguire i lavori, la presentazione dei conti, gli interventi dei candidati. Un Congresso dal quale finalmente è emerso il nome del timoniere per i prossimi quattro anni: Igor Righini.

Il Congresso è stato aperto dagli interventi della vicepresidente Gina La Mantia, di Lorenzo Patocchi, capogruppo di Manno Rosso Verde, e Lara Robbiani Tognina, presidente del Consiglio comunale di Manno. Come presidente del giorno è stato scelto Constant Aharh e come membri dell’ufficio di spoglio Giovan Maria Tatarletti, Reto Medici, Damiano Bozzini, Ornella Buletti, Fabrizio Garbani Nerini, Nathalie Tami, Gina La Mantia. Approvata l’adozione del Regolamento del Congresso e dell’Ordine del giorno definitivo, Aharh ha dato la parola a Carlo Lepori, presidente ad interim, Pelin Kandemir Bordoli, capogruppo in Gran Consiglio, Manuele Bertoli, consigliere di Stato, e Marina Carobbio Guscetti, consigliera nazionale e vicepresidente del Partito Socialista Svizzero.

Lepori ha brevemente elencato i successi del Partito nella Legislatura, esposto un quadro della situazione del PS alla luce del risultato non soddisfacente nell’anno elettorale 2015, dal quale sono derivate le dimissioni di Saverio Lurati e la presidenza ad interim dello stesso Lepori.

Pelin Kandemir Bordoli ha rilevato la difficile situazione del Partito, con qualche problema di litigiosità all’interno e di sicuro in un panorama molto fosco all’esterno: tagli alle spese dello Stato e al servizio pubblico. La pianificazione ospedaliera, contro la quale è stato lanciato il referendum, ne è la dimostrazione. Con il Preventivo 2016 e il pacchetto di rientro previsto in primavera si concretizzerà il programma di ridimensionamento dello Stato. In nome di una presunta efficienza e del cosiddetto risanamento dei conti, la Destra e il padronato agiscono per colpire le risorse dello Stato. Il disegno è sempre lo stesso: indebolire lo Stato per colpire i più deboli. Conseguenza: aumenteranno le disuguaglianze sociali e lo sfruttamento dei lavoratori. Il Partito Socialista, conferma Kandemir Bordoli, non collaborerà a una politica che difenderà i privilegi e gli sprechi, a scapito della giustizia, dell’equità, dei diritti, degli interessi dei più deboli.

Manuele Bertoli ha proposto una panoramica dell’azione di governo in una panoramica che in questi anni è cambiata. La nuova Legislatura è iniziata sotto il segno del risanamento finanziario: un discorso che si trascina da sempre. La decisione dell’Assemblea federale di caricare sulle casse dello Stato il sovvenzionamento paritario degli ospedali pubblici e privati ha messo in sofferenza le casse cantonali. Il nuovo pacchetto di risanamento potrebbe rappresentare un momento di rottura. Bertoli è consapevole della presenza di compagni che auspicano una rottura, ma ha ribadito che nell’interesse superiore dei ticinesi sarebbe meglio se il Governo riuscisse a proporre un pacchetto equilibrato, per quanto difficile possa essere arrivare al compromesso. Resta però ancora aperta la questione del reperimento delle risorse per le riforme necessarie al Cantone, questione che nemmeno viene affrontata dal pacchetto di risanamento. Le battaglie sono molte, a vari livelli, e la presenza socialista nelle istituzioni, ai vari livelli, può fare la differenza per difendere chi ha meno possibilità e per modernizzare il Ticino, per tutti e non solo per pochi.

Marina Carobbio Guscetti ha rilevato come il PSS e il Gruppo alle Camere federali abbiano potuto influenzare la politica nel nostro Paese, anche quando il successo non è stato pieno, nei casi per esempio della cassa malati pubblica, delle residenze secondarie, della protezione del territorio, delle retribuzioni abusive. Dopo il 18 ottobre la situazione, con lo spostamento a Destra, è però completamente cambiata. Diventerà perciò necessario ricorrere più spesso agli strumenti della democrazia diretta. Un primo segnale del cambiamento è la decisione, fatta sotto la pressione delle lobby delle casse malati, di porre fine alle possibilità di regolazione dell’apertura degli studi medici. Nello stesso quadro si inserisce anche la pianificazione ospedaliera cantonale, che va a colpire il servizio pubblico, la medicina di qualità, la capillarità della medicina di base. In una Svizzera più spostata verso un capitalismo sfrenato, la nuova Legislatura potrebbe mettere a rischio le conquiste del passato nell’ambito delle assicurazioni sociali, della politica climatica e di quella energetica, della lotta alla precarietà e per un lavoro dignitoso. Di fronte a chi ha l’ardire di insinuare che la Svizzera sta diventando una dittatura, diventa sempre più necessaria rafforzando la cultura dell’informazione e del dibattito politico, difendendo i princìpi dello Stato di diritto e ricostruendo il fronte di Sinistra e delle forze progressiste. Le battaglie del presente, come il rifiuto del raddoppio del S. Gottardo e la richiesta di rafforzamento delle misure contro il dumping salariale e il precariato, sono fondamentali per il futuro. Per questo serve una presidenza del PS in Ticino che sappia ascoltare e dialogare con le altre forze progressiste ma anche con i movimenti e le associazioni sul territorio. Per costruire un’alternativa che metta al centro i bisogni di chi lavora delle famiglie delle donne e degli uomini di questo Cantone.

Dopo l’approvazione per Acclamazione del rapporto di attività quadriennale 2012-2015, Marilena Ranzi-Antognoli ha presentato i conti 2012-2014 del Partito.

