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Paata – I richiedenti devono essere attivi: è importante per loro, è importante per la società

Paata ha 44 anni ed è responsabile IT.
È arrivato in Svizzera nel 1998, dalla Georgia e ha lo statuto di rifugiato. Nel suo paese è stato perseguito benché fosse innoncente e rischiava più anni di prigione. Appena è arrivato in Ticino, da richiedente da silo, ha chiesto di poter lavorare, facendo qualsiasi cosa. Ha fatto ben 5 anni di programmi occupazionali, formandosi nel frattempo. Ritiene che i rifiugiati e i migranti debbano restare attivi, coi programmi occupazionali, affinché imparino la lingua, conoscano persone e si integrino meglio.

Conosce casi di rifiugiati, dei padri siriani ad esempio, che avevano una buona professione nel loro paese, utile anche nel nostro Paese ma che da anni rimangono rinchiusi in casa, vergognandosene mentre i figli vanno a scuola. Per questo insiste sul fatto che i migranti, i richiedenti d’asilo siano attivi, facciano qualcosa per contribuire alla società dalla quale ricevono, in particolare partecipando ai programmi occupazionali. Lui stesso ha fatto dei programmi occupazionali durante cinque anni. Una sua particolare richiesta è che si consacri più attenzione alle famiglie, in particolare ai bambini. Bambini innoncenti a cui è importante fare sentire che vivono a casa loro e che non soffrano di una situazione della quale non sono per niente responsabili, rendendo più complicata e dolorosa la loro integrazione.