È giunto il momento centrale del Congresso: l’elezione del nuovo presidente. Ivo Durisch ha spiegato il ruolo della Direzione e annunciato i nomi dei quattro candidati: Claudio Corti, Carlo Lepori, Igor Righini, Bruno Storni. Che poi si sono presentati e hanno tenuto ciascuno il proprio discorso.

Claudio Corti si è presentato come progressista, impaziente, ottimista e pronto a cambiare il Partito per cambiare la società, ma ha bisogno di persone coraggiose per guardare al futuro e agire in una società che è cambiata e continua a cambiare. Il Partito Socialista deve sfruttare le opportunità offerte da questa crisi e proporsi come eccellenza emblematica dell’eccellenza svizzera. Per questo bisogna ritrovare l’orgoglio e la voglia di fare, uscendo da una normalità durata troppo a lungo. Bisognerà agire anche sulla comunicazione per renderla più moderna e per portare il Partito fra i cittadini. E bisognerà anche riallacciare il dialogo con gli altri partiti e movimenti dell’area progressista. Secondo Corti il PS ce la può e ce la deve fare, mettendoci la testa e il cuore.

Carlo Lepori ha rilevato come il cambiamento di fronte al quale ci troviamo sia un cambiamento verso il peggio. Tuttavia, osservando la realtà nel suo complesso, arrivano anche segnali di ottimismo dalla Grecia, dall’Inghilterra e perfino dagli Stati Uniti, dove persone nuove si fanno portatrici di valori e ideali progressisti. Il Partito Socialista in Ticino deve lavorare in stretta sintonia con il Partito Socialista Svizzero e con gli altri partiti e movimenti del fronte anti-liberista, per reclamare il primato della politica sull’economia, dove l’attività economica è funzionale al bene comune. In Ticino significa impegnarsi in difesa del lavoro, di un’economia giusta e solidale, dell’ambiente, del territorio e della qualità della vita, e infine dello Stato sociale. Il PS dev’essere un partito di governo e di movimento, di visioni e di ideali, organizzato democraticamente con una cultura del dibattito e dell’impegno comune. L’alternativa è fra il socialismo e la barbarie.

Dopo aver presentato sé stesso e le ragioni che lo hanno indotto a candidarsi alla presidenza, Igor Righini ha spiegato di aver recepito la preoccupazione di molte persone per il rilancio di un partito che viene percepito come stanco e lontano dalla base. Fosse eletto, Righini si è detto pronto a riorganizzare il Partito con soluzioni condivise per migliorarne l’efficienza e costruire un rapporto dinamico fra i vertici e la base. L’unità del Partito va rafforzata: serve un PS solidale e compatto, evitando spaccature. Bisogna inoltre rafforzare la presenza sul territorio e le relazioni con altri movimenti e partiti di Sinistra, difendere lo Stato sociale e il servizio pubblico, dare spazio nella società e nel Partito ai giovani e alle donne, prevedendo forme di condivisione del potere per esempio con una copresidenza. È elevata l’attenzione dei media verso il PS, ma proprio per questo è indispensabile non deludere i compagni e la collettività. Il Partito non ha bisogno di personalismi, ma di capacità di conquistare la fiducia delle persone. Una grande idea per risollevare il Partito? Non c’è bisogno di cercarla fuori: sta scritta nella Carta dei valori e nel Programma politico. È il socialismo, necessario, prima che al Partito, a tutta la collettività.

Bruno Storni ha stupito tutto esordendo con il ritiro della propria candidatura in previsione dei grandi impegni nella politica comunale e cantonale: una scelta di responsabilità che però mantiene la disponibilità a collaborare con il futuro presidente.

Nella fase dedicata agli interventi, Giancarlo Nava ha ricordato la necessità di riavvicinarsi alla base, alla cittadinanza, alle esigenze della popolazione. Pepita Vera Conforti ha rilevato l’importanza del ruolo delle donne nel Partito: sono presenti, ma si potrebbe fare di meglio, ripartendo dalla differenza per raggiungere, nel tempo, la parità partecipativa. Mathieu Moggi si è rivolto al futuro presidente per chiedere una maggiore vicinanza alla base e alla gente da parte di un Partito pro positivo, pro ambiente, pro giustizia sociale. Fabrizio Sirica ha espresso l’auspicio di una presidenza indipendente, capace di ascoltare la base e il territorio. Inoltre ha criticato la mancanza di discussione nel Partito, ha criticato la decisione di Bertoli di pubblicare il proprio documento di riflessione e ha invitato il PS a essere meno istituzionale. Cristina Zanini Barzaghi ha portato la propria esperienza di unica municipale di Sinistra in un Municipio di Destra. E ha ribadito che la ricchezza del Partito è la democrazia e il dibattito interno: un patrimonio che il nuovo presidente dovrà preservare facendo lavoro di squadra.

In merito agli Statuti, il Congresso a maggioranza ha deciso di accettare le modifiche proposte dalla Direzione.

Infine l’annuncio dell’esito del voto. 273 schede consegnate, 271 voti, 137 per la maggioranza assoluta. 2 voti a Bruno Storni, 9 a Claudio Corti, 67 a Carlo Lepori e 183 a Igor Righini, che dunque è diventato presidente del Partito Socialista al primo turno.

Infine sono stati eletti i nuovi membri del Comitato cantonale.

E ora si volta pagina e si riparte.


La documentazione e i discorsi (file .zip)


L’album fotografico


Il video di tutto il Congresso